Bassezze

La volta scorsa sembrava essere un capriccio del potente di turno. Un ministro che si lamenta del pasto servitogli a pranzo, denunciando «salame rancido, ananas ingiallito, speck mediocre e pane raffermo». Un giudizio che poteva pure starci e che magari fece in privato ma, per il gioco del telefono, arrivò alle orecchie dei giornalisti e quindi di pubblico dominio. Le reazioni non tardarono ad arrivare, ristoratore incriminato su tutti. Personalmente lo ritenni un episodio che dava colore alla kermesse, anche se un colore un po’ sbiadito.

La storia si ripete oggi. Lo stesso ministro si presenta per firmare un accordo che avvierà un progetto di ricerca nel settore dell’ingegneria dei processi: una collaborazione tra DigitPA – ente responsabile dell’informatizzazione delle pubbliche amministrazione – e università, che ha come obiettivo l’introduzione di personale con qualifiche informatiche nel mondo della PA. Un progetto tutto sommato degno di nota, se si pensa che, in molti casi, i settori informatici delle PA sono in mano a persone che con l’informatica non hanno nulla a che vedere.

Un progetto che genera lavoro, insomma. Un progetto nato da un accordo doveva essere formalmente firmato oggi dal ministro alla Funzione pubblica Renato Brunetta e dall’Università, nella persona del Rettore. Capita che quest’ultimo sia influenzato e che quindi non possa presenziare alla cerimonia. Al suo posto c’è il pro-rettore Roberto Volpe. A causa di questa sostituzione, il ministro si offende e se ne va, senza firmare l’accordo.

Una figura pessima, un atteggiamento provocatorio tanto quanto inutile. Mandare all’aria un progetto per un capriccio del genere non è solo infantile, ma è per di più stupido, se non si è in grado di capirne le conseguenze. Ditemi se è ancora il caso di farsi governare da simili personaggi.

Quanto ti odio

E mi chiedi pure perché?

Preparo per una settimana intera a trascorrere un weekend di ozio e di relax con la tua consorte, dopo 15 giorni di sfrenato lavoro ad un progetto che ti ha tolto l’esistenza. Organizzo un sabato pomeriggio all’insegna dello shopping e del cinema. Vuoi andare a vedere TRON: Legacy. Poi lo shopping prende il sopravvento e decidi di posticipare il cinema al lunedì. La domenica sera controllo se gli orari sono stati confermati.

E cosa leggo. Che solo dopo 2 settimane di proiezione, ti sei concesso il lusso di levare TRON: Legacy dalla programmazione? Per dare due sale a Checco Zalone?

Questo conferma solo una cosa: che quelli del Movieplex si drogano. E pesantemente.

Polaroid GL30, si torna agli anni 80

Leggo su Kineda che Polaroid ha ufficializzato al CES la produzione e il lancio sul mercato di un dispositivo tanto retro quanto affascinante: si tratta della Polaroid GL30, un digital camera che sfrutta la tecnologia ZINK per riprodurre immediatamente.

polaroid_gl30

La nuova Polaroid GL30 darà la possibilità di rivivere uno dei miti anni ‘80 unendo la tecnologia digitale a quella analogica. Si tratta di un dispositivo che cattura immagini su sensore ottico digitale e le stampa immediatamente su ZINK Paper.

La tecnologia ZINK è il fiore all’occhiello di questo prodotto: la ZINK Paper, infatti, è un’innovativo materiale composto da tre sottili strati di cristalli coloranti (ciano, magenta e giallo); il dispositivo che utilizza questo materiale sceglie in rapida sequenza quali cristalli utilizzare. In sostanza, non c’è bisogno di alcuna cartuccia o toner: i colori sono già sul foglio, il dispositivo che lo utilizzerà è il responsabile della selezione dei colori.

Infatti, sarà disponibile già da marzo la Polaroid GL10 (alla modica cifra di 150 dollari), un Instant Mobile Printer che permetterà di stampare foto digitali su fogli ZINK Paper® di grandezza 3″ x 4″, lo stesso formato che utilizzerà la Polaroid GL30.

I prezzi dei supporti di stampa ZINK e della GL30 non sono ancora stati annunciati, ma questo accadrà a breve. Attualmente, un altro dispositivo Polaroid utilizza questi materiali: trattasi della Polaroid PoGo, un Instant Digital Camera – appartenente alla fascia delle compatte digitali – che stampa direttamente le foto su ZINK Paper di dimensione 2″ x 3″. Questi ultimi si vendono in pack da 30 fogli al prezzo di 10 dollari: questo mi fa pensare che i futuri fogli da 3″ x 4″ (presumibilmente in confezioni da 30) non possano costare più di 20 dollari.

Ciò che mi incuriosisce è il prezzo della Polaroid GL30: quando ero poco meno che adolescente, ho sempre sognato di avere una Polaroid; la GL30 potrebbe finalmente avverare questo sogno anche se, lo so benissimo, non sarà la stessa cosa.

Fastweb TV, l’addio

Tre anni fa scrivevo dell’offerta televisiva di Fastweb. Premetto che il servizio voce e Internet sono veramente imparagonabili per qualità e sono soprattutto molto affini alle mie esigenze.

Sono passati tre anni da quel post e il servizio è mutato in molte parti: in particolar modo, la TV di Fastweb ha perso caratteristiche molto apprezzate, almeno da me. Andiamo con ordine.

Il primo sintomo è stato il progressivo aumento dei prezzi dei contenuti a pagamento pay-per-view. Inevitabile e prevedibile, direi. Però, così come non sono disposto a pagare 8 euro per una partita con Mediaset e affini, non lo sono anche con Fastweb. Conveniente era acquistare l’intero weekend calcistico, cosa che avveniva saltuariamente: capita di rado, infatti, che il campionato di calcio fornisca una giornata ad alto tasso spettacolare; è successo veramente poche volte che, tra anticipi, partite delle 15 di domenica e posticipo, ci fosse un insieme di partite interessanti. Spendere 12 euro per una giornata che meritava, una volta ogni 4-5 mesi, non pesava affatto.
Mesi fa, purtroppo, tolsero la possibilità di acquistare l’intero weekend sportivo, riducendo i contenuti a quelli domenicali, posticipo compreso. Di recente, hanno fatto scomparire anche questa possibilità, rendendo disponibili le sole partite, selezionabili solo singolarmente (a quasi 10 euro).

Un altro punto a sfavore è di tipo tecnico. Da quando è nato il consorzio Tivù, i canali Rai e Mediaset sono disponibili solo su segnale digitale terrestre. Il decoder Fastweb dispone di ricevitore DVB, quindi è sufficiente connettervi l’antenna del televisore: una regressione ad una tecnologia vecchia, dettata da scelte che Fastweb ha dovuto subire, che è stata anch’essa inevitabile, dato il trend nazionale (e gli interessi economici coinvolti, ma questo è un altro discorso).

Tutto questo, al costo di 14 euro al mese, 28 euro a bolletta. Avendo perso ogni attrattiva nei confronti di questo servizio, e non potendo sottrarmi alle leggi del digitale terrestre, dovrò dire addio alla Fastweb TV e passare a soluzioni alternative e, soprattutto, più economiche.

Avevo in mente di acquistare un decoder DVB economico, possibilmente con lettore smart-card e porta USB. Qualsiasi suggerimento è ben accetto, anche per soluzioni diametralmente opposte e più convenienti.

E’ un paese per vecchi

Dal quarantaquattresimo rapporto del Censis sulla situazione sociale italiana:

[...]La crisi sembra avere prodotto i suoi perversi effetti su una sola componente del mercato del lavoro, quella giovanile: nel 2009, tra gli occupati di 15-34 anni si sono persi circa 485.000 posti di lavoro (-6,8%) e nei primi due trimestri del 2010 se ne sono bruciati quasi altri 400.000 (-5,9%). Di contro, se si esclude la fascia immediatamente successiva, dei 35-44enni, dove pure si è registrato un decremento del livello di occupazione (-1,1% tra il 2008 e il 2009 e -0,7% nel 2010), in tutti gli altri segmenti generazionali, non solo l’occupazione ha tenuto, ma è risultata addirittura in crescita: è aumentata di 85.000 unita’ tra i 45-54enni (+1,4% tra il 2008 e il 2009) e di più di 100.000 tra gli over 55 (+3,7%). E i primi segnali relativi al 2010 (+2,4% per i primi, +3,6% per i secondi) sembrano andare nella stessa direzione. [...]

E, come se non bastasse:

Tra le ragioni che hanno visto cosi penalizzata la componente giovanile del lavoro, oltre al maggiore coinvolgimento nei fenomeni di flessibilita’ (tra il 2008 e il 2009, a fronte della sostanziale tenuta del lavoro a tempo indeterminato, si e’ avuta una fortissima contrazione sia del lavoro a progetto del 14,9%, che del lavoro temporaneo del 7,3%), non va trascurata la crescente inadeguatezza del sistema formativo nel produrre le competenze che servono davvero alle imprese e nel formare i giovani al lavoro. A fronte di una domanda che riflette le esigenze specifiche del sistema produttivo, l’offerta rischia di risultare poco rispondente. In pochissimi casi i giovani che si presentano sul mercato del lavoro possono vantare un’esperienza lavorativa alle spalle: tra quanti hanno 15-19 anni ha seguito nel corso degli studi un programma di formazione-lavoro il 12,3% e svolto un lavoro retribuito il 3,5%. Migliora un po’ la situazione nella fascia d’eta’ successiva, tra i 20 e i 24 anni, dove la percentuale sale al 37,2%.

Vi è poi una quota ancora estremamente ampia di giovani che si presenta sul mercato senza un bagaglio di competenze e conoscenze specifiche: tra i giovani fino a 35 anni che ricercano un lavoro ben il 37% possiede al massimo il titolo di scuola media; la maggioranza ha un diploma o una qualifica professionale (rispettivamente il 43,1% e il 6,2%) e “solo” il 13,8% e’ laureato. Infine l’offerta formativa risulta solo in parte adeguata a soddisfare i fabbisogni delle aziende, considerato che nel 26,7% dei casi queste incontrano difficoltà a recuperare le competenze tecnico-professionali di cui hanno bisogno per il ridotto numero di candidati o per la mancanza di preparazione degli aspiranti. (fonte)

Credo che non ci sia da aggiungere altro.

I win

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Dov’è il tuo dio, adesso?

Genova di notte. Buio pesto.

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Da oggi posso ritenermi uno dei 100 fortunati a possedere il primo – e spero non unico – libro di Ermes Palinsesto, autografato da lui in persona. Già me lo immagino mentre si introduce furtivamente di soppiatto nella tipografia della casa editrice e, fugacemente, pone la sua preziosa firma su quelle copie. Che onore.

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