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	<title>Café Moroe</title>
	
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	<description>Nowhere else but here.</description>
	<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 13:01:45 +0000</pubDate>
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		<title>Legittima egìda. Pardon, ègida.</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 12:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conati di vomito]]></category>

		<category><![CDATA[Coppito Airlines]]></category>

		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Politically Correct]]></category>

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		<description><![CDATA[Due leggi, una protesta e un governo che odia il dissenso. Al punto tale da minacciare repressioni con le forze dell'ordine. E una proposta che dovrebbe far riflettere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La legge della natura ci insegna che, se un essere vivente viene attaccato in maniera del tutto arbitraria, questo ha il sacrosanto diritto di difendersi con ogni mezzo a sua disposizione. Nella savana si corre, nella giungla ci si arrampica sugli alberi, nel corpo a corpo ogni mezzo è lecito.<br />
Nella società umana, quella composta dagli animali più evoluti, la cosa è un tantino diversa. Gli umani hanno affermato che se qualcuno cerca di ucciderli, di far loro del male, questi hanno il sacrosanto diritto di difendersi. Si chiama <strong>legittima difesa</strong>.<br />
Quando l&#8217;attacco arriva in forma meno becera e sanguinosa, l&#8217;etica e la civiltà umane ci insegnano che esistono mezzi civilmente più evoluti. Si chiamano manifestazioni, cortei, iniziative di protesta.<br />
Qualunque sia il loro nome, hanno tutte un obiettivo comune: <strong>difendere</strong>. Difendere un diritto negato, difendere il futuro di un&#8217;intera generazione, difendere il proprio posto di lavoro. Difendere.<br />
Ciò che nelle scuole e negli atenei italiani sta avvenendo in questi giorni, altro non è che una legittima difesa dagli attacchi del Governo. Attacchi molteplici, che giungono da ogni parte e in ogni modo e che hanno tutti un obiettivo preciso.</p>
<h3>LA CAUSA</h3>
<p>Gli studenti italiani si stanno difendendo da due leggi (l&#8217;ex dl 137 e la legge 133, meglio conosciuta come finanziaria) che mettono impropriamente ed arbitrariamente le mani sul loro futuro.<br />
Si è parlato della <strong>necessità di una riforma</strong>, una necessità che si avverte anche frequentando l&#8217;ambiente scolastico-universitario. E si è deciso autonomamente, senza tener conto delle parti in gioco, che a questa necessità si risponda in un&#8217;unica via, imponendo una soluzione deleteria che non avrà altro esito se non peggiorare la situazione. <strong>8 miliardi</strong> in meno per la scuola, <strong>1 miliardo e mezzo</strong> in meno per l&#8217;università. <strong>87 mila posti di lavoro</strong> in meno per la scuola, la possibilità di privatizzazione degli atenei italiani.<br />
Si è già detto che maestro unico e grembiule altro non sono che specchi per allodole. Si è già detto che le classi d&#8217;inserimento sono mezzi d&#8217;integrazione già adottate anche all&#8217;estero: curioso è il paragone con le nazioni d&#8217;oltralpe, paragone che in questa occasione è comodo e funzionale, non come in molte altre circostanze. Ma questa è un&#8217;altra storia.<br />
Non si è parlato delle 87 mila famiglie alle quali si è recato un danno irreversibile, non si è parlato del vero vantaggio - ahimè, inesistente - che gli studenti potranno trarre da questa riforma. Non si è parlato della condizione già gravosa in cui versano gli atenei italiani. Non si è parlato degli 1,5 miliardi di euro tolti all&#8217;università italiana e, qualche articolo prima nella finanziaria, consegnati al finanziamento dell&#8217;<strong>Expo 2015</strong>. Ciò che rabbrividisce, però, è che non sono stati interpellati i principali attori coinvolti in questa riforma. Già immagino la Gelmini, seduta alla scrivania a fare i compiti, intenta a compilare una legge che va al di là dei suoi ideali - Obama è tutt&#8217;altra cosa, Maria Stè -, senza interpellare rappresentanze studentesche, docenti, ricercatori, amministrazioni e quant&#8217;altro di interpellabile in un paese democratico, almeno a parole.<br />
Il problema fondamentale è proprio questo: <strong>la riforma è stata imposta</strong>, non concordata né discussa. L&#8217;unica occasione nella quale ci si è &#8220;abbassati&#8221; a discutere con le parti è stata utile soltanto a ribadire la propria posizione, senza alcun margine di confronto. E certa gente parla di democrazia e libertà.<br />
Non si è parlato di una riforma mascherata da legge finanziaria, che alcuni si ostinano ancora a non definire una vera e propria riforma. Il peggior colpo di spada inferto dal Governo nell&#8217;attacco al sistema d&#8217;istruzione italiano arriva proprio da qui. Un trabocchetto del tutto invidiabile dal punto di vista della furbizia di chi l&#8217;ha scritto. Bruciare 1,5 miliardi dal Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) si traduce in ridurre i finanziamenti pubblici alle Università italiane. Queste ultime possono difendersi soltanto in due modi: aumentando le tasse, rendendo più precario l&#8217;accesso agli atenei, o rivolgendosi ai privati, trasformandosi dapprima in fondazioni di diritto privato, sostanzialmente privatizzando l&#8217;Università e quindi negando in gran parte il diritto allo studio conquistato con tanta fatica da 40 anni a questa parte.<br />
Un sistema funzionante ma in evidente difficoltà dovrebbe essere incentivato ed aiutato: gli articoli 16 e 66 della legge 133 rappresentano, invece, un vero e proprio <strong>colpo di grazia</strong>.</p>
<h3>IL FATTO</h3>
<p>Non potendo discutere con il principale interlocutore - il Governo - la gente si è riversata nelle strade e nelle piazze, negli atenei e nelle scuole a manifestare legittimamente il proprio dissenso, la propria posizione - opposta - rispetto a queste riforme. Gli studenti discutono in assemblee, organizzano cortei, si mobilitano per difendere ciò che hanno di più caro: <strong>il proprio futuro</strong>. Sessanta mila lungo le strade di Firenze, duecento mila a Roma, migliaia in varie città sparse per tutta la penisola. Il loro senso critico si è risvegliato, all&#8217;improvviso, da un irresponsabile sonno latente. E&#8217; giunta l&#8217;ora di smettere di scherzare e passare ai fatti.<br />
A <strong>Roma</strong> come a <strong>Firenze</strong>, gli studenti hanno occupato civilmente gli atenei, a braccetto con il corpo docente, organizzando anche lezioni in piazza. A <strong>Palermo</strong> gli studenti hanno fatto sentire la loro voce con un&#8217;assemblea alla quale hanno partecipato migliaia di persone. A <strong>L&#8217;Aquila</strong>, cinquemila persone hanno sfilato sotto la pioggia, alle sei di sera, il pomeriggio di un giovedì universitario: hanno preferito manifestare legittimamente il proprio dissenso, piuttosto che fare l&#8217;abituale aperitivo, piuttosto che organizzare cene e feste come d&#8217;abitudine, piuttosto che cazzeggiare come il giovedì universitario aquilano impone. A <strong>Pisa</strong> anche la sofisticata Normale si ribella a questo attacco: mi rimarrà impresso nella memoria in eterno quello striscione che dice: <strong>&#8220;Un paese vale tanto quanto quello che ricerca&#8221;</strong>. E poi tutte le scuole, occupate o no, dove gli studenti accrescono la proprio cultura non solo sui banchi, ma anche in assemblee e manifestazioni. Certo, il caso delle superiori è un po&#8217; meno &#8220;maturo&#8221;, una buona fetta degli studenti approfittano della situazione per andare in vacanza anticipatamente. Una gran parte, però, è lì ad urlare contro un Governo che li ignora e che, però, dice di lavorare per loro. Senza loro. Questa sì che è democrazia.</p>
<h3>LA CONSEGUENZA</h3>
<p>In un paese dove il 70% dei mezzi d&#8217;informazione sono controllate - direttamente o indirettamente - dal Presidente del Consiglio, certa stampa fa di tutto per screditare la protesta e punta a criminalizzare i manifestanti, grazie all&#8217;equivalente comportamento del Governo stesso. Il sistema istruzione italiano è in difficoltà? Il Governo taglia i fondi e manda a casa decine di migliaia di persone. Studenti e docenti manifestano legittimamente il proprio dissenso e cercano il dialogo? Il ministro Gelmini apre un tavolo dove la trattativa è pura utopia, con un <i>no</i> in partenza grosso come una casa. Studenti e docenti scendono in piazza, organizzano cortei, manifestazioni e assemblee negli atenei? Berlusconi minaccia di mandare le forze dell&#8217;ordine all&#8217;interno degli atenei, seguito dal ministro Maroni che parla di denunce a chi occupa le scuole. Studenti e docenti affermano di voler manifestare pacificamente e civilmente il proprio punto di vista? Un ex Presidente della Repubblica divorato dall&#8217;andropausa come Cossiga consiglia di infiltrare i veri facironosi in modo da reprimere violentemente chi manifesta civilmente. Detto, fatto: a piazza Navona imbecilli di Blocco Studentesco attaccano - secondo la Digos, non solo secondo me - studenti liceali per lo più minorenni con spranghe ornate dal tricolore, coperti da caschi e armati fino ai denti, con un arsenale portato comodamente in giro con un camioncino. E qui, a L&#8217;Aquila, un Fiorino con solo il sound system al suo interno è stato perlustrato dalle forze dell&#8217;ordine da cima a fondo. Persino i cellulari sono stati controllati.<br />
Dov&#8217;è la democrazia?</p>
<h3>LE OPINIONI</h3>
<p>Le opinioni dei diretti interessati sono fondamentali in questo periodo. Facciamoci sentire, sempre. E che questa occasione insegni a tutti coloro che fino ad oggi dormivano in un sonno catodico - o che, ahimè, dormono ancora - che la loro opinione è fondamentale in ogni occasione, non solo quando questa è espressa su qualcosa che li riguarda in prima persona. Il Governo sta cercando di screditare non solo la protesta ma anche l&#8217;opinione pubblica. Prova a zittire le voci che provengono dal pubblico, negando il dissenso e parlando, al contempo, di democrazia. L&#8217;ignoranza genera latenza di opinione. E questo fa comodo ad un Governo come il nostro, che fonda la propria potenza proprio sull&#8217;ignoranza. Ignoranza non vuol dire <i>non sapere</i>, vuol dire <i>non voler sapere</i>.<br />
Come si diceva in <i>V for Vendetta</i> &#8220;Non devono essere i popoli ad aver paura dei governi, ma i governi ad aver paura dei popoli&#8221;.<br />
Svegliatevi, italiani. La favola di questo governo non è a lieto fine. Siamo ancora in tempo per cambiare le cose. <strong>Facciamoci sentire. Sempre.</strong></p>
<p>P.S.: leggete i post pubblicati su <em>Ciccsoft</em> (<a href="http://www.ciccsoft.com/2008/10/25/mentre-muore-luniversita-e-la-scuola-italiana/">1</a>, <a href="http://www.ciccsoft.com/2008/10/27/mentre-muore-luniversita-e-la-scuola-italiana-2/">2</a>, <a href="http://www.ciccsoft.com/2008/10/27/mentre-muore-luniversita-e-la-scuola-italiana-3/">3</a> e <a href="http://www.ciccsoft.com/2008/10/27/mentre-muore-luniversita-e-la-scuola-italiana-4/">4</a>), un&#8217;introspettiva interessante sulla protesta e sui chi la porta avanti e chi no.</p>
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		<title>La storia infinita</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 14:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Conati di vomito]]></category>

		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la legge di Murphy, se qualcosa può andare storto, andrà storto. Soprattutto se di mezzo ci sono YouTube, Il Messaggero e la Polizia Postale. E un team del quale non sospettavi l'esistenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima me l&#8217;hanno preso come un video di <strong>corse clandestine</strong>.<br />
Quando scoppiò il caso del ragazzo autistico picchiato a Torino da un branco di idioti, una giornalista dall&#8217;incommensurabile ambizione non voleva essere da meno e creò il caso attorno al video di un gruppetto di ragazzi che fa alcune derapate in una landa desolata dimenticata anche da Dio della periferia pescarese.<br />
Ne conseguirono un articolo in prima pagina sull&#8217;edizione abruzzese de Il Messaggero e un&#8217;indagine - archiviata? - della Polstrada. Per <strong>corse clandestine</strong>.<br />
Ammetto l&#8217;ingenuità della cosa e forse anche la pericolosità, ma da qui a parlare di corse clandestine mi sembrò - e mi sembra tutt&#8217;ora - abbastanza assurdo. Così come assurda mi sembrò l&#8217;ora che spesi all&#8217;interno della Questura a dire che era la bravata di 2-3 ragazzuoli che volevano semplicemente fare una parodia di un <a href="http://www.imdb.com/title/tt0463985/">film dal gusto decisamente discutibile</a>, uscito 1 mese prima.<br />
Avrei voluto fare a meno di parlare di questo video, dato che di guai me ne ha recati un bel po&#8217;. Poi, però, arriva il famigerato <strong>team del programma Identificazione contenuti di YouTube</strong> (?), che scrive:</p>
<blockquote><p>Un proprietario di copyright ha rivendicato la proprietà di alcuni o tutti i contenuti audio nel tuo video Sambuceto Drift. Il contenuto audio identificato nel tuo video è <a href="http://www.lastfm.it/music/Teriyaki+Boyz/_/Tokyo+Drift">Tokyo Drift di Teriyaki Boyz</a>. Siamo spiacenti di informarti che la riproduzione del tuo video è stata bloccata a causa di un problema di diritti musicali.</p></blockquote>
<p>Poi mi suggeriscono di approfittare di AudioSwap. No, grazie. Elimino direttamente il video e chi s&#8217;è visto, s&#8217;è visto.<br />
In sostanza, ragazzi, se qualcosa puzza prima ancora di farla, evitate di farla. <strong>Lesson learned</strong>.</p>
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		<title>Memorandum pro Facebook</title>
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		<comments>http://www.pablomoroe.com/blog/2008/10/05/memorandum-pro-facebook/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 13:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Personal]]></category>

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		<description><![CDATA[Il più famoso social network sulla Rete mi ha messo di nuovo in contatto con gente che non vedo da tempo. Alla quale devo raccontare cos'è successo in 10 anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Premessa</h3>
<p>Si discuteva giorni fa della nuova versione di Facebook e dell&#8217;ondata di nuovi utenti che questa ha comportato. Come scriveva giustamente <a href="http://www.axellweb.com/2008/09/06/londa-di-facebook/">Axell</a>, Facebook è finalmente arrivato alla gente, è arrivato nel <em>mainstream</em> come direbbero i più fighi.<br />
Oltre alle centinaia di funzionalità e all&#8217;evidente ricchezza tecnica di tale social network, Facebook ha una caratteristica intrinseca che è riuscito ad implementare nel migliore dei modi: mettere in contatto utenti che si erano persi di vista da anni, se non decenni.<br />
Se siete utenti Facebook, sapete di cosa sto parlando e, nella quasi totalità dei casi, avete vissuto in prima persona tale esperienza, sia direttamente che indirettamente. Quanti di voi non hanno mai osato cercare il vecchio compagno di banco delle medie? Quanti di voi non hanno ricevuto richieste d&#8217;amicizia da persone che pensavate essere partite per la Patagonia, quando invece sono più vicine di quanto possiate pensare?<br />
Facebook ha questo grande merito: <strong>azzera le distanze</strong>.<br />
E scopro così che <strong>Marco</strong> è in procinto di laurearsi in Informatica a Milano, che <strong>Pierluigi</strong> si è laureato in Medicina (era il migliore, non poteva andare diversamente), che <strong>Ettore</strong> ha aumentato esponenzialmente il proprio tasso di pazzia (guai a lui se non fosse così). E potrei andare avanti ancora per molto.</p>
<h3>Retrolampo*</h3>
<p>Questo post è quindi dedicato a loro, a tutte quelle persone che ho avuto modo di risentire dopo un decennio e che chiedono cosa sia successo in questi anni.<br />
Ovviamente, raccontare il tutto a tutti ogni volta sarebbe deleterio, perciò un bel riassuntino <em>velòsc velòsc</em>, da dove tutti possano attingere, non è male.<br />
Comincerei da dove ci siamo lasciati (con la maggior parte di voi), dal <strong>1997</strong>, quando sono iniziati quei cinque anni di leva obbligatoria più comunemente chiamati scuole superiori. Son passato dalle bellezze della Pascoli (e i posteri mi danno ragione) agli indimenticabili brutti ceffi dell&#8217;ITIS Volta di Montesilvano. Cinque anni che però non potrò mai né dimenticare né tanto meno rinnegare, anche se per vedere una donzella dovevi per forza fare il sacrificio di filonare e andare 2 chilometri più a nord, dove il commerciale offriva un certo tipo di qualità (nonostante, dal quel maschissimo ITIS, sia uscita una delle più belle ragazze che io conosca).<br />
Terminata l&#8217;avventura tra le mura di carton gesso di via Verrotti, si è partiti prima per <strong>Ibiza</strong> - dove il <strong>33%</strong> delle mie cellule cerebrali sono rimaste sul comodino della stanza 11 del San Antonio Hotel - poi per Bologna - dove un altro <strong>33%</strong> di cellule cerebrali sono andate via tra piazza Verdi, via Stalingrado, porta Saragozza et similia. Avevo iniziato con Ingegneria Informatica, ma <em>Bologna l&#8217;è Bologna</em>. In compenso, ho stretto amicizia con persone fastastiche (<a href="http://onasumiyasai.blogspot.com/">Daniel</a> su tutte) e persone meno fantastiche.<br />
A malincuore, torno nell&#8217;Abruzzo forte e gentile, e con lo stesso fare forte e gentile inizio il primo anno di Informatica a L&#8217;Aquila. Quel malincuore farà presto a scomparire e <a href="http://picasaweb.google.it/paolo.bozzelli/SupertuzzyDegree#5055800456896904242">i motivi</a> ce li ho davanti tutti i giorni, motivi che collaborano a sbriciolare anche l&#8217;ultimo <strong>33%</strong> di materia cerebrale rimasta. Il primo anno, però, è stata davvero dura: come pena capitale per il mio esiguo sforzo didattico bolognese, un anno da pendolare non me l&#8217;ha tolto nessuno. E via ogni mattina alle 6,30 con <strong>mamma ARPA</strong> da Pescara a L&#8217;Aquila, <em>avandendrè</em>. Finché, l&#8217;anno dopo, non è salita pure mia sorella a L&#8217;Aquila ed ho preso casa in pianta stabile.<br />
Poi è arrivata l&#8217;<a href="http://www.uduaq.org/07/">Udu</a> e <a href="http://picasaweb.google.it/paolo.bozzelli/AperitivoUduScienzeMMFFNN#5076258032149004882">tutto</a>-<a href="http://www.flickr.com/photos/pablomoroe/2058824535/">quello</a>-<a href="http://www.flickr.com/photos/pablomoroe/1524721810/">che</a>-<a href="http://www.flickr.com/photos/pablomoroe/2459669912/">comporta</a>. La mia immancabile voglia di fare qualcosa per ciò che mi circonda mi ha fatto buttare a capofitto in un&#8217;avventura della quale, oggi come oggi, non potrei fare a meno. Certo, comporta fatica, quindi tempo speso, ma speso più che bene. Ogni giorno lo passo a metà tra i libri e la trincea, ma è una responsabilità che ho scelto di prendermi poiché mi ritengo all&#8217;altezza della situazione. Spero solo di poter continuare a dimostrarlo.<br />
Da questa avventura, che purtroppo un giorno finirà, ne è nata un&#8217;altra, che voglio non finisca mai, ed è lei: <a href="http://picasaweb.google.it/paolo.bozzelli/Pasquetta2008#5181429597245481570">Elena</a>. Un burbero, riservato e folle come me che si scioglie davanti ad un concentrato di amore e, <em>digiamolo</em>, follia. Non potrebbe essere altrimenti, conoscendo il sottoscritto.</p>
<h3>E adesso?</h3>
<p>Si sta per concludere il primo giro di boa: se nulla s&#8217;interpone, a marzo sentirò il <strong>profumo di alloro</strong> sopra la testa. Ma sarà solo l&#8217;inizio, perché poi, come ho detto nel <a href="http://www.pablomoroe.com/blog/2008/10/01/hanno-ammazzato-pablo-pablo-e-vivo/">post precedente</a>, la strada è ancora in salita.<br />
Potrà mai spaventarmi una strada così ripida dopo aver fatto <a href="http://maps.google.com/maps?f=d&#038;saddr=Citt%C3%A0+Sant%27Angelo&#038;daddr=Santuario+San+Gabriele&#038;hl=it&#038;geocode=&#038;mra=ls&#038;dirflg=w&#038;sll=42.57711,13.897095&#038;sspn=0.326124,0.617981&#038;ie=UTF8&#038;ll=42.518675,13.860626&#038;spn=0.326431,0.617981&#038;t=h&#038;z=11">60 km a piedi</a> (sì, nel frattempo m&#8217;è venuta voglia di camminare)?</p>
<p><small>*: [<a href="http://www.imdb.com/title/tt0888496/">cit.</a>]</small></p>
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		<title>Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 17:19:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Personal]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì, lo so, ogni tanto sparisco. Questa volta, però, ho una giustificazione che potrei far durare fino ad agosto 2009. Perché? Scopritelo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><center><object width="400" height="225"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=1842767&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=1842767&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="225"></embed></object></center><br />
Come potete capire dal video qui sopra, non tutto va come dovrebbe andare, ma ci stiamo lavorando parecchio.<br />
Non so quanti di voi abbiano sentito la mancanza, questo lo lascerò giudicare alla quantità di commenti che otterrà questo post. Quello che so per certo è che l&#8217;anno accademico alle porte si prospetta più duro del previsto. Sarà un&#8217;impresa riuscire a portare al termine tutto, se non a <em>fare</em> tutto.<br />
Il sottoscritto dovrà:</p>
<ul>
<li><strong>laurearsi</strong> entro il 26 marzo 2009, con una tesi abbastanza dura;</li>
<li>ottenere la certificazione <strong>TOEFL</strong> entro metà agosto 2009 (per il quale è previsto un corso intensivo che va a toccare metà sessione di esami di luglio);</li>
<li>seguire i <strong>corsi</strong> della specialistica;</li>
<li>quindi, fare almeno il <strong>75%</strong> degli esami della specialistica.</li>
</ul>
<p>A tutto questo aggiungete una buona dose di attivismo studentesco con l&#8217;<strong>Udu</strong> e tutto ciò che questo comporta. E, sopra di ogni cosa elencata, <a href="http://picasaweb.google.it/paolo.bozzelli/Magnalonga2008#5233284751960648450">lei</a> e <a href="http://picasaweb.google.it/paolo.bozzelli/SupertuzzyDegree#5055800401062329298">loro</a>.<br />
Negli scorci di tempo, vorrei anche portare avanti la mia seppur modesta attività di <strong>blogger</strong>. E, quando possibile, <strong>respirare</strong>.<br />
Come direbbe mio padre in questi casi, <em>voglio morire ma non ho tempo</em>.</p>
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		<title>Prendila di petto</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 13:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Personal]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa può succedere una tranquilla domenica di fine estate in un tranquillo paesino di montagna qual è Roio. Garantiti colpi di scena. Attenzione: post lungo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><strong>Piccola premessa</strong>: questo è un post abbastanza <strong>lungo</strong>, trattasi della cronaca di due giorni piuttosto intensi. Quindi, se siete come Emiliano, prendetevi quei 15-20 minuti di break dal lavoro e buona lettura.</small></p>
<h3>Il ritorno</h3>
<p>Sabato pomeriggio è il giorno in cui io e la <a href="http://faccinafelice.tumblr.com/">mia dolce metà</a> ci riuniamo in quel di L&#8217;Aquila, dopo un&#8217;estate passata con 20-25 chilometri a separarci. Anche se i chilometri sono pochi e quest&#8217;estate abbiamo avuto più di un&#8217;occasione per vederci, la quotidianità di L&#8217;Aquila ci mancava parecchio. Vedersi tutti i giorni (o quasi) non è come vedersi una volta a settimana (o meno).<br />
Verso le sei di sera la raggiungo nella sua nuova dimora, a <strong>Roio Poggio</strong>. E&#8217; abbastanza nascosta dal caos cittadino, una bella casa dove poter passare delle ore insieme senza alcun tipo di disturbo (vuoi per studiare, vuoi per rilassarsi, vuoi per altro).<br />
In vista di esami per entrambi, un piccolo periodo di relax, prima di dar vita allo stress che durerà un mese, sembra essere la ricetta giusta per iniziare il nuovo anno accademico.<br />
Un pollo arrosto, dei pomodori e tante coccole sono il preludio ad una notte calma e tranquilla e ad una domenica nella quale possiamo pensare esclusivamente a noi due.<br />
O almeno è quello che speravamo.</p>
<h3>L&#8217;improvviso risveglio</h3>
<p>Il caldo notturno ha disturbato il nostro sonno come meglio poteva, ma non ci siamo fermati davanti alla temperatura elevata. Il letto è largo una piazza e mezza e sembra contenermi senza problemi.<br />
Alle sei del mattino, il <strong>fattaccio</strong>.<br />
Mi sveglio di sobbalzo. Ho il petto trafitto da un dolore lancinante, come se sopra avessi avuto tutti gli elefanti del circo Orfei. Faticavo a respirare, anzi mi era quasi impossibile. Comincio a girarmi nel letto, da una parte e dall&#8217;altra. Niente: peggiora. Mi siedo sul letto, nel tentativo di calmarlo. Niente: stabile.<br />
Nel frattempo Elena si sveglia e mi vede con una mano sul petto. Sbianca.<br />
«Tutto bene, amore?»<br />
«Non tanto, ho un dolore fortissimo al petto.»<br />
Sono sudato. Tanto sudato. Elena corre in bagno a prendermi l&#8217;accappatoio per coprirmi ed evitare di peggiorare le cose. A stento riesco ad alzarmi e vado verso di lei. Infilo l&#8217;accappatoio, sembro uno di quei maniaci esibizionisti, ma sti gran cazzi.<br />
Scendo nel salottino al piano inferiore, Elena mi porta un bicchiere d&#8217;acqua. Gli elefanti sul mio petto non vogliono saperne di andar via. La faccenda improvvisamente si complica. Anche sul braccio sinistro cominciano a salire gli elefanti. Formicolio a pelle, dolore forte dall&#8217;interno.<br />
Elena chiama il <strong>118</strong>. Comincia così il trambusto di una giornata che difficilmente dimenticheremo. Gli dicono di chiamare la guardia medica, a pagamento. <strong>37 centesimi</strong> potrebbero non bastare, quasi neanche per farsi dire di richiamare il 118. Che ci comunica che non può arrivare dove abita Elena, ma che ci dobbiamo fare 500 metri a piedi.<br />
In salita, per giunta.</p>
<h3>La piazza di Roio Poggio</h3>
<p>Arriviamo in piazza, il luogo più vicino dove il 118 ha detto di poter arrivare. Sì perché di farsi 500 metri in discesa - che per me erano in salita - non se la sono sentita. La piazza è deserta. A malapena scorgiamo una signora anziana ricurva ad annaffiare i suoi fiori sul balcone.<br />
Dopo un ulteriore quarto d&#8217;ora d&#8217;attesa, si fa viva l&#8217;autoambulanza della Croce Rossa. Sono in tre lì davanti. L&#8217;<strong>autista</strong>, l&#8217;<strong>infermiere</strong> ed il <strong>medico</strong>. Scoprirò solo dopo che quello che apre il finestrino è il medico, che mi chiede con aria contrariata:<br />
<strong>«Scusate ma non potevate chiamare un taxi?»</strong><br />
Aspetta, aspetta. Cosa? Un <strong>taxi</strong>? Secondo lui, se mi sento male e sto per crepare dovrei chiamare un <strong>taxi</strong>? La sua fortuna è in due cose: la prima, che stavo effettivamente male ed ero abbastanza vulnerabile; la seconda è che non ho avuto l&#8217;accortezza di leggergli il cartellino, altrimenti già sapreste il suo <strong>nome</strong> ed il suo <strong>cognome</strong>, non mi frega un cazzo delle querele.<br />
Come se non bastasse, la seconda cosa che tiene a precisare il grande luminare è che Elena non può salire sull&#8217;autoambulanza.<br />
<strong>«No, tu non sali. Devi rimanere qui.»</strong><br />
Cristo santo, ora le viene un colpo pure a lei, quanto meno un minimo di educazione non guasterebbe. L&#8217;autista nel frattempo scende e va a tranquillizzare Elena, dicendole anche che <em>«siamo capitati male, che lui è sempre così, così burbero»</em>.<br />
So soltanto che, a parti invertite tra me e Elena, quello che avrebbe avuto bisogno del taxi - e non il 118, eh - sarebbe stato il medico.<br />
Elena cerca di trovare quindi un passaggio, mentre l&#8217;autoambulanza mi porta all&#8217;ospedale, lasciandola sola e impaurita nella piazza più desolata del centro Italia.</p>
<h3>Il pronto soccorso</h3>
<p>Arrivo e, fortunatamente, incontro persone più cordiali del medico di cui sopra, il quale non perdeva l&#8217;occasione per farsi lo splendido con le infermiere. Una di loro si avvicina e mi perfora il braccio destro, prima per i prelievi per le <strong>analisi</strong>, poi per la <strong>flebo fisiologica</strong>. Mi dicono che faranno tutti gli accertamenti. Mi chiedono cosa ho avuto e come è andata. Mi mettono su di una sedia a rotelle e mi portano in cardiologia.<br />
La dottoressa è gentilissima, comincia anche a farsi un po&#8217; di fatti miei, ma ci può, anzi ci deve stare. Mi dà una lezione lampo su come funziona l&#8217;aggeggio dal quale uscirà il mio ecocardiogramma. Dopo aver accuratamente fatto il suo dovere, mi assicura che è tutto regolare e che il lieve sospetto di <strong>pericardia</strong> è svanito.<br />
Un&#8217;infermiera mi comunica che la sosta in cardiologia è terminata, prossima tappa: <strong>radiologia</strong>.</p>
<h3>L&#8217;ascensore</h3>
<p>Avevo mille domande che mi frullavano nel cervello, segno che non avevo nulla di rotto e che tutto procedeva per il verso giusto. Due domande, però, mi assillavano prepotentemente e dentro l&#8217;ascensore che mi stava portando al piano terra c&#8217;eravamo solo io e l&#8217;infermiera.<br />
«Scusi, avrei due curiosità da togliermi. Posso?»<br />
«Sì, dimmi pure.»<br />
«La prima: ma è vero che nel caso in cui uno si senta male, devo chiamare il <strong>taxi</strong> e non il 118?»<br />
L&#8217;infermiera, alle mie spalle, tace per cinque secondi.<br />
«Ma chi glielo ha detto questo? Certo che no&#8230;»<br />
«Il medico di turno che mi è venuto a prendere a Roio con l&#8217;ambulanza.»<br />
«Ah. Ma per caso era uno&#8230;»<br />
Segue descrizione dei tratti somatici del medico, il quale pare che abbia la fama di stronzo in ogni dove, dentro il San Salvatore di Coppito. Io confermo la sua descrizione e l&#8217;infermiera mi conferma che è un figlio di puttana. Non con queste parole, ovvio.<br />
«Grazie. Una seconda domanda poi non la disturbo più. Io sono entrato alle 7,30 e una sua collega mi ha messo questa flebo. Sono passate 2 ore da allora e la flebo è <strong>pari a quando me l&#8217;hanno infilata</strong> nel braccio destro. E&#8217; normale?»<br />
Questa volta l&#8217;infermiera è di fronte a me e riesco a vedere lo sguardo sbigottito verso la flebo.<br />
«Ma come? Non gliel&#8217;hanno aperta?»<br />
«Ehm. Pare di no&#8230;»<br />
«Vabè, tanto ora andiamo in radiologia, gliela toglieranno prima di entrare.»<br />
Spero solo che non l&#8217;abbiano riutilizzata per qualcun altro. Di questi tempi la sanità abruzzese versa in gravissime condizioni e risparmiare sembra essere la parola d&#8217;ordine. Guai però a risparmiare sui medici stronzi.</p>
<h3>L&#8217;arrivo di Elena</h3>
<p>«Amore&#8230;»<br />
Mi giro e la vedo affacciata alla porta del pronto soccorso, nella disperata ricerca di notizie sul mio stato di salute. La rincuoro, le dico che è tutto sotto controllo e che mi dovranno fare i raggi al torace. <strong>Non è niente</strong>.<br />
La domanda che ci poniamo entrambi, però, è la stessa da almeno due ore: <strong>ma come è potuto succedere?</strong> Si susseguono ipotesi, anche le più maldestre e comiche, nel tentativo di trovare una risposta e di rilassare i nervi quanto più possibile.<br />
Nel frattempo, ringrazio <a href="http://mauroserafini.blogspot.com/">Mauro</a> di averla accompagnata in ospedale, ma non sarà il solo ringraziamento che dovrò fargli. Torno dentro, in sala d&#8217;attesa, per i raggi. Ce la siamo vista brutta, ma qualche abbraccio e due battute sono bastate per farle tornare il sorriso.</p>
<h3>Un lieto fine (o quasi)</h3>
<p>Dal radiologo è andato tutto bene, sono piaciuti persino i miei consigli in ambito immobiliare che il radiologo stesso mi ha chiesto per quanto riguarda la mia città natale. L&#8217;attesa è stata un po&#8217; turbolenta, movimentata dall&#8217;arrivo di una signora che, sotto il cartello <em>Divieto assoluto di utilizzo dei cellulari</em>, parlava a squarciagola con la figlia sugli ingredienti del pranzo quotidiano. La stessa che, ogni minuto, mi chiedeva <em>&#8220;Ma c&#8217;è qualcuno dentro?&#8221;</em>.<br />
Mi dimettono alle <strong>10.35</strong>. Mi fanno aspettare mezz&#8217;ora per alcune analisi e poi mi dicono di dover tornare il pomeriggio, dopo 6 ore, per gli enzimi cardiaci. Mauro mi accompagnerà prima a casa, poi di nuovo in ospedale e quindi in farmacia. Grazie mille volte e pure di più.</p>
<h3>The day after</h3>
<p>Il lunedì, dopo aver dormito a casa mia, decidiamo di riprendere quello che voleva essere un weekend tranquillo in quel di Roio. Arriviamo a casa di Elena e, istintivamente, mi viene da tornare sul <em>luogo del delitto</em>.<br />
Mi sdraio sul letto e noto qualcosa di anormale. Avevo i piedi a quasi <strong>15 centimetri sopra la mia testa</strong> e la testa piegata in avanti manco mi volessi allacciare le scarpe con la bocca. Illuminazione: ecco il motivo di tutto quel trambusto. Solo che la sera prima non c&#8217;era, altrimenti me ne sarei accorto e anche subito.<br />
Controllo sotto al letto ed eccola lì, la risposta che ci assillava da 24 ore. Un piede del letto completamente ricurvo su se stesso, più della signora che annaffiava le piante la mattina prima, in piazza.<br />
Io e Elena ci guardiamo, inconsapevoli sul da farsi. Ignari se dover ridere o dover piangere o dover mettersi ad urlare. Decidiamo che di disavventure, in due giorni, ne abbiamo avute anche troppe. Chiamiamo il suo padrone di casa, l&#8217;indomani sarà già a L&#8217;Aquila ad aggiustare il letto colpevole.<br />
Abbraccio Elena e le prometto che le prossime 24 ore saranno più tranquille. Mi sorride.<br />
Prendiamo l&#8217;82 e andiamo verso casa mia. Sull&#8217;autobus una calca infernale. L&#8217;AMA si riprende tutte le maledizioni del caso (un autobus ogni ora con 500 studenti ai precorsi, applausi). Passiamo i biglietti ad un ragazzo che è davanti all&#8217;obliteratore. Lui timbra, poi si gira e, con aria inebriata dall&#8217;atmosfera accademica dei precorsi, esclama.<br />
«Eh eh, sono <strong>7 euro</strong>!»<br />
Lo guardo e più istintivamente di prima gli dico:<br />
«Lu bardà, awà che n&#8217;è proprije jurnat. Damm ssi bbijitt e zitt.»<br />
Traduco?</p>
<h3>Morale della favola (che poi favola non è)</h3>
<p>Non importa che tu sia studente fuori sede o un aquilano nativo. Ciò che importa è che se ti senti male, chiami il <strong>taxi</strong>. Che tanto in ambulatorio di flebo da sprecare ce ne sono quante ne vuoi.</p>
<p><small>P.S.: io praticamente <em>vivo</em> quotidianamente a 20 metri dall&#8217;ospedale, nella facoltà di Scienze. Vuoi che non lo ribecco a quel simpatico di un medico?</small></p>
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		<title>Se il buongiorno si vede dal mattino</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 17:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Coppito Airlines]]></category>

		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarebbe banale dire che tornare alla routine è noioso. Sarebbe semplice se la routine fosse la solita. La faccenda si complica se al rientro trovi novità: buone e non.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noto con apprensione che anche altri blogger, come <a href="http://www.webalcioccolato.com/rientro-shock/">Barbara</a> e <a href="http://blog.raptxt.it/my_own/se-milano-avesse-il-mare/">Claudio</a>, hanno avuto qualche sorpresa al rientro dalle vacanze.<br />
Le mie sono ufficialmente finite oggi, il prossimo obiettivo è la conquista di <a href="http://informatica.di.univaq.it/infoataq.php?corso=14&#038;pid=86&#038;lid=it">Ricerca Operativa</a>, perciò sono già armato di libri, appunti e slide, già pronto ad affrontare una delle ultime sfide prima del Grande Giorno. Non faccio previsioni, non ho voglia di darmi la zappa sui piedi prima del tempo.<br />
Il rientro è stato rapido ed indolore, se non fosse che son venuto in facoltà a studiare. Se fossi rimasto a casa a studiare, a quest&#8217;ora avrei qualche arteria in più.<br />
A prescindere dalla desolazione più assoluta in tutta la città, ho trovato la facoltà più vuota di un sabato mattina in piena sessione esami.<br />
La biblioteca chiusa, il wifi spento, la copisteria smantellata. Che? La <strong>copisteria smantellata</strong>? Eh. Con l&#8217;aggravante che saranno quelli di Roio a prendere il loro posto (e viceversa). Dice: quindi? E&#8217; un evento paragonabile all&#8217;asportazione di un orecchio durante la notte: tu ti svegli la mattina che ci senti, ma da una parte è come se mancasse qualcosa.<br />
<strong>Sara</strong> e <strong>Angelo</strong>, che mi hanno accompagnato per 5 anni, volatilizzati sul colle, così come se nulla fosse. La migliore fonte di documenti - dopo la rete - di Coppito è scomparsa. Al suo posto solo dei cavi scoperti e qualche carta straccia come lascito per future generazioni di fotocopie e fotocopieri. Fortuna vuole che la <a href="http://faccinafelice.tumblr.com/">mia dolce metà</a> è in corsa per una laurea da Ingegnere Civile, quindi potrò rivedere i volti di un tempo.<br />
Per le <strong>matricole</strong> - che non ancora vedo - sembrerà normale. Per gli avi e i probiviri come noi, invece, è un colpo basso. Vaglielo a spiegare che, un tempo, Sara e le altre erano un monumento alla fotocopia (e non solo).<br />
Fortunatamente, qualcosa si muove. Ed è il mio sedere, da almeno 2 ore e mezza, e non per motivi tellurico-intestinali. Bensì perché trema il pavimento. Avevo lasciato L&#8217;Aquila con <a href="http://www.tuttiassunti.it/public/?p=7835">un terremoto del 3° grado Richter</a> e la ritrovo che trema ancora. Il primo pensiero va a esternazioni rumorose di <a href="http://lorthirk.netsons.org/">Claudio</a> - l&#8217;altro collega -, che avrà sicuramente trascorso un&#8217;estate mangereccia tra un mobile e l&#8217;altro.<br />
E invece no. E&#8217; proprio Claudio a confermarmi che, dopo la il Wi-Fi, i laboratori, la Coca-Cola e i colori a tempera, nella nostra facoltà sta arrivando un <strong>parcheggio</strong>. Avete letto bene: <em>parcheggio</em> e <em>facoltà</em> nella stessa frase e uno <em>sta arrivando</em> nel bel mezzo. Volesse il cielo che le automobili inizieranno ad uscire sane da lì?<br />
Più tardi ci faccio un salto e farò un po&#8217; come i pensionati attorno ai cantieri cittadini (fenomeno sociale in via di sviluppo e che qualcuno deve studiare). Vuoi mettere la soddisfazione di veder nascere una cosa per la quale abbiamo rotto le scatole praticamente a tutti, anche alle buche che ne erano protagoniste. Forse mi mancheranno anche loro: generatrici delle migliori bestemmie mai sentite, ammaccatrici di assi e paraurti, cause di traumi cranici anche per i pedoni. No, forse loro non mi mancheranno.<br />
Torno al portatile anteguerra e quindi alla visione <strong>1024&#215;768</strong>: vi vedrò più grandi, perciò ci sono meno probabilità che trascuri qualcuno. I companeros dell&#8217;<a href="http://www.uduaq.org/">Udu</a> sono già attivi, dall&#8217;orientamento al diritto allo studio, non stanno facendo mancare niente agli studenti aquilani. Il lavandino del bagno è come nuovo e la manopola dell&#8217;acqua fredda non ha più la sindrome da inerzia.<br />
Il 77 e 79 passano ancora <a href="http://www.ama.laquila.it/comunicati/news.php?id=21">ogni 40 minuti</a>. Il tempo che potrei impiegare a tornare a casa a piedi. Se mi gira, una di queste sere provo. E se arrivo a destinazione vi faccio sapere.</p>
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		<title>Le 10 evoluzioni del Web</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 13:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>

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		<description><![CDATA[Le previsioni sul web redatte da Stephen Downes, dai servizi alla vita di tutti i giorni, passando per la politica e l'arte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggevo su <a href="http://www.hyperorg.com/blogger/2008/08/25/we-mag-launches/">Joho</a> del lancio di <strong>WE Magazine</strong>. Il <a href="http://www.we-magazine.net/volumes/volume-01/">primo volume</a> raccoglie una serie di interessanti articoli ed interviste.<br />
Tra questi, mi è parso doveroso segnalarvi <a href="http://www.we-magazine.net/volumes/volume-01/ten-futures_neu/">Ten Futures</a>, scritto da Stephen Downes: l&#8217;articolo propone dieci possibili scenari futuri che il Web potrebbe assumere nei prossimi decenni. Delle dieci previsioni, tre hanno colto la mia attenzione.<br />
La prima è il <strong>web pragmatico</strong>, che dista parecchio dal web semantico, poiché basato sul contesto e non sul significato.</p>
<blockquote><p>The pragmatic web, by contrast, is all about context. Your tools know who you are, what you’re doing, who you’ve been talking to, what you know, where you want to go, where you are now, and what the weather is like outside. You don’t query them; they carry on an ongoing conversation with you.<br />
[...]The pragmatic web isn’t just a web you access, read to and write to, it’s a web that you use every day.</p></blockquote>
<p>Il secondo scenario interessante è rappresentato dagli <strong>oggetti intelligenti</strong> (<em>smart objects</em>, appunto). Oggetti interconnessi che contengono un&#8217;intelligenza minima ed interagiscono per soddisfare i nostri bisogni. Interessante l&#8217;esempio della marmellata di fragole.</p>
<blockquote><p>We don’t expect a lot of intelligence from strawberry jam, for example, but we expect it to at least know about what types of bread and peanut butter there are in the house (your current mobile dwelling), to be able to monitor its compliance with your physical systems, to be able <strong>to suggest itself as a solution to current needs</strong>, to be able <strong>to offer relevant instruction</strong>, or to at least provide some input to the overall ambient room’s conversation with you.</p></blockquote>
<p>Terza ed ultima prospettiva che ha catturato la mia curiosità è di natura socio-politica: <strong>il (non) governo globale</strong>. Downes premette che, in futuro, non ci sarà alcun tipo di <em>nazione</em>, parlando dal punto di vista geografico.</p>
<blockquote><p>For the most part, after that, <strong>government will disappear from the lives of people</strong>. There won’t be elections or anything like that; rather, people will participate directly in the management of sectors in which they are involved. Because people will have (what we today call) guaranteed incomes (but which amounts to free necessities of life) <strong>it will not be possible to coerce people in managerial hierarchies, and so corporate governance will be by networked decisions</strong> – each person will create creatively and ’pseudo-entities‘ composed of temporary collections of simultaneous inputs will achieve corporate outputs.</p></blockquote>
<p>Nello stesso numero si parla anche di <a href="http://www.we-magazine.net/volumes/volume-01/we-digital_natives/">digital natives</a>, termine non tanto caro a <a href="http://www.mainardistefano.org/blog/">Stefano</a> (<a href="http://twitter.com/stefanomainardi/statuses/882422192">come mai?</a>).</p>
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		<title>Everything is Bolt</title>
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		<comments>http://www.pablomoroe.com/blog/2008/08/23/everything-is-bolt/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 12:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Sportivamente]]></category>

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		<description><![CDATA[Bolt è in ogni dove. Ed è speciale, davvero speciale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bolt</strong> è un <a href="http://www.ilovebolt.com/">detersivo</a>, come ricorda <a href="http://www.beautifulife.org/2008/08/20/detersivi-moderni/">Stefigno</a>, per i panni.<br />
<strong>Bolt</strong> è un <a href="http://www.imdb.com/title/tt0397892/">cane supereroe</a> che dà il nome al prossimo film d&#8217;animazione 3D della Walt Disney; un cane che si troverà a fare i conti con l&#8217;assenza degli effetti speciali che lo circondano nella sua abituale quotidianetà hollywoodiana. Il 28 novembre sarà in tutti i cinema italiani.<br />
<strong>Bolt</strong> è un <a href="http://www.bolt.com/">servizio di video e fotosharing</a>, uno dei tanti figli di YouTube e di Flickr, che fa la sua modesta figura (specie per <a href="http://content.bolt.com/uploads7/photo/1/3/8/3/2/7/4/1383274/medium/1219492141387.jpg">gente di un certo livello</a>).<br />
<strong>Bolt</strong> è un <a href="http://www.bolt.it">servizio di accessori per serramenti</a> tutto italiano.<br />
<strong>Usain Bolt</strong> è un atleta giamaicano, nato dal matrimonio tra il Vento e Carl Lewis, che può fare <a href="http://cairoli.simplicissimus.it/2008/08/zapping-olimpico-su-quale-pianeta-hai-detto-che-si-trova-la-giamaica.html">tantissime cose</a> in nove secondi e sessantanove centesimi. E&#8217; l&#8217;uomo dei prossimi 10 anni, come l&#8217;hanno apostrofato in tv. E&#8217; l&#8217;uomo del quale Michael Johnson aveva detto <em>«Batterà il mio record ma non qui a Pechino»</em>. E&#8217; un uomo che può rompere qualsiasi limite con una facilità fuori da ogni concezione umana.<br />
Così come è fuori dalla concezione umana il <a href="http://www.corriere.it/Sport/2008/olimpiadi_pechino_2008/rogge_richiama_bolt_42e34bf0-6f54-11dd-b598-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano">rimprovero</a> del presidente del CIO <strong>Jacques Rogge</strong> nei confronti del Nipote del Vento, bacchettato perché un po&#8217; irrispettoso nei confronti degli avversari.<br />
Premettendo che non ho visto tutta questa mancanza di rispetto, a me Bolt ricorda tantissimo <strong>Mohammed Alì</strong>, con quell&#8217;aria un po&#8217; strafottente, quella consapevolezza di essere il numero uno, quella chiara e precisa concezione che nessuno può far meglio di lui.<br />
In barba alle tante malefatte cinesi che si sono alternate in questi giorni, Usain Bolt è l&#8217;unica autentica luce di questa olimpiade. Scintillante, veloce e vera. Non come i fuochi d&#8217;artificio della serata inaugurale.<br />
<strong>Vera</strong>.</p>
<blockquote><p>«Correre e&#8217; un lavoro, che pero&#8217; mi piace molto e per questo, quando vinco, cerco di far divertire anche il pubblico - dice il giamaicano - Ma non ho mai mancato di rispetto ai miei avversari, tanto che ho ottimi rapporti con tutti. E&#8217; forse un male che mi piaccia molto cio&#8217; che faccio? <strong>E&#8217; solo il mio modo di essere, e non lo cambiero&#8217; mai</strong>».<br />
(Usain Bolt, <a href="http://www.corrieredellosport.it/Notizie/Olimpiadi/40977/Bolt+a+Rogge:+%C2%ABNon+cambier%C3%B2+mai%C2%BB">ANSA</a>, 23 agosto 2008)</p></blockquote>
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		<title>Al via il MOCA 2008</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 15:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Benesseri della rete]]></category>

		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 21 al 24 febbraio, presso la Caserma Cocco di Pescara, si terrà la seconda edizione del MOCA, il Metro Olografix Camp, organizzato dall'omonima associazione.
Interventi su sicurezza, sviluppo e tanto altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; iniziato questa mattina il <a href="http://camp.olografix.org/">Metro Olografix Camp 2008</a>, seconda edizione del raduno organizzato dalla celebre organizzazione che diffonde la cultura della telematica da ormai 10 anni. Proprio quest&#8217;anno, infatti, ricorre il decimo anniversario della nascita della Metro Olografix.<br />
Si andrà avanti a suon di speech fino a domenica 24 agosto; avrei voluto accamparmi anch&#8217;io, se non fosse che questo fine settimana sarà il più attivo di tutta l&#8217;estate. Domani, però, come promesso al <a href="http://www.olografix.org/isazi/">presidente</a>, sarò presente, anche per prendere appunti in due interventi che hanno colto la mia attenzione: <a href="http://camp.olografix.org/home.php?goto=1&#038;lng=#web2py">Sviluppo web con web2py</a> e <a href="http://camp.olografix.org/home.php?goto=1&#038;lng=#wirelesscom">Gestione di una Wireless Community Network</a>, rispettivamente tenuti da <strong>Massimo Di Pierro</strong> e <strong>ZioProto</strong>.<br />
Sarà anche un&#8217;occasione per incontrare amici di oggi (il presidente <strong>isazi</strong> e l&#8217;eterna matricola <strong>ftp21</strong>) e quelli che non vedo da molto tempo (come <strong>NuKe</strong> e il consigliere <strong>ryuujin</strong>).<br />
Li troverete qui:<br />
<center><iframe width="530" height="350" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=Caserma+Cocco,+Pescara&amp;ie=UTF8&amp;t=h&amp;cid=42454011,14222231,10920738614964861605&amp;s=AARTsJp41cqxEXiaWaNIzm8TNxMa6PkpCg&amp;ll=42.465069,14.225235&amp;spn=0.022161,0.04549&amp;z=14&amp;iwloc=A&amp;output=embed"></iframe></center><br />
Un po&#8217; di link utili per non perdervi nulla:</p>
<ul>
<li><a href="http://camp.olografix.org/home.php?goto=1&#038;lng=">Programma</a></li>
<li><a href="http://www.olografix.org/index.php?spgmGal=Metro_Olografix/Eventi/MOCA_2008&#038;page_id=82">Photogallery</a></li>
<li>Irc Channel: <a href="irc://irc.azzurra.org/olografix/">#olografix</a> (su AzzurraNET)</li>
</ul>
<p>Una piccola perla. Sapete dirmi chi, nel lontano <strong>1998</strong>, gettava le basi per quella che oggi è un&#8217;associazione con la A maiuscola? Guardate la foto qui sotto e ditemi se non vi sembra di averlo visto già da qualche parte.<br />
<center><img src="http://storico.olografix.org/tig98/photo/staff12.jpg" alt="Mh..." /></center></p>
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		<title>Helvetica, un film per un font</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 08:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pablo Moroe</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

		<category><![CDATA[Movie]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi di voi non ha mai visto o usato questo font? Dagli studi di graphic design alla segnaletica stradale: la storia dell'Helvetica nel film-documentario di Gary Hustwit.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sia coloro che vivono di design, che coloro che con il design non hanno nulla a che vedere, hanno avuto un&#8217;esperienza legata ad uno dei font più diffusi - e antichi - del mondo: parlo dell&#8217;Helvetica, font progettato e creato da <strong>Max Miedinger</strong>, nel 1957.<br />
L&#8217;Helvetica è un po&#8217; come Matrix, è ovunque, in ogni luogo della nostra quotidianetà: dalle <strong>metropolitane</strong> alle <strong>insegne</strong> dei negozi, dai <strong>camion</strong> alla <strong>segnaletica stradale</strong>, dai <strong>magazine</strong> ai <strong>siti web</strong>. Ha influenzato migliaia di designer sparsi per tutto il pianeta, rendendolo a tutti gli effetti il font più utilizzato al mondo.<br />
Da questa prerogativa, nasce l&#8217;idea di <strong>Gary Hustwit</strong>, documentarista americano che ha voluto sottolineare i tratti di questo font, parlando dell&#8217;influenza che ha avuto sia nel mondo del design che nella vita di tutti i giorni.<br />
Il film include interviste ai più celebri designer sparsi nel mondo, tra i quali l&#8217;italianissimo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Massimo_Vignelli">Massimo Vignelli</a>, già autore - nel 1972 - della mappa della metropolitana di New York, tutt&#8217;oggi ancora in voga (ne parla anche in <em>Helvetica</em>, in <a href="http://www.helveticafilm.com/vignellimap.html">questo breve filmato</a>).<br />
A 50 anni dalla sua nascita, ora l&#8217;Helvetica è più di un font: è un&#8217;icona, uno status symbol e che come tale merita di essere celebrato con tanto di documentario.<br />
Di seguito, il trailer del film di Hustwit.<br />
<center><object width="400" height="302"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=1406596&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://www.vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=1406596&amp;server=www.vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="302"></embed></object></center><br />
Se siete abbastanza curiosi da volere altre informazioni, visitate <a href="http://www.helveticafilm.com/">il sito del film</a>.</p>
<div class="ttag"><img src="http://static.technorati.com/static/css/img/icn/talkbubble.png" alt="" /> tags: <a href="http://www.technorati.com/tag/documentary" rel="tag">documentary</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/font" rel="tag">font</a>, <a href="http://www.technorati.com/tag/helvetica" rel="tag">helvetica</a></div><div class="feedflare">
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