Un branco di cani morti. O quasi.

Ci sarà gente che dirà che è colpa della sfortuna, dell’amico che ha giocato contro l’Italia una schedina alla Snai, di quello che portava la bandiera al collo, di quello che non vedeva mai la partita con te, degli astri e delle comete. Ci sarà chi dirà che sotto Berlusconi non vinciamo mai un cazzo di niente (pura statistica). Ci sarà chi dirà che tutti sono allenatori, ma in questo caso chi non si sa pronunciare farebbe meglio a tacere. Ci sarà chi darà la colpa ai vuvuzela, chi a Marino Bartoletti (?) o a Salvatore Bagni (!).

Stronzate.

Chiedetelo a Quagliarella di chi è la colpa e, tra le lacrime, inizierà a sbranare uno a uno i propri compagni di reparto e, dulcis in fundo, il proprio mister. Addio Sud Africa, e grazie per averci riportato sulla terra.

Marchetti

Fino a quattro anni fa non eri neanche il portiere titolare all’Albinoleffe. Poi si son accorti delle tue qualità e ti hanno affidato la protezione del sette. Eri comunque sempre all’Albinoleffe.

Approdi a Cagliari, in prestito, anche lì senza un posto sicuro da titolare. Provieni da Biellese, Pro Vercelli e – come già detto – Albinoleffe. Non tutti ’sti grandi nomi, ecco. Ti mettono alla prova e tu ricambi la fiducia. Siamo al 2009.

Ti premiano come miglior portiere dell’anno e in Sud Africa ci vai con il primo aereo. Davanti a te hai il miglior portiere del mondo. I portieri in seconda e in terza, al mondiale, vanno per fare le foto, di solito.

Càpita poi che alla prima partita, quel mostro sacro di Gianluigi si ricordi di avere un’ernia discale. E ti ritrovi gettato nella mischia, a difendere la porta di quella patria di portieri che hanno fatto la storia del calcio mondiale.

Metti così tutti e due i piedi, ma soprattutto tutte e due le mani, nella storia. Riflettori che ti abbronzano. Tensione alle stelle. E quattro anni fa giocavi alla Biellese. Quattro anni fa ammiravi le gesta di Gianluigi dal divano di casa tua e sicuramente pensavi “Immaginatevi se ci fossi io al posto suo”. Ecco, appunto.

Se mi dovessero chiedere dove vorrei fare un viaggio, in questo preciso istante risponderei “Nella mente di Federico Marchetti”. Penso che nessuna agenzia mi potrebbe segnalare un posto più esaltante.

L’anno buono

Prima il terremoto in Cile. Poi il terremoto in Cina. Un vulcano che mette in ginocchio tutte le linee aeree europee. Un meteorite sui cieli del Wisconsin. Sono tutti segnali: è l’anno dell’Inter.

Due parole su Balotelli

O io non sono juventino, o non lo sono quelli che in curva si ostinano a cantare cori razzisti. Io mi conosco troppo bene, ma non so chi cazzo siate voi.
Di una cosa son sicuro: non condividiamo la stessa passione.

Rispondere è cortesia

Ultimamente sono in vena di domande. Per osmosi, anche Roberto Saviano lo è. Riporto da Repubblica:

Oggi mi chiedo: ma davvero gli elettori di centrodestra possono volere tutto questo? Possono ritenere giusto non solo il rifiuto di rispondere a delle domande, ma l’incriminazione delle domande stesse? Possono sentirsi a proprio agio quando gli attacchi contro i loro avversari prendono le mosse da chi viene mandato a rovistare nella loro sfera privata? Possono non vedere come la lotta fra l’informazione e chi cerca di imbavagliarla, sia impari e scorretta anche sul piano dei rapporti di potere formale?

Avanti, uscite dal torpore che vi contraddistingue e rispondete. Seriamente però, eh.

Caro bidone

In occasione degli acquisti di Cristiano Ronaldo (93 milioni di euro, il più costoso della storia) e di Kakà (65 milioni di euro), Repubblica elenca le operazioni di calciomercato più dispendiose. Grandi manovre: Zidane al Real, Buffon alla Juventus, Rio Ferdinand al Manchester.
Poi c’è questo:

Spero che a Roma, nel frattempo, non abbiano aumentato la TARSU.

L’ultima vetta

Marco Pantani

Dieci anni fa si correva una tappa del Giro d’Italia che avrebbe consegnato a Marco Pantani la seconda maglia rosa consecutiva, la Madonna di Campiglio-Aprica.
Fu l’ultima salita che Pantani affrontò, prima di trovarsi davanti ad un muro invalicabile come quello delle critiche, della stampa ossessiva e, infine, della droga che lo portarono a precipitare fino alla notte del 14 febbraio 2004. Un muro che non sarebbe riuscito a valicare, lo disse lui stesso, quella mattina, a Madonna di Campiglio.

“Mi sono rialzato dopo tanti infortuni e sono tornato a correre. Questa volta però abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile.”

Ciao, Pirata.