Lo spettacolo

Ieri pomeriggio si è consumato un evento che si ripete poche volte nella vita di uno sportivo, ma soprattutto nella vita di uno spettatore appassionato. E’ uno di quegli eventi che rimarranno scolpiti nella memoria, che verrà ricordato negli anni ed entrerà di diritto nei filmati che parlano di quello sport.

Un gesto atletico che dura solo cinque secondi, ma che vorresti durasse in eterno. Ti lascia attonito, con la bocca aperta, davanti al televisore o davanti al monitor del tuo computer. Ti viene da chiamare chiunque in quel momento per mostrare che spettacolo hai appena visto, come se fossi appena uscito da una sala di un cinema e volessi condividere col mondo intero la tua soddisfazione.

Sì, perché di spettacolo si tratta. E come tale, non c’è bisogno di essere appassionati di calcio o tifosi di una squadra. Davanti a questa meraviglia, chiunque rimane sbalordito. Un po’ come se fossi davanti alla Piramidi di Giza o a quelle del Machu Pichu. Chiunque, anche coloro che non hanno a che fare con lo sport, anche chi odia il calcio, anche chi non può più sentirne parlare. Chiunque rimane stupito di cotanta bellezza, chiunque è portato a fermarsi anche solo per un attimo ad ammirare quei cinque secondi.

L’unico rammarico è non essere stato presente nel momento in cui questa perla veniva messa in atto. Non essere lì, all’Old Trafford o davanti al televisore a gustarmi la diretta.

Si dice che la bellezza sia una variabile di natura soggettiva. Di fronte al volo di Rooney, potrei farvi cambiare idea.

“How about sensational? How about superb?”

Sotto questo cielo

Cari bianconeri, poteva andare peggio. Li accetteranno i buoni pasto al posto dei biglietti?

Un branco di cani morti. O quasi.

Ci sarà gente che dirà che è colpa della sfortuna, dell’amico che ha giocato contro l’Italia una schedina alla Snai, di quello che portava la bandiera al collo, di quello che non vedeva mai la partita con te, degli astri e delle comete. Ci sarà chi dirà che sotto Berlusconi non vinciamo mai un cazzo di niente (pura statistica). Ci sarà chi dirà che tutti sono allenatori, ma in questo caso chi non si sa pronunciare farebbe meglio a tacere. Ci sarà chi darà la colpa ai vuvuzela, chi a Marino Bartoletti (?) o a Salvatore Bagni (!).

Stronzate.

Chiedetelo a Quagliarella di chi è la colpa e, tra le lacrime, inizierà a sbranare uno a uno i propri compagni di reparto e, dulcis in fundo, il proprio mister. Addio Sud Africa, e grazie per averci riportato sulla terra.

Marchetti

Fino a quattro anni fa non eri neanche il portiere titolare all’Albinoleffe. Poi si son accorti delle tue qualità e ti hanno affidato la protezione del sette. Eri comunque sempre all’Albinoleffe.

Approdi a Cagliari, in prestito, anche lì senza un posto sicuro da titolare. Provieni da Biellese, Pro Vercelli e – come già detto – Albinoleffe. Non tutti ’sti grandi nomi, ecco. Ti mettono alla prova e tu ricambi la fiducia. Siamo al 2009.

Ti premiano come miglior portiere dell’anno e in Sud Africa ci vai con il primo aereo. Davanti a te hai il miglior portiere del mondo. I portieri in seconda e in terza, al mondiale, vanno per fare le foto, di solito.

Càpita poi che alla prima partita, quel mostro sacro di Gianluigi si ricordi di avere un’ernia discale. E ti ritrovi gettato nella mischia, a difendere la porta di quella patria di portieri che hanno fatto la storia del calcio mondiale.

Metti così tutti e due i piedi, ma soprattutto tutte e due le mani, nella storia. Riflettori che ti abbronzano. Tensione alle stelle. E quattro anni fa giocavi alla Biellese. Quattro anni fa ammiravi le gesta di Gianluigi dal divano di casa tua e sicuramente pensavi “Immaginatevi se ci fossi io al posto suo”. Ecco, appunto.

Se mi dovessero chiedere dove vorrei fare un viaggio, in questo preciso istante risponderei “Nella mente di Federico Marchetti”. Penso che nessuna agenzia mi potrebbe segnalare un posto più esaltante.

L’anno buono

Prima il terremoto in Cile. Poi il terremoto in Cina. Un vulcano che mette in ginocchio tutte le linee aeree europee. Un meteorite sui cieli del Wisconsin. Sono tutti segnali: è l’anno dell’Inter.

Due parole su Balotelli

O io non sono juventino, o non lo sono quelli che in curva si ostinano a cantare cori razzisti. Io mi conosco troppo bene, ma non so chi cazzo siate voi.
Di una cosa son sicuro: non condividiamo la stessa passione.

Rispondere è cortesia

Ultimamente sono in vena di domande. Per osmosi, anche Roberto Saviano lo è. Riporto da Repubblica:

Oggi mi chiedo: ma davvero gli elettori di centrodestra possono volere tutto questo? Possono ritenere giusto non solo il rifiuto di rispondere a delle domande, ma l’incriminazione delle domande stesse? Possono sentirsi a proprio agio quando gli attacchi contro i loro avversari prendono le mosse da chi viene mandato a rovistare nella loro sfera privata? Possono non vedere come la lotta fra l’informazione e chi cerca di imbavagliarla, sia impari e scorretta anche sul piano dei rapporti di potere formale?

Avanti, uscite dal torpore che vi contraddistingue e rispondete. Seriamente però, eh.

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