Le parole del PD

Ho dato uno sguardo alle mozioni dei candidati segretari del PD. Non so se già qualcuno s’era presa la briga di farlo, perciò ho preso i testi delle mozioni, le ho date in pasto a Wordle e questo è il risultato.

Pierluigi Bersani
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Dario Franceschini
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Ignazio Marino
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Interessante vedere quanto peso Marino dà alle parole paese, vita, sociale, democrazia e cittadini. Un po’ meno interessante è vedere il grigiore degli altri due candidati.

Voi avete paura

Non conosco da vicino l’attività di Debora Serracchiani, non l’ho votata alle Europee e non l’avrei votata per principio. Se ne fa un gran parlare, perché ha risvegliato lo spirito di migliaia di cittadini che cercano qualcosa di nuovo.
Arriva l’estate, arriva il caldo e arriva il puzzo di congresso di ottobre. Debora dice la sua. E se fino al giorno prima si tessevano le lodi di questa donna, tutti storciono il naso di fronte alle sue dichiarazioni. Ha detto ciò che pensava. Su D’Alema, su Bersani. Sul vecchiume che affligge il PD.
Ha semplicemente detto le cose come stanno. E questo non è possibile, a destra così come a sinistra. E giù di critiche, sdegno e lamenti. Tutti a darle addosso perché ha osato toccare l’intoccabile, violare l’inviolabile.
Ciò che tutti coloro che hanno espresso disapprovazione per le parole di Debora non diranno mai è che hanno paura. Paura di quello che sono realmente: minestre riscaldate, vino andato a male, formaggio ammuffito. Avete sbagliato come classe governante di un paese e come classe dirigente di un partito.
Nel paese del calcio come credo religioso, il miglior proverbio è quello che recita “Squadra che vince non si cambia”. Voi avete perso. E continuerete a perdere, se questo è ciò che proponete al vostro elettorato.
Voi avete paura. Paura di dover abbandonare le poltrone, paura di perdere il controllo, paura di dover rinunciare ai privilegi ai quali avete tanto aspirato. Paura di ammettere di aver sbagliato, paura delle conseguenze dei vostri errori.
Non so se Debora sia la soluzione ai vostri problemi, sono però certo di sapere cosa li ha causati: voi.
E’ ora di fare le valige, è ora di cambiare aria, di aprire le finestre e di far entrare aria nuova. Che qui dentro comincia a puzzare.

Ricordatevi questi volti

Aracu Dell'Elce Pelino Scelli Toto

E questi nomi: Aracu, Dell’Elce, Pelino, Scelli, Toto. Sono abruzzesi, ma solo fuori dalla Camera. Sono tra coloro che hanno appoggiato il “Decreto Abruzzo”, del quale si sono palesemente ignorati gli emendamenti.
Ricordateli bene.

Bad words

Premettendo che scendere in volgarità si può tradurre sia come deriva di un discorso civile sia come sintomo di un malessere recondito e difficilmente represso, è lecito chiedersi per quale incomprensibile ragione Beppe Grillo sia da bandire per aver apostrofato con l’appellativo zoccole alcune senatrici – chi si offende è fetente, ricordatèlo – mentre invece si debba tergiversare quando un Presidente del Consiglio definisce coglioni gli elettori di centrosinistra.
Se c’è anche solo una sottile differenza tra le due cose, sono aperto a qualsiasi spiegazione.

Anomalie elettorali abruzzesi*

VotandonioSuccede che in un comune del chietino fratello e sorella si sfidano, con il padre promesso vicesindaco. E fanno due liste che hanno sostanziali differenze: Uniti per Rinnovare e Uniti per Rinascere. Fantasie che volano libere.
Succede che in un comune del pescarese le alternative scarseggiano, una sorta di feudo nel bel mezzo della Val Pescara. Così come ad Ancarano, Arsita, Cermignano e Colledara (TE). Non si diano colpe all’astensionismo. Guardami, non potrai mai trovare un altro come me.
Succede che il candidato della Lega Nord di Corvara (PE) prende a mala pena il suo voto. Neanche un voto da un amico, un parente, un passante. Niente. Siamo soli.
Succede che a Palombaro (CH) si assegnano 4 seggi in più per soli 3 voti in più. Colpa d’Alfredo.
Succede che a Montebello sul Sangro (CH), ridente paesello con soli 128 votanti, Forza Nuova prenda 3 seggi con soli 3 voti. E che a Fano Adriano (TE) il Nucleo Tremmista – sì, quelli là, che già ci fecero ridere alle politche 2008 – ha ottenuto 4 seggi con 11 voti. Stupendo, mi viene il vomito.
Succede che Salvatore Marino, storico Maschio 100%, abbia preso 1026 voti alle provinciali di Chieti. Ripeto, milleventisei voti. Senza parole.
Succede che mi trovo in imbarazzo nel scegliere quale lista civica sia la più simpatica tra l’innovativa La Svolta di Castel Frentano (CH), la cordiale Vogliamoci Bene di Colledimezzo (CH), la canterina Alba Chiara di San Giovanni Lipioni (CH) e la contraddittoria Liberi di Schiavi Di Abruzzo (CH). Si accettano suggerimenti.

*: non mi andava di fare il Giro d’Italia, ecco.

Separati alla nascita

“Uguale uguale. Può essere che siamo parenti? Tu com’è che fai di cognome?” [cit.]

Stupidi italiani

Sono quelli che vanno ancora cercando di mitizzare persone del genere nonostante tutto quello che si accaduto finora.
A loro non basta sentir il proprio idolo dire che la crisi non c’è, che per risolvere i problemi dei terremotati basta una crociera o andare in camping, che non c’è nulla di male a fare il puttaniere part-time circondandosi di signorine dai seni esponenzialmente più grandi dei cervelli.
Il loro idolo addiziona il percolato con il peculato e crea il perculato (ovvero la parte di popolo presa per il culo), sfrutta una tragedia come quella del 6 aprile per scopi meramente propagandisitici, in campo internazionale sta perdendo la stima di tutti – e la colpa è della sinistra? ma LOAL! – e si porta dietro tutta la Penisola, ha corrotto un avvocato per testimoniare il falso e che non può essere giudicato perché immune grazie ad una legge che si è fatto da solo.
Sono quelli che propongono il Nobel per la Pace per il loro idolo, equiparandolo a persone del calibro di Gino Strada o ai già premiati Al Gore, Aung San Suu Kyi e Nelson Mandela.
Sono quelli che pur di salire sul carro dei vincenti – ma futuri perdenti, attenti – prendono le proprie natiche e le trapiantano sul viso, creando capolavori come Bondi – che tergiversa quando bisogna parlare dei peccati del suo idolo -, Bonaiuti – che parla di scorrettezze e maleducazione da campagna elettorale, dimenticando tutto quello che è successo nell’aprile 2008 – e Capezzone – il re del contraddittorio (chissà come sono scontenti quelli del suo fan club).
Sono quelli senza senso e spirito critico, avversi e inclin(at)i al proprio idolo. Sono coloro che lui ha ragione a tutti i costi, anche a costo di perderci la faccia. Sono incapaci di ammettere un errore e di scendere a compromessi per risolverlo. Sono coloro che lasciano fare, tanto hanno l’idolo che vince e convince, come se stessero tifando per la capolista di Serie A. Fanno parte di quella curva nord che gioca a fare la tribuna d’onore.
Sono quelli che si fidano dei telegiornali e se l’ha detto la televisione, è quella la verità. Puoi aver vissuto con i tuoi occhi quotidianamente quanto malessere vuoi, ma se in televisione dicono che le scuole sono aperte a L’Aquila, allora è vero quello che dice la televisione. Chi sei tu per negare quello che dice la tv?
Sono quelli che si macchiano di razzismo ma vogliono farti credere di non essere razzisti. “Io non sono razzista, sei tu che sei negro” per intenderci. Sono quelli che trovano normale proibire vendere kebap, denunciare immigrati malati, rispedire a casa su un barcone da quattro soldi un cumulo di persone in cerca di speranza. Sono quelli che non hanno mai letto – o peggio non conoscono – la Carta dei Diritti dell’Uomo sui quali si basa la società occidentale dal 1948 ad oggi.
Sono il popolo del “ma tanto”, dei procrastinatori, del non voler sporcarsi le mani perché “tanto che me ne frega”, il popolo della libertà propria ma non della libertà altrui, sono coloro che non alzano un dito per la collettività (e che a volte la rinnegano).
Sono coloro che sono limitati nei processi ideativi e nella capacità di giudizio, poiché rincretiniti dalla cultura mediatica italiana. In altre parole, stupidi.