Questione di dignità

La notte del terremoto eravate qui, a cercare di salvare le persone da sotto le macerie, un po’ disorientati, spaesati, increduli e soprattutto disorganizzati. Ma eravate lì e questo basta.

Ora però guardatevi allo specchio, guardate i vostri colleghi e chiedetevi che ruolo avete. Chiedetevi cosa pensavate il giorno che avete giurato di difendere anche con la vita il vostro paese. Chiedetevi quali erano i vostri sogni quando avete fatto quella scelta e quindi avete intrapreso quella carriera. Chiedetevi se il vostro Ministro di riferimento non vi stia ridicolizzando davanti alla nazione.

Vi hanno messo a fare la guardia all’immondizia, vi hanno messo di guardia ai musei in nome di un allarme terroristico mai effettivamente riscontrato, vi costringono a turni di notte a sorvegliare il nulla della zona rossa. Adesso La Russa pensa addirittura di impiegarvi per la rimozione delle macerie.

Ribellatevi, cazzo. Chi vi parla non è mai stato militare e ne va fiero. E mai lo sarà, se non in casi estremi. Fossi in voi non mi renderei complice di una militarizzazione e di una missione mediatica del genere. Ricordate sempre che, sotto quella mimetica, ci sono degli uomini, ricchi di coscienza, diritti e dignità. Ricordate sempre che dovete difendere la vostra patria impugnando delle armi quando è necessario, e non delle pale per spalare merda o chissà che altro.

E se serve una mano, fate un fischio.

Al laico!

Lo presenterà il giudice Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea, che nelle prossime settimane sottoporrà il ricorso a un mini-tribunale di 5 giudici, i quali decideranno l’ammissibilità alla Grande Chambre.
Nel ricorso, spiega Lettieri, “sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative”. (fonte)

E’ vero, ma a metà. Come al solito. Leggiamo l’articolo 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Come si evince da questo articolo, la Costituzione sancisce l’indipendenza biunivoca tra Stato e Chiesa, condizione primaria per stabilire la laicità dello Stato italiano, ma andiamo per gradi. Le modificazioni dei Patti sono avvenute per mezzo dell’Atto concordatario del 18 febbraio 1984, nel quale vengono riportate diverse norme che stabiliscono i casi in cui Stato e Chiesa devono interagire, rispettando le regole dell’uno e dell’altra.
La grave dimenticanza del giudice Lettieri è la sentenza della Corte Costituzionale numero 203 del 1989, che sancisce i principii di laicità del nostro Stato. E lo fa in questo modo.

4. – I valori richiamati concorrono, con altri (artt. 7, 8 e 20 della Costituzione), a strutturare il principio supremo della laicità dello Stato, che é uno dei profili della forma di Stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica.

Il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale. Il Protocollo addizionale alla legge n. 121 del 1985 di ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra la Repubblica italiana e la Santa Sede esordisce, in riferimento all’art. 1, prescrivendo che <si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano>, con chiara allusione all’art. 1 del Trattato del 1929 che stabiliva: <l ‘Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell’art. 1o dello Statuto del regno del 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana é la sola religione dello Stato>.

La scelta confessionale dello Statuto albertino, ribadita nel Trattato lateranense del 1929, viene cosi anche formalmente abbandonata nel Protocollo addizionale all’Accordo del 1985, riaffermandosi anche in un rapporto bilaterale la qualità di Stato laico della Repubblica italiana.

Quindi più che concordatario – che è pure cacofonico -, direi che lo Stato italiano è uno stato laico. Almeno su carta, ovvio.

AbBondiamo

Violenza psicologica e mediatica sulla figura del Premier. I media non rispettano quel 72% di italiani che hanno scelto il PDL (fonte)

Qualcuno spieghi a Bondi che alle elezioni politiche il PDL è stato il partito di maggioranza con il 37,38% dei voti. E che il restante 62,62% la pensa diversamente.
Nel frattempo, se qualcuno mi spiegasse perché i media – e quali media – non rispettano quel 72% di italiani, mi farebbe molto contento.

Ad personam

Ricapitoliamo.
Ghedini: “La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”. E va bene, ci ha già abituato anche a peggio, facciamolo agonizzare in santa pace.
Pecorella: “Il Premier è al di sopra dei ministri. Non è più solo un ‘primus inter pares’, ma è indicato e votato come capo della coalizione presentata agli elettori. Quindi ora c’è una investitura diretta dalla sovranità popolare”.
Ma siamo sicuri che questo lodo non è esclusivamente per il Presidente del Consiglio? C’è ancora in giro gente che crede sia per tutte e quattro le grandi cariche dello Stato Italiano?
No, veramente, siete ancora convinti che questo lodo, difeso a petto gonfio dagli stessi legali dell’imputato principale – il Presidente del Consiglio -, sia qualcosa di non confezionato a favore dell’imputato stesso?
Ditemelo guardandomi negli occhi, però. Voglio capire di che malattia soffrite.

Auguri Tonì

Antonio Di Pietro, 59 anni oggi

In cinque televisioni

Obama e BerlusconiIl vittimismo va in scena alla festa del PDL.

«SE VADO IN TV E’ UN ATTO DELINQUENZIALE» – Berlusconi parlando alla Festa del Pdl ha osservato che «se io vado a parlare in una tv è uno scandalo, se vado in una seconda televisione divento un dittatore, se vado in una terza siamo al regime e in una quarta siamo ad un atto delinquenziale. Invece Barack Obama è andato in cinque diverse televisioni a spiegare la sua riforma sanitaria e ha fatto bene, perchè i leader devono prima di tutto informare i cittadini». (fonte)

Dario ha già fatto notare che Obama non sa cosa vuol dire conflitto d’interessi, poiché non possiede né tre televisioni perché è Presidente degli Stati Uniti, né tre televisioni perché è alla guida di un colosso mediatico come Mediaset.
Io farei notare, inoltre, quanto è grande il broadcast network televisivo degli USA a diffusione nazionale. In un ambiente televisivo come quello americano, il quale non disdegna di peccare di imparzialità, le voci in coro sono tantissime: è il pluralismo, baby.
Non è come nel Bel Paese dove le posizioni dominanti del mercato televisivo sono occupate da soli due network, una controllata dal Governo mediante la Commissione di Vigilanza e l’altra controllata da un uomo che la possiede e che allo stesso tempo è a capo del Governo italiano.
Per fare un piccolo confronto, Obama che spiega la riforma sanitaria in cinque televisioni americane è un po’ come se Berlusconi avesse parlato per cinque minuti al Tg1 della riforma universitaria (prevista per ottobre, vi ricordo).
Con la sola differenza che nessuno dei direttori di quelle cinque televisioni è un manipolatore come il direttore di quel telegiornale. Al quale spetterebbe fare informazione, non al leader di turno.

Le parole del PD

Ho dato uno sguardo alle mozioni dei candidati segretari del PD. Non so se già qualcuno s’era presa la briga di farlo, perciò ho preso i testi delle mozioni, le ho date in pasto a Wordle e questo è il risultato.

Pierluigi Bersani
bersani

Dario Franceschini
franceschini

Ignazio Marino
marino

Interessante vedere quanto peso Marino dà alle parole paese, vita, sociale, democrazia e cittadini. Un po’ meno interessante è vedere il grigiore degli altri due candidati.