Indovina cosa viene a cena
All’uscita dalla facoltà, ore 18 circa, tempo discreto, fame fame rovente da post studio.
Elena: “Amore, ma che mangiamo stasera?”
Paolo: “Ci sono le crocchette avanzate dall’altro giorno”
E: “Ma sono poche…”
P: “Passiamo al supermercato e prendiamo due cordon bleu, allora, ok?”
E: “Perfetto”.
P: “E un po’ di contorno.”
Banco carni fresche del supermercato. Dieci minuti dopo. Stessa fame rovente da post studio.
P: “Prendiamo anche un paio di braciole, le teniamo da parte.”
E: “Ok.”
P: “Non dimentichiamo il pane…”
E: “E l’insalata per contorno.”
P: “Guarda quelle scamorze al tartufo…”
E: “Amore, 20 euro al chilo…”
P: “Ok, andiamo a prendere la birra…”
Ora dovete fare due cose. Primo, darci gli auguri per il nostro terzo anniversario. Secondo, spiegarci come mai ieri sera abbiamo cenato con 300 grammi abbondanti di pasta alla carbonara.
Alessandro e Norman
Il cordoglio è uguale in entrambi i casi, nessuna vita vale più di un’altra. Caro Napolitano, vorrei però che tutto il paese non pianga soltanto un soldato morto in Afghanistan, ma versi lacrime anche per un giovane dottorando palermitano, al quale avevano rubato il futuro già prima che decidesse autonomamente di non averne uno.
Le scommesse vanno pagate
Era marzo 2002, erano i cento giorni all’esame. La collina di fronte al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata si riempie come ogni anno di ragazzi e ragazze che festeggiano l’imminente arrivo della maturità, tra chili di arrosticini, badilate di porchetta, fiumi di vino e birra e facili conati di vomito. Oltre a ciò, il rituale prevede anche una breve sosta sobria in sacrestia per la benedizione delle penne, con le quali si affronteranno gli esami scritti.
Di ritorno da quella faticosa giornata a base di arrosticini, vino, djembe e figuracce con amici di vecchia data, passai da mia zia. Ero fiducioso che il rituale funzionasse, l’avevo completato in tutti i suoi punti, non potevo fallire. Mia zia mi chiese quanto mi aspettavo come voto finale. “80, non di più” risposi. Mi chiese anche com’era andata a San Gabriele e mi limitai agli episodi narrabili. Mi disse che lei, insieme al Comune di Città Sant’Angelo, organizzava pellegrinaggi verso San Gabriele per l’estate: ne approfittò per invitarmi. Le dissi che me li sarei risparmiati volentieri cinquanta chilometri a piedi. Rispose di tutto punto che non avevo il fisico per farlo. Sentenziai quindi: “Se prendo più di 80, verrò”.
Io non so cosa mi frullò in mente in quell’occasione, ma non deve essere stato molto diverso da quel che pensava Giovanni. A lui è toccato andare agli orali con il trattore, a me partire da Città Sant’Angelo ed arrivare al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata. Cinquanta chilometri. A piedi.
Voltare pagina
Ieri sera mio padre ha dimenticato gli occhiali a Ferri Euronics. Se n’è accorto solo quando è tornato a casa: sono occhiali da riposo, ci vede benissimo. Li aveva poggiati sul bancone e li ha dimenticati lì. Una volta a casa, dopo un buon miscuglio di imprecazioni e bestemmie, è arrivato a capire dove li avrebbe potuti dimenticare. Erano le 20:10 e i negozi a quell’ora o sono chiusi o sono in procinto di farlo.
Gli occorreva il numero di Ferri Euronics. Oggi è domenica e non avrebbe potuto recuperare gli occhiali se non prima di lunedì mattina. E lunedì lui fa la notte. Prende le Pagine Gialle, versione cartacea. La spulcia da cima a fondo. Elettrodomestici, centri commerciali. Niente, non trova niente.
Mi chiama a gran voce, io ero in camera al pc, a pubblicare un po’ di notizie per conto dell’Udu L’Aquila. Gli chiedo cosa gli servisse in quel momento, ma mi chiede di andare da lui senza se e senza ma. Arrivo quindi in sala e lo vedo imprecare contro le Pagine Gialle. Mi spiega cos’è successo e gli dico: “Bastava che mi dicessi cosa ti occorreva, te lo cerco sul web”.
Tempo dieci secondi e trovo quello che tanto animatamente cercava. Ben tre numeri di telefono differenti, non uno. Chiama a tutti e tre e capisce che potrebbe essere troppo tardi, che potrebbe non trovarci nessuno. Prende le chiavi della moto e parte.
Torna con gli occhiali. E’ ora di cena, quindi subito a tavola. Prima di tornare in camera, sparecchio e butto tutto ciò che c’è da buttare nella spazzatura. Mentre lo faccio, mi accorgo che la copia delle Pagine Gialle è finita tra una foglia di insalata e una busta vuota del caffé.
Sorrido. Ora anche mio padre ha capito da che parte stare.
In quel momento preciso
Quando apri la dispensa e le Haribo Cola (o affini) sono finite. Quando hai finito di ascoltare la libreria musicale di iTunes per la terza volta. Quando si scarica la batteria al cellulare e il caricatore è in un’altra stanza, pressoché dall’altra parte del mondo.
Quando Google Reader ti informa impietosamente che non ci sono più feed da leggere. Quando hai finito di vedere gli ultimi video caricati dai tuoi contatti. Quando su Flickr non ci sono più nuove foto da ammirare. Quando Gmail ti fa notare che, ogni tanto, anche tu hai diritto ad essere ignorato dal resto del mondo. Quando la noia generata da Friendfeed e Twitter aleggia malsana nella tua stanza.
Quando il tempo fuori non è dei migliori. Quando i biscotti finiscono. Quando anche la tua ragazza non trova soluzione migliore.
Quando tutto questo è accaduto, puoi iniziare a studiare.
Come un anno fa
C’era tutto. C’era Elena al mio fianco, dal primo all’ultimo minuto. C’erano le macerie dell’Aquila, tutto intorno, praticamente come un anno prima. C’era il freddo che ti annienta circolazione e ossa, c’era tanta gente riversata per strada. C’era la polvere nell’aria, c’era l’odore delle macerie che non ti abbandona per tutta la notte.
C’era lo smarrimento, l’incredulità, la tristezza negli occhi delle persone. C’era un silenzio indistruttibile, levigato soltanto dalle lacrime della gente. C’erano i Vigili del Fuoco, sempre in prima linea, vicini alle persone, c’erano i volontari della Protezione Civile, la Croce Rossa.
Poi arrivano le 3:00 e mi accorgo che non è tutto come quella notte. Una donna prende il microfono sotto il tendone bianco dei comitati. Scandisce ad uno ad uno il nome di tutte le vittime. No, non è tutto come quella notte. C’è un vuoto incolmabile di trecentootto anime. E poi i rintocchi delle campane, interminabili.
Capisco quello che voglio: silenzio, e basta.
Prima e dopo la cura
Dicono che certi momenti non li dimenticherai mai, che ti accompagneranno per il resto della vita, che ti daranno motivo di chiacchiera con le generazioni future. Ti rimarrà addosso la fatica spesa per arrivare all’obiettivo, ti sentirai appagato, anche se solo per qualche tempo, e libero da ogni peso.
Ciò che ti resterà per sempre è tutto ciò che avevi intorno: il calore degli amici, l’atmosfera festosa e le urla di quelle persone che ti acclamano. Qualcuno oserà anche chiederti se tutte quelle persone le hai pagate per far così tanto casino.
Non risponderai, se non con un sorriso. Ti godrai l’attimo, anche se sai che, di lì a poco, la pacchia finirà veramente. Anche perché hai dimostrato quanto vali, ti rimarrà di dimostrare quanto puoi andar fuori di senno per il divertimento. E ne uscirà qualcosa del genere.
Prima…
…e dopo la cura.
E dopo la baldoria di una notte eterna, non ti rimarrà che infilarti l’iPod, sfoggiare la più rilassata delle espressioni che puoi concedere e riprendere la strada verso ciò che ti aspetta.
