Quasi normalità
Il Rettore della Università dell’Aquila, ieri:
“Quella che state vivendo e’ una quasi normalita’, molto prossima alla normalita’” (fonte)
La bacheca degli annunci del sito istituzionale dell’Ateneo aquilano, oggi:
L’AQUILA, Zona Acquasanta, camera doppia + camera singola (disponibile da gennaio)
Comune: L’Aquila; Zona Acquasanta, camera doppia + camera singola L’AQUILA – zona ACQUASANTA – affittasi appartamento arredato – sala, cucina, bagno, camera doppia, camera singola – compreso acqua, luce, gas, riscaldamento, spese condominiali e pulizie settimanali.; Prezzo: 450 /persona euro; DISPONIBILE DA GENNAIO Tel.: 338*******;
Penso sia quasi normale chiamare la Finanza o la Prefettura.
Impressioni di settembre
Questo che vedete qui a sinistra è il volantino che pubblicizza il Villaggio Universitario, ovvero le nuove residenze universitarie destinate agli studenti iscritti all’Università di Chieti (cliccateci su per ingrandirlo).
Gli edifici sono quelli che, inizialmente, hanno utilizzato gli atleti durante la settimana dei Giochi del Mediterraneo. Una buona idea, tutto sommato. Se non fosse per quel passaggio nel quale non posso non leggerci un po’ di cinismo.
Sarei proprio curioso di verificare l’esistenza di quei criteri antisismici. Che messi lì, nel periodo più caldo per la campagna pubblicitaria di tutti gli atenei italiani, suonano alquanto beffardi.
Certo, a L’Aquila non sono da meno. Vorrei conoscere di persona – e credo non mi sia difficile – l’inventore della campagna pubblicitaria per l’anno accademico 2009/2010 dell’Università dell’Aquila.
Questo slogan campeggia in home page sul sito istituzionale e sulle pagine dei quotidiani locali.

Nel terremoto del 6 aprile sono morti 55 studenti iscritti all’Università dell’Aquila. Molti di loro abitavano in case che sono crollate come castelli di carta.
Studenti che, pur di risparmiare sull’affitto per non gravare troppo sulle spese familiari, erano disposti ad abitare in bettole affittate a prezzi esorbitanti. Studenti che pagavano l’affitto in nero, senza un contratto; nel migliore dei casi, pagavano più di quanto dichiarato nei contratti.
Studenti dimenticati, quasi completamente ignorati dai media. Studenti ai quali è stato chiesto di pagare 350 euro – a persona – per una casa a Rocca di Botte.
In una situazione del genere e dopo quello che è successo, come si può parlare di coraggio? Dov’è il coraggio quando gli studenti chiedono alle “alte cariche” dell’Ateneo di mettersi al fianco dei propri studenti nel pretendere alloggi e sicurezza? Dov’è il coraggio quando le Istituzioni – come la Regione e il Governo – sono chiamate a prendere decisioni e proporre soluzioni immediate per un problema che coinvolge il 60% degli studenti dell’Università dell’Aquila, qualcosa come 16 mila persone?
Quell’only the brave è un insulto agli studenti vittime del 6 aprile e alle loro famiglie. Suona un po’ come un invito a rischiare, ad essere partecipi di un qualcosa al quale solo i più coraggiosi possono prendere parte. E’ quanto di più meschino si potesse immaginare.
Si dice che per rialzarsi c’è bisogno prima di toccare il fondo. Bene, credo che quel momento sia arrivato.
Mentre gli altri atenei si fanno pubblicità parlando di criteri antisismici e di strutture per i propri studenti, l’Università dell’Aquila sembra partecipare ad un macabro reality. I suoi studenti vivono nella quotidiana incertezza, abbandonati da tutti, Istituzioni in primis.
Difficile prevedere il futuro, ma non è questa la strada giusta per l’ateneo aquilano. Ho quasi paura che si perda.
Quale normalità?
Spesso sento rassicurarmi che tutto procederà per il meglio, non rinunciando ai parametri qualitativi senza i quali il prestigio prenderebbe la strada dell’oblio. Sento dirmi di non dover preoccuparmi, che verrà fatto il possibile. E di questo ringrazio a voce alta.
Spesso devo sentirmi dire di capire le esigenze di alcuni. E sono consapevole. Talvolta però queste esigenze vanno ad infrangersi con esigenze di altri. E non stiamo parlando di piccolezze, come magari avveniva un giorno qualunque, in un’ora qualunque, in uno qualunque dei corridoi di Coppito 1. E parliamo di un grande numero di altri, rispetto al piccolo numero di alcuni.
Spesso sento dire in giro che bisogna tornare alla normalità, specialmente in ambiente accademico. I sacrifici che si stanno facendo in questi giorni sono molteplici, incommensurabili. Il ritorno alla normalità, però, è ancora lontano. Dobbiamo e possiamo batterci perché torni quanto prima, dobbiamo e possiamo farlo con tutte le forze necessarie.
Come se pulissimo un mobile pieno di polvere: dobbiamo strizzare e risciacquare lo straccio finché non torna puito e finché il mobile non torni allo splendore di un tempo. Nel frattempo, però, quel mobile giace lì, inutilizzabile. Su quel mobile, tante persone hanno riposto i propri sogni, i propri progetti futuri, le proprie speranze, la propria preparazione. Quel mobile, adesso, non fa parte della normalità.
Quando potrò tornare a casa – o in un qualcosa di simile -, preparare la cena e, dopo averla consumata, mettermi sui libri a studiare. Quando quella sera non mi vuole entrare in testa ciò che sto studiando e vado comunque a dormire tranquillo, perché tanto domani passo in ufficio del prof e chiedo delucidazioni.
Quando per un libro non dovrò fare chilometri, ma basterà chiederlo in biblioteca. Quando per stampare le dispense della lezione odierna non dovrò aspettare di tornare a casa, ma basterà passare in copisteria, dentro la facoltà, sorbirsi magari quei dieci o quindici minuti di fila – che spesso si tramutano in pettegolezzi o racconti della sera prima -, pagare e andare al primo banco disponibile per studiare.
Quando a pranzo non dovrò prendere alcun treno, ma basterà fare la fila a mensa e criticarla puntualmente per l’odore che emana, salutando a destra e a sinistra, chiedendo alle signore della mensa in quale modo ci avrebbero torturato in quell’occasione, per poi scherzare con la cassiera.
Quando, per un punto della tesi che non ne vuole sapere di sbloccarsi, chiudi il computer, fai giusto due o tre corridoi e chiedi al prof cos’è che non va, dove stai sbagliando. Per poi rifare gli stessi due o tre corridoi con l’espressione beata di chi ha visto la luce, e con il pensiero di chi stava sbattendo il muso su una sciocchezza da più di due giorni.
Quando saranno i tuoi compagni di corso a darti una mano, perché il docente non c’è e alle email non ti risponde, e capirai ciò che non eri riuscito a comprendere da solo, perché sai che due teste is megl che uan. Quando un problema di Ricerca Operativa lo risolverai con altre tre persone su di una lavagna panoramica, che non basterà e dovrai fare attenzione a cancellare ciò che le altre tre persone non hanno ancora finito di copiare e di capire.
Quando in Consiglio si dovrà deliberare su qualcosa di importante riguardante il tuo Corso di Laurea e dovrai organizzare un’assemblea per farne partecipi tutti gli studenti. Quando dovrai prenotare l’aula, preparare gli argomenti, riempire di volantini la facoltà e quindi prenderti le parole di quell’usciere che andrà ripetendo all’infinito “Quijju co la maja arangione ha rottu ju cazzu co ssi volandini!”.
Quando si farà l’una di notte per organizzare una manifestazione, per capire che strada sta prendendo il nostro ateneo, per fare il punto della situazione di tutte le facoltà, anche semplicemente per cazzeggiare tra un cous cous e un bicchiere di vino.
Allora potrete parlarmi di normalità. Prima di allora non avrà alcun senso, come non avrà alcun senso comportarsi come se nulla fosse successo e senza tener conto delle difficoltà che questo comporta. Prima di allora le misure da adottare dovranno essere eccezionali e mirate a continuare nel migliore dei modi, che non potrà coincidere con ciò che eravamo abituati a vivere. Non prima di allora.
Prima di allora, per me, è ancora il 6 aprile.
Ferrovie dello stato (d’emergenza)
Leggo qui.
Fino al 31 maggio 2009, i cittadini italiani e stranieri che sono stati sfollati a causa del sisma in Abruzzo potranno ottenere biglietti gratuiti per un solo viaggio di andata e ritorno per qualsiasi destinazione sul territorio nazionale, su presentazione di apposita credenziale presso le biglietterie.
Dopo il 31 maggio, si perde lo status di sfollati. Tutto torna come prima. Ok, raggiungere L’Aquila col treno è un’impresa, da qualsiasi parte dell’Abruzzo, specialmente dalla costa, dove i tempi di percorrenza sono pressocché impro-poni-bili. E magari si preferiscono mezzi più comodi come l’autobus.
Metti che invece sei uno studente. Universitario, per giunta. Hanno spostato la tua sede universitaria a Corropoli o a Castel Di Sangro. Questa è la procedura per ottenere i benefici – irrinunciabili nel più delle occasioni – di Trenitalia.
c. per gli studenti universitari saranno rilasciati abbonamenti mensili o settimanali (questi ultimi se previsti dalla normativa vigente), nel periodo intercorrente tra il primo giorno di frequenza del corso di studi ed il termine delle lezioni (e, comunque, non oltre il 31 maggio 2009) e titoli di viaggio di andata e ritorno per i giorni in cui sono previsti gli esami della sessione estiva (e, comunque, non oltre il 31 luglio 2009); per gli esami della sessione estiva gli studenti dovranno presentare in biglietteria copia della certificazione della propria partecipazione agli stessi.
A prescindere dal fatto che l’anno accademico non finisce il 31 maggio, né tanto meno il semestre, mi spiegate cosa c’è di comodo ed immediato nel presentare ogni volta la certificazione della propria partecipazione agli esami?
Visto che le biglietterie Trenitalia sono restie alle autocertificazioni e, soprattutto, visto che il sistema di prenotazione è offline dal 6 aprile (provare per credere), quale certificazione dovrebbe presentare uno studente alla biglietteria della propria stazione?
Chiedo a Trenitalia il perché di tanta burocrazia in un momento così difficile. Chiedo a Trenitalia il motivo di una scelta così lenta e macchinosa. Chiedo a Trenitalia se non fosse stata migliore una scelta univoca e duratura fino al 31 luglio.
Ah, già. Noi abbiamo il Ministro della Semplificazione. Tutto risolto, scusate.
A piccole dosi /2

Questa foto è lo sfondo del mio cellulare. Quello che era rimasto a casa di Elena e che sono riuscito a recuperare. Quello che oggi ho potuto ricaricare perché, sempre oggi, sono riuscito a recuperare tutto ciò che avevo lasciato a casa mia, a Santa Barbara, compreso il caricabatterie.
E’ stata scattata alle 8:13 del 12 febbraio 2009, nel cortile di casa mia. Facile intuire di chi sono le orme. Difficile capire quanto valga questa immagine.
Ji lo sapeo
Fase 4: io sono un geologo
- ma sti cazz’e’ strunzi, Giuliani l’aveva detto che scrocchiea na’ botta…ji lo sapeo
- eh, sci sci te raggiò, ma quissi non so boni a organizzà, ce sta sicuru qualcosa sotto, ce stanno troppi interessi
- ma che sta a dì la protezione civili è la migliore deju mondo, l’ha detto pure Bertolaso
- Allora sci
Ditemi come non si fa ad avere nostalgia di persone come queste. Patrizio, trenta e lode.
Bacco ci ha salvati
Il tempo di riaprire il centro storico. Mettete in serbo tutte le bottiglie di Altare che si sono salvate. Stiamo tornando.
