Bassezze
La volta scorsa sembrava essere un capriccio del potente di turno. Un ministro che si lamenta del pasto servitogli a pranzo, denunciando «salame rancido, ananas ingiallito, speck mediocre e pane raffermo». Un giudizio che poteva pure starci e che magari fece in privato ma, per il gioco del telefono, arrivò alle orecchie dei giornalisti e quindi di pubblico dominio. Le reazioni non tardarono ad arrivare, ristoratore incriminato su tutti. Personalmente lo ritenni un episodio che dava colore alla kermesse, anche se un colore un po’ sbiadito.
La storia si ripete oggi. Lo stesso ministro si presenta per firmare un accordo che avvierà un progetto di ricerca nel settore dell’ingegneria dei processi: una collaborazione tra DigitPA – ente responsabile dell’informatizzazione delle pubbliche amministrazione – e università, che ha come obiettivo l’introduzione di personale con qualifiche informatiche nel mondo della PA. Un progetto tutto sommato degno di nota, se si pensa che, in molti casi, i settori informatici delle PA sono in mano a persone che con l’informatica non hanno nulla a che vedere.
Un progetto che genera lavoro, insomma. Un progetto nato da un accordo doveva essere formalmente firmato oggi dal ministro alla Funzione pubblica Renato Brunetta e dall’Università, nella persona del Rettore. Capita che quest’ultimo sia influenzato e che quindi non possa presenziare alla cerimonia. Al suo posto c’è il pro-rettore Roberto Volpe. A causa di questa sostituzione, il ministro si offende e se ne va, senza firmare l’accordo.
Una figura pessima, un atteggiamento provocatorio tanto quanto inutile. Mandare all’aria un progetto per un capriccio del genere non è solo infantile, ma è per di più stupido, se non si è in grado di capirne le conseguenze. Ditemi se è ancora il caso di farsi governare da simili personaggi.
E’ un paese per vecchi
Dal quarantaquattresimo rapporto del Censis sulla situazione sociale italiana:
[...]La crisi sembra avere prodotto i suoi perversi effetti su una sola componente del mercato del lavoro, quella giovanile: nel 2009, tra gli occupati di 15-34 anni si sono persi circa 485.000 posti di lavoro (-6,8%) e nei primi due trimestri del 2010 se ne sono bruciati quasi altri 400.000 (-5,9%). Di contro, se si esclude la fascia immediatamente successiva, dei 35-44enni, dove pure si è registrato un decremento del livello di occupazione (-1,1% tra il 2008 e il 2009 e -0,7% nel 2010), in tutti gli altri segmenti generazionali, non solo l’occupazione ha tenuto, ma è risultata addirittura in crescita: è aumentata di 85.000 unita’ tra i 45-54enni (+1,4% tra il 2008 e il 2009) e di più di 100.000 tra gli over 55 (+3,7%). E i primi segnali relativi al 2010 (+2,4% per i primi, +3,6% per i secondi) sembrano andare nella stessa direzione. [...]
E, come se non bastasse:
Tra le ragioni che hanno visto cosi penalizzata la componente giovanile del lavoro, oltre al maggiore coinvolgimento nei fenomeni di flessibilita’ (tra il 2008 e il 2009, a fronte della sostanziale tenuta del lavoro a tempo indeterminato, si e’ avuta una fortissima contrazione sia del lavoro a progetto del 14,9%, che del lavoro temporaneo del 7,3%), non va trascurata la crescente inadeguatezza del sistema formativo nel produrre le competenze che servono davvero alle imprese e nel formare i giovani al lavoro. A fronte di una domanda che riflette le esigenze specifiche del sistema produttivo, l’offerta rischia di risultare poco rispondente. In pochissimi casi i giovani che si presentano sul mercato del lavoro possono vantare un’esperienza lavorativa alle spalle: tra quanti hanno 15-19 anni ha seguito nel corso degli studi un programma di formazione-lavoro il 12,3% e svolto un lavoro retribuito il 3,5%. Migliora un po’ la situazione nella fascia d’eta’ successiva, tra i 20 e i 24 anni, dove la percentuale sale al 37,2%.
Vi è poi una quota ancora estremamente ampia di giovani che si presenta sul mercato senza un bagaglio di competenze e conoscenze specifiche: tra i giovani fino a 35 anni che ricercano un lavoro ben il 37% possiede al massimo il titolo di scuola media; la maggioranza ha un diploma o una qualifica professionale (rispettivamente il 43,1% e il 6,2%) e “solo” il 13,8% e’ laureato. Infine l’offerta formativa risulta solo in parte adeguata a soddisfare i fabbisogni delle aziende, considerato che nel 26,7% dei casi queste incontrano difficoltà a recuperare le competenze tecnico-professionali di cui hanno bisogno per il ridotto numero di candidati o per la mancanza di preparazione degli aspiranti. (fonte)
Credo che non ci sia da aggiungere altro.
V(u)otare bene
When you vote conservative, you’re supporting legal bigotry, racism, sexism, and homophobia. Vote today, and please vote the right way. (fonte)
Non vi ricorda vagamente qualcuno? Non metto i link perché ho da studiare. Sa’, vorrei andarmene il prima possibile.
(via Max su Twitter).
Vergognati, infame
“En un temps record, nous avons secouru 65.000 sinistrés et reconstruit une ville entière pour ceux qui avaient perdu leur maison…” (fonte)
Peccato che da queste parti non ce ne siamo accorti.
Nel frattempo, a L’Aquila
Partito per Gagliano Aterno. Settimana di studio intenso ed aggressivo, ma insieme ad un bel gruppo di folli. Qualche guaio per la cucina, ma abbiamo pur sempre rimediato, fino ad aver risolto tutti i problemi. Pensavamo di essere sfortunati, ma non avevamo ancora visto tutto.
Tipo questo.
Gli studenti universitari a L’Aquila non hanno una mensa. Ripeto, gli studenti universitari a L’Aquila non hanno una mensa. Si sappia in giro.
Undicesimo comandamento
Non fare incazzare Paolo Attivissimo.
A lavorare
L’effetto del ritorno delle alte temperature e della bella stagione si fa sentire soprattutto a Pescara. In barba alla storia e al passato che rappresentano, i signori di Forza Nuova comunicano che
Lungi dal voler effettuare una rievocazione storica che non avrebbe più senso e logica” fa sapere il movimento, “scopo unico è trasmettere ai cittadini italiani un messaggio di riconciliazione ed unità nazionale, principi purtroppo minati dalle continue e devastanti infiltrazioni federaliste e secessioniste”. Forza Nuova chiede, pertanto, la conversione del 25 aprile in giorno lavorativo “e non” come sottolineano gli stessi nuclei “la celebrazione di una sconfitta e la sopraffazione di italiani su altri italiani”.
Dai su, zappa in mano e iniziate a dare il buon esempio.
