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Alessandro e Norman

Il cordoglio è uguale in entrambi i casi, nessuna vita vale più di un’altra. Caro Napolitano, vorrei però che tutto il paese non pianga soltanto un soldato morto in Afghanistan, ma versi lacrime anche per un giovane dottorando palermitano, al quale avevano rubato il futuro già prima che decidesse autonomamente di non averne uno.

Vergognati, infame

“En un temps record, nous avons secouru 65.000 sinistrés et reconstruit une ville entière pour ceux qui avaient perdu leur maison…” (fonte)

Peccato che da queste parti non ce ne siamo accorti.

Omonimie

Quando mi hanno detto che Alessia Mancini era un trans, mi è preso un colpo. Poi ho controllato bene.

Sporcarsi le mani

In promoting the illusion that surfing the web can change the world, clicktivism is to activism as McDonalds is to a slow-cooked meal. It may look like food, but the life-giving nutrients are long gone. (fonte)

Non l’avrei saputo dire in un modo migliore. Micah White, in un articolo ripreso anche dal Post, affronta una tematica che da sempre mi turba. Trascorrendo almeno un’ora al giorno, in media, sull’homepage di Facebook o comunque in giro per la rete, non posso fare a meno di notare l’imbarazzante quanto ingombrante presenza di contenuti moralisti e pseudoattivisti.

Credo sia impensabile fare attivismo comodamente dalla sedia di camera propria. Si rischia di far intersecare due insieme che, invece, dovrebbero andare di pari passo: informazione e attivismo. La Rete è e deve essere uno strumento di diffusione delle informazioni, regolate in base a contenuti e attendibilità (ma questo è un altro discorso). La Rete è un punto di partenza, non un punto d’arrivo: mediante le informazioni raccolte in Rete si può pensare a gettare le basi per una campagna attivista basata su tali informazioni; guai a pensare di poter fare tutto comodamente da un computer.

L’attivismo è un’altra cosa. Va vissuto quotidianamente, nei luoghi e nelle circostanze opportuni, nei modi e nei tempi che il mondo reale impone, con le persone e per le persone, face-to-face. La Rete deve essere il mezzo tramite il quale si diffonde un’idea, un’informazione o qualsiasi altro concerne il fine attivista.

L’esempio di qualcosa che si è tramutato in realtà può essere il Popolo Viola. Nato sulle pagine di Facebook e sulle pagine dei loro blog, si è diffuso per mezzo della Rete, ma allo stesso tempo ha trovato riscontro nelle persone e nei luoghi, dove un ideale è stato promosso e manifestato pubblicamente. Dalle persone. Nei luoghi. Roba da toccare con mano, da sentire con le proprie orecchie, da vedere con i propri occhi. Il 5 dicembre 2009 è stato un esempio lampante. Semplicemente un punto di partenza, ma comunque esemplare.

Fermarsi ad un clic, non andare oltre l’accettare l’invito ad un evento, non guardare oltre l’adesione ad un gruppo virtuale, è sintomo di procrastinazione, che non fa rima con attivismo, né tanto meno con soluzione, checché ne dica la lingua italiana.

Mi viene in mente il 21 luglio 2009, quando organizzammo – insieme ai ragazzi dell’Udu L’Aquila – un sit-in di protesta davanti al palazzo del Consiglio Regionale abruzzese. La situazione ci impediva di raccogliere adesioni nel modo classico – nelle facoltà, nelle aule, per i corridoi, in giro per la città -, scegliemmo quindi di adunare la popolazione anche per mezzo di eventi su Facebook. Le adesioni furono migliaia. L’appello fu raccolto a gran voce. Davanti alla Regione Abruzzo, però, eravamo in 27.

Episodi del genere mettono in luce il rischio di un attivismo on-line che allontana l’individuo dalle proprie responsabilità e lo induce a delegare, piuttosto che a partecipare. Mi dispiace per chi si sente a posto con la coscienza avendo aderito ad un gruppo o ad un causa, con un semplice clic: l’attivismo è un’altra cosa.

Bentornato

La Facoltà piena già dai primi giorni di settembre. I soliti noti che intasano la rete wireless dedicata agli studenti. Coppito con le erbacce lungo i marciapiedi che mi arrivano sotto l’ascella (e non sono basso, direi). I militari in centro. Montereale che balla troppo. Le segretarie in palla per colpa dei condizionatori, in segreteria e nelle sale server dell’Ateneo. La condomina che monta una tenda nel giardino in via del tutto precauzionale. Il Comune che chiude il centro storico in via del tutto precauzionale. Il primo attacco d’ansia in un anno e mezzo (e in 27 anni di vita) in via del tutto precauzionale.

La nuova stagione aquilana è iniziata e non ci facciamo mancare proprio niente.

Tentar non nuoce

Ho provato a godermi l’estate fino all’ultimo e, tra il fantastico mese passato a Gagliano Aterno, il bellissimo Ferragosto con Elena a Fossacesia e la chiusura col botto a San Menaio con le belve aquilane, posso dire di esserci riuscito.

Ho cercato di togliermi dalla testa strani pensieri, che a causa di Terry mi sono balenati in testa, e, tra chiusure di centri storici e gente che aspetta da una giornata intera di entrare nel proprio alloggio alla Casa dello Studente della Reiss Romoli, posso dire di esserci riuscito.

Ho provato a resistere con tutte le mie forze dal pubblicare la foto che segue e, tra il rispetto per il prossimo e la voglia di mostrare al mondo quanto sia vecchio questo paese, ho scelto la seconda.

testmedicinaaq

Test d’ingresso per Medicina. L’Aquila. Anno Domini 2010.