Due parole sull’iPad

Tralasciando l’hype iniziale dei fanatici e le frettolose parole degli scettici, mi limito a dire che l’iPad ha grandi potenzialità e margini di miglioramento. Che devono però essere colmati – e in fretta anche -, perché le lacune sono davvero tante.
Su tutti: multitasking e webcam, IMHO. Per il resto, aspettiamo la fine di marzo per giocarci un po’.

Ricordare

“I know I’m starting at a very young age. Not … even fifteen and already so independent – that’s a little hard for other people to understand. I’m pretty sure Margot would never kiss a boy unless there was some talk of an engagement or marriage. Neither Peter nor I have any such plans. I’m sure that Mother never touched a man before she met Father. What would my girlfriends or Jacque say if they knew I’d lain in Peter’s arms with my heart against his chest, my head on his shoulder and his head and face against mine!”
Anne Frank – 17/4/1944

La purezza e l’ingenuità di una ragazza nel torpore e nell’oscurità di un genocidio che segnò per sempre la storia dell’umanità. In un epoca revisionista come quella che vive il nostro paese oggi, la memoria assume un significato particolare. E mi piacerebbe che lo facesse attraverso gli occhi, le sensazioni e le parole di Anne.

Prima e dopo la cura

Dicono che certi momenti non li dimenticherai mai, che ti accompagneranno per il resto della vita, che ti daranno motivo di chiacchiera con le generazioni future. Ti rimarrà addosso la fatica spesa per arrivare all’obiettivo, ti sentirai appagato, anche se solo per qualche tempo, e libero da ogni peso.

Ciò che ti resterà per sempre è tutto ciò che avevi intorno: il calore degli amici, l’atmosfera festosa e le urla di quelle persone che ti acclamano. Qualcuno oserà anche chiederti se tutte quelle persone le hai pagate per far così tanto casino.

Non risponderai, se non con un sorriso. Ti godrai l’attimo, anche se sai che, di lì a poco, la pacchia finirà veramente. Anche perché hai dimostrato quanto vali, ti rimarrà di dimostrare quanto puoi andar fuori di senno per il divertimento. E ne uscirà qualcosa del genere.

Prima…
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…e dopo la cura.
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E dopo la baldoria di una notte eterna, non ti rimarrà che infilarti l’iPod, sfoggiare la più rilassata delle espressioni che puoi concedere e riprendere la strada verso ciò che ti aspetta.

Il bue e l’asino

Da tifoso juventino, non posso che rammaricarmi per lo scempio atletico messo sul manto verde settimanalmente dai miei beniamini. Non voglio trarre facili conclusioni, né tanto meno fare il tifoso impazzito, evitando qualunque tipo di critica prima del dovuto.

Una cosa è certa: quest’anno i tifosi juventini hanno dovuto abituarsi a qualcosa di nuovo, ad uno stile diverso. Eravamo stati abituati ad uno stile umile e combattiero, fatto di cuore fino al novantesimo e di sacrificio di squadra. Chiunque adesso stia pensando alle malefatte di Moggi e soci, può benissimo darsi all’ippica: le Juventus scese in campo in quel periodo non erano seconde a nessun’altra squadra, erano fatte di uomini che concretamente disegnavano un gioco invidiabile e spesso inarrivabile.

Viene semplicemente da chiedersi se è possibile fare peggio di così e, quindi, ci si guarda indietro nella storia recente della Vecchia Signora. Torna quindi alla mente un certo Luigi Maifredi, che nel campionato 1990/91, non andò oltre la settima posizione, totalizzando 37 punti (attualmente sarebbero 60, con 13 vittorie e 11 pareggi), a parimerito con il Napoli, dal quale prese un sonoro 5-1 nell’appuntamento di Supercoppa dello stesso anno.

Lo stesso Maifredi che critica adesso Ferrara in questa maniera. Lo stesso Maifredi che consiglia di “far meglio” a Ferrara, quando lui prese in mano una Juventus tornata ad alti livelli grazie a Dino Zoff e trasformò una Juventusiasmante in una Juventus da baracconi. Lo stesso Maifredi che non è riuscito a vincere uno scudetto con campioni del calibro di Roberto Baggio, Julio Cesar e Salvatore Schillaci.

Ferrara avrà mille responsabilità, sembra essere comunque disposto ad assumerle in toto. Poi se dà dello stupido a Maifredi, è un po’ come la classica e sempre presente scenetta del bue che dice cornuto all’asino. E viceversa.

60 punti sarebbero 14 in meno dell’anno scorso e non aiuterebbero a centrare una posizione utile per andare in Europa, neanche in Coppa Europa. A meno che il nostro sentitissimo obiettivo dichiarato per la stagione corrente non sia ambire alla Coppa Italia. Ma qualche mese fa, la melodia era diversa.

Diario di bordo

Sei nato a Bologna, in un piovoso pomeriggio di settembre. Ti hanno scritto sopra per ben trenta volte, in ventinove persone. Ti hanno sgualcito, ti hanno strappato e quindi ti ho ricomposto con dello scotch trasparente. Ti ho smarrito per un po’ di tempo, ma poi ti ho ritrovato, ma solo perché sono un po’ sbadato e farfallone.
Hai visto di tutto, pure un terremoto. Ti ho abbandonato a casa per quasi due mesi, ma sei stato uno dei primi ad uscire da quell’inferno. Fino all’ultimo, sei stato il protagonista finale di tante avventure, alcune andate lodevolmente, altre meno. Portavi addosso il peso e il valore del mio futuro, una carta di identità qualitativa lunga sei anni. Avevi il mio volto di quando ero poco più che maggiorenne: volto slavato e guance incavate, almeno quindici chili fa, pizzetto lungo e un colorito post-estivo che mi facevano sembrare un mujaheddin in erba.
Adesso, ci siamo separati per sempre. E’ una separazione consensuale, un po’ dolorosa ma solo per i ricordi che evoca. Ti ho lasciato in mani estranee, ma son sicuro che non perderai il valore che nascondi dentro. Fai buon viaggio, ovunque tu vada. Mi hai lasciato parecchio, sappi che ne farò tesoro per sempre.

Libretto

Adieu, libretto. Se vuoi, vienimi a trovare il 21 gennaio prossimo. Vedrai che a qualcosa sei servito veramente.