Somiglianze

La locandina di Killing Kasztner, documentario sull’uomo che salvò 1700 ebrei dallo sterminio nazista, vede lo stesso Kasztner ritratto di profilo. Ora sfido chiunque di voi a dire di non aver pensato a Paolo Limiti anche per un solo istante.
Dice che sono già pronto
Grazie a Giorgio, Pierluigi e alla Maurom. Vi voglio bene.
In cinque televisioni
Il vittimismo va in scena alla festa del PDL.
«SE VADO IN TV E’ UN ATTO DELINQUENZIALE» – Berlusconi parlando alla Festa del Pdl ha osservato che «se io vado a parlare in una tv è uno scandalo, se vado in una seconda televisione divento un dittatore, se vado in una terza siamo al regime e in una quarta siamo ad un atto delinquenziale. Invece Barack Obama è andato in cinque diverse televisioni a spiegare la sua riforma sanitaria e ha fatto bene, perchè i leader devono prima di tutto informare i cittadini». (fonte)
Dario ha già fatto notare che Obama non sa cosa vuol dire conflitto d’interessi, poiché non possiede né tre televisioni perché è Presidente degli Stati Uniti, né tre televisioni perché è alla guida di un colosso mediatico come Mediaset.
Io farei notare, inoltre, quanto è grande il broadcast network televisivo degli USA a diffusione nazionale. In un ambiente televisivo come quello americano, il quale non disdegna di peccare di imparzialità, le voci in coro sono tantissime: è il pluralismo, baby.
Non è come nel Bel Paese dove le posizioni dominanti del mercato televisivo sono occupate da soli due network, una controllata dal Governo mediante la Commissione di Vigilanza e l’altra controllata da un uomo che la possiede e che allo stesso tempo è a capo del Governo italiano.
Per fare un piccolo confronto, Obama che spiega la riforma sanitaria in cinque televisioni americane è un po’ come se Berlusconi avesse parlato per cinque minuti al Tg1 della riforma universitaria (prevista per ottobre, vi ricordo).
Con la sola differenza che nessuno dei direttori di quelle cinque televisioni è un manipolatore come il direttore di quel telegiornale. Al quale spetterebbe fare informazione, non al leader di turno.
Impressioni di settembre
Questo che vedete qui a sinistra è il volantino che pubblicizza il Villaggio Universitario, ovvero le nuove residenze universitarie destinate agli studenti iscritti all’Università di Chieti (cliccateci su per ingrandirlo).
Gli edifici sono quelli che, inizialmente, hanno utilizzato gli atleti durante la settimana dei Giochi del Mediterraneo. Una buona idea, tutto sommato. Se non fosse per quel passaggio nel quale non posso non leggerci un po’ di cinismo.
Sarei proprio curioso di verificare l’esistenza di quei criteri antisismici. Che messi lì, nel periodo più caldo per la campagna pubblicitaria di tutti gli atenei italiani, suonano alquanto beffardi.
Certo, a L’Aquila non sono da meno. Vorrei conoscere di persona – e credo non mi sia difficile – l’inventore della campagna pubblicitaria per l’anno accademico 2009/2010 dell’Università dell’Aquila.
Questo slogan campeggia in home page sul sito istituzionale e sulle pagine dei quotidiani locali.

Nel terremoto del 6 aprile sono morti 55 studenti iscritti all’Università dell’Aquila. Molti di loro abitavano in case che sono crollate come castelli di carta.
Studenti che, pur di risparmiare sull’affitto per non gravare troppo sulle spese familiari, erano disposti ad abitare in bettole affittate a prezzi esorbitanti. Studenti che pagavano l’affitto in nero, senza un contratto; nel migliore dei casi, pagavano più di quanto dichiarato nei contratti.
Studenti dimenticati, quasi completamente ignorati dai media. Studenti ai quali è stato chiesto di pagare 350 euro – a persona – per una casa a Rocca di Botte.
In una situazione del genere e dopo quello che è successo, come si può parlare di coraggio? Dov’è il coraggio quando gli studenti chiedono alle “alte cariche” dell’Ateneo di mettersi al fianco dei propri studenti nel pretendere alloggi e sicurezza? Dov’è il coraggio quando le Istituzioni – come la Regione e il Governo – sono chiamate a prendere decisioni e proporre soluzioni immediate per un problema che coinvolge il 60% degli studenti dell’Università dell’Aquila, qualcosa come 16 mila persone?
Quell’only the brave è un insulto agli studenti vittime del 6 aprile e alle loro famiglie. Suona un po’ come un invito a rischiare, ad essere partecipi di un qualcosa al quale solo i più coraggiosi possono prendere parte. E’ quanto di più meschino si potesse immaginare.
Si dice che per rialzarsi c’è bisogno prima di toccare il fondo. Bene, credo che quel momento sia arrivato.
Mentre gli altri atenei si fanno pubblicità parlando di criteri antisismici e di strutture per i propri studenti, l’Università dell’Aquila sembra partecipare ad un macabro reality. I suoi studenti vivono nella quotidiana incertezza, abbandonati da tutti, Istituzioni in primis.
Difficile prevedere il futuro, ma non è questa la strada giusta per l’ateneo aquilano. Ho quasi paura che si perda.
Le parole del PD
Ho dato uno sguardo alle mozioni dei candidati segretari del PD. Non so se già qualcuno s’era presa la briga di farlo, perciò ho preso i testi delle mozioni, le ho date in pasto a Wordle e questo è il risultato.
Interessante vedere quanto peso Marino dà alle parole paese, vita, sociale, democrazia e cittadini. Un po’ meno interessante è vedere il grigiore degli altri due candidati.
Primo teorema del pingback
Linkare Emmanuel Negro porta sfiga. Ti becchi l’infiammazione del nervo ottico, con conseguente lacrimazione perenne e allontanamento precauzionale da ogni tipo di monitor per almeno una settimana.
Oops, I did it again.
Apologie di reato
Faccio notare ai lor signori che di merda, su Facebook, ce n’è a volontà. Che facciamo? Denunciamo tutti per apologia al fascismo o segnaliamo a Facebook che nell’italica penisola creare certe cose equivale a violare la Costituzione Italiana (una cosuccia da niente, quindi)?
Fatemi sapere, io intanto vado a spegnere il mal di testa che mi ha procurato lo scrivere questo post (non per gli argomenti, per quelli vomito: è che sto proprio male).



