Provinciali

Romano Luperini sui critici che riducono Saviano a semplice fenomeno mediatico.

Loro appartengono alla razza di chi non conosce il trauma. Non possono che detestare Saviano, che il trauma glielo sbatte in faccia. Costoro si sono formati in anni di ilare nichilismo. Saviano è venuto dopo: appartiene alla generazione dei precari, dei giovani disperati senza futuro, che hanno molto in comune con i marginali e i migranti appena giunti nel nostro Paese.
Come possono capirlo quanti si barricano dietro una cultura italica da anni Trenta e ripetono nei confronti di Silvio Berlusconi e del berlusconismo le stesse posture che i letterati italiani misero in campo contro Benito Mussolini e il mussolinismo?
Ripropongono il vecchio strumentario di sempre del letterato italiano: la protesta politica ridotta a battute di spirito (fatte circolare, ora, via internet), la chiusura in piccole cricche, il formalismo, la difesa di una vecchia idea di letterarietà, la torre d’avorio di una presunta purezza che eviterebbe qualsiasi contaminazione con il mondo dei media. Sono dei provinciali.

Commenti

4 commenti a “Provinciali”

  1. Pierluigi on 19 luglio 2009 @ 19:08

    Magari non sarà un evento mediatico…ma nn chiamiamolo “eroe”…

  2. Pablo Moroe on 19 luglio 2009 @ 20:59

    E perché no?

  3. Pierluigi on 20 luglio 2009 @ 01:53

    Se analizzi quello che c’è scritto nel libro, molte cose, sono fatti già documentati…inchieste già finite….nomi già sentiti dappertutto.
    Sicuramente è uno che ha “sputtanato” e infastidito molte ma non mi sento di definirlo eroe, altrimenti è se lo paragonassi a persone che hanno LOTTATO contro quel tipo di delinquenza, giusto per citarne due…Falcone e Borsellino.

  4. Pablo Moroe on 20 luglio 2009 @ 11:19

    Credo che quello di Saviano sia un modo di lottare, il migliore che lui conosca, l’unico che è capace di usare.
    Ho letto sia Gomorra che La bellezza e l’inferno e posso assicurarti che denunciare anche nomi già fatti dai giornali non è semplice romanzare, ma è ben altro: è tenere viva la memoria, è parlare di un fenomeno criminale ignorato dai media e dai palazzi importanti, è entrare nel cuore delle persone che convivono quotidianamente con questo fenomeno, è aprire gli occhi alla rassegnazione.
    E’ davvero tanto altro. Forse neanche Saviano vuole sentirsi chiamare “eroe”, lui è semplicemente una persona che scrive di argomenti – e in una maniera del tutto originale – dei quali nessuno (o quasi) scrive sui mainstream media.
    Non sarà un eroe, ma è sicuramente ed indubbiamente necessario. E il coraggio, s’è visto, non gli manca.

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