Ricordatevi questi volti

E questi nomi: Aracu, Dell’Elce, Pelino, Scelli, Toto. Sono abruzzesi, ma solo fuori dalla Camera. Sono tra coloro che hanno appoggiato il “Decreto Abruzzo”, del quale si sono palesemente ignorati gli emendamenti.
Ricordateli bene.
Freelancer
E’ già successo per Il Centro (versione cartacea), ora anche Prima Da Noi si ispira alle mie fotografie. Non voglio fare il polemico, ma se vi serve un fotografo – economico ed estroverso – io sono a disposizione, ecco.
Forti e gentili sì, fessi no
Il video che vedete sopra è soltanto l’ultimo sintomo di una serie abbastanza lunga, che si profila dal 30 maggio ad oggi. Quel giorno cominciò a farsi sentire – e in maniera molto altisonante – la voce fino ad allora ignorata degli aquilani, che si radunarono alla Fontana Luminosa, per ribadire il loro diritto ad avere una casa, la loro casa, la loro città.
Nel servizio qui sopra, la costruzione – e non ricostruzione – a L’Aquila viene utilizzata come velo per altre notizie che metterebbero in imbarazzo il Premier. Che giustamente torna in grande spolvero con le promesse, a pochi giorni dalla seconda tornata elettorale dei ballottagi. Le stesse promesse che aveva fatto prima del 7 giugno, quando lui stesso – in un’ordinanza – toglieva l’esenzione dall’IRPEF nelle zone colpite dal sisma (Sulmona su tutte).
Promesse non mantenute. E gli aquilani non sono rimasti a guardare. Anzi, hanno fatto visita ai parlamentari di Montecitorio, ignorati dai mezzi di informazione (almeno in prima istanza, alle 13:30) e presi in giro da una nota parlamentare, che legge non è.
Dalle tendopoli non arrivano buone notizie. Una su tutte è quella che mi fa storcere il naso: è la denuncia di Giulietti (Idv).
Inoltre, «nei campi c’é anche il divieto di fare assemblee e di distribuire volantini. Cosa sono queste cittadelle? Dei campi di detenzione, dei centri di accoglienza? C’é un luogo dello stato dove c’é una sospensione dei diritti? Non ci possono essere – conclude Giulietti – limitazioni alla libera circolazione dei cittadini e all’articolo 21 della Costituzione» (fonte).
Cos’altro fare – e dire, e scrivere – per aprire gli occhi agli italiani?
Lo so che si passa il confine
E l’hanno superato. Leggo qui:
Insieme alla mia ragazza, mi reco al campeggio Salinello di Tortoreto per andare al compleanno di suo cugino. Siamo tutti residenti a L’Aquila e domiciliati sulla costa a seguito del terremoto del 6 aprile scorso.
Come le volte precedenti, entro alla reception pronto a dare il documento, per ricevere in cambio il bracciale di riconoscimento per poter circolare liberamente all’interno dell’impianto.
Questa volta, però, la signorina chiede gentilmente di “pagare l’ingresso”. Al mio primo stupore, segue la domanda: “Ingresso? Non sono venuto a fare le vacanze. Siamo tutti sfollati e noi vogliamo solo entrare per visitare un vostro ospite, un nostro parente, sfollato come noi. Altre volte non avete chiesto che i documenti. Cosa è cambiato? E perché?”. La signorina si impappina e mi guarda stralunata. Non voglio litigare, quindi chiamo la madre della mia ragazza che è domiciata al Salinello.
Arriva la signora, ma non c’è verso di fare capire alla signorina della reception che se siamo lì non è per una gita di piacere, né per la tintarella. C’è addirittura un padre (sempre sfollato, ovviamente) che dovrà pagare per andare a trovare il figlio per il suo compleanno. Niente.
Cominciano ad alzarsi i toni e alle nostre proteste nel sentirci dire che i domiciliati sono liberi di uscire per incontrarsi con chi vogliono, seguono sconcertanti frasi dal tono vagamente umiliante: “Ma vi ci trovate tanto bene nella parte?”.
Personalmente trovo schifoso il comportamento della direzione, lo concretizzo con un “dovreste solo vergognarvi!” ed esco. Morale della favola: 10 euro per una visita di due persone (che, per la cronaca, può durare anche un’ora, ma sempre quello è il prezzo).
Mi chiedo quante volte alcune strutture vogliono fare cassa, per l’ “ospitalità” che “offrono”. Una volta dallo Stato e una volta dagli stessi terremotati. Mi chiedo chi sono i veri sciacalli. Mi chiedo persino se non siamo troppo fessi noi che ci facciamo trattare così…
A giorni andrò a Corropoli, il campeggio in questione è di strada. Non mi costerà niente accostare e chiedere spiegazioni. Si fa così, giusto?
Refusi

con | ta | stà | re
1. v. tr. AU Palpeggiare con l’aiuto di qualcuno: c. le ministre incapaci che presentano libri di direttori incapaci.
Italian style
“Amore ma con chi stai parlando? Sei passato di nuovo al baretto?” [cit.]
We had one nice and vaguely efficient waitress who was, not surprisingly, the least glamorous of them. Mostly, though, they were typical Italian hires (one thinks of Silvio Berlusconi and his cabinet of porn actresses): tall, angular, beautiful, haughty, heavily made-up and utterly, utterly useless.
Lo trovate a Londra, al 43 di Blandford Street.
Tempi bui
I tedeschi sono andati via
Come faremo ora a liberarci?
Non possiamo neanche uccidere il re
Perché si dice siamo noi i bersagli.
Veramente vivo in tempi bui
riuscivi solo a chiedermi per quanto.
E ora son diventato buio anch’io
Che cos’hai tu da brillare tanto?
Voglio sempre più bene a questa canzone.
