Anteprime imperdibili

Lo ammetto, per un attimo ho pensato a Federica Sciarelli, ma a me piace il cinema.
Quale normalità?
Spesso sento rassicurarmi che tutto procederà per il meglio, non rinunciando ai parametri qualitativi senza i quali il prestigio prenderebbe la strada dell’oblio. Sento dirmi di non dover preoccuparmi, che verrà fatto il possibile. E di questo ringrazio a voce alta.
Spesso devo sentirmi dire di capire le esigenze di alcuni. E sono consapevole. Talvolta però queste esigenze vanno ad infrangersi con esigenze di altri. E non stiamo parlando di piccolezze, come magari avveniva un giorno qualunque, in un’ora qualunque, in uno qualunque dei corridoi di Coppito 1. E parliamo di un grande numero di altri, rispetto al piccolo numero di alcuni.
Spesso sento dire in giro che bisogna tornare alla normalità, specialmente in ambiente accademico. I sacrifici che si stanno facendo in questi giorni sono molteplici, incommensurabili. Il ritorno alla normalità, però, è ancora lontano. Dobbiamo e possiamo batterci perché torni quanto prima, dobbiamo e possiamo farlo con tutte le forze necessarie.
Come se pulissimo un mobile pieno di polvere: dobbiamo strizzare e risciacquare lo straccio finché non torna puito e finché il mobile non torni allo splendore di un tempo. Nel frattempo, però, quel mobile giace lì, inutilizzabile. Su quel mobile, tante persone hanno riposto i propri sogni, i propri progetti futuri, le proprie speranze, la propria preparazione. Quel mobile, adesso, non fa parte della normalità.
Quando potrò tornare a casa – o in un qualcosa di simile -, preparare la cena e, dopo averla consumata, mettermi sui libri a studiare. Quando quella sera non mi vuole entrare in testa ciò che sto studiando e vado comunque a dormire tranquillo, perché tanto domani passo in ufficio del prof e chiedo delucidazioni.
Quando per un libro non dovrò fare chilometri, ma basterà chiederlo in biblioteca. Quando per stampare le dispense della lezione odierna non dovrò aspettare di tornare a casa, ma basterà passare in copisteria, dentro la facoltà, sorbirsi magari quei dieci o quindici minuti di fila – che spesso si tramutano in pettegolezzi o racconti della sera prima -, pagare e andare al primo banco disponibile per studiare.
Quando a pranzo non dovrò prendere alcun treno, ma basterà fare la fila a mensa e criticarla puntualmente per l’odore che emana, salutando a destra e a sinistra, chiedendo alle signore della mensa in quale modo ci avrebbero torturato in quell’occasione, per poi scherzare con la cassiera.
Quando, per un punto della tesi che non ne vuole sapere di sbloccarsi, chiudi il computer, fai giusto due o tre corridoi e chiedi al prof cos’è che non va, dove stai sbagliando. Per poi rifare gli stessi due o tre corridoi con l’espressione beata di chi ha visto la luce, e con il pensiero di chi stava sbattendo il muso su una sciocchezza da più di due giorni.
Quando saranno i tuoi compagni di corso a darti una mano, perché il docente non c’è e alle email non ti risponde, e capirai ciò che non eri riuscito a comprendere da solo, perché sai che due teste is megl che uan. Quando un problema di Ricerca Operativa lo risolverai con altre tre persone su di una lavagna panoramica, che non basterà e dovrai fare attenzione a cancellare ciò che le altre tre persone non hanno ancora finito di copiare e di capire.
Quando in Consiglio si dovrà deliberare su qualcosa di importante riguardante il tuo Corso di Laurea e dovrai organizzare un’assemblea per farne partecipi tutti gli studenti. Quando dovrai prenotare l’aula, preparare gli argomenti, riempire di volantini la facoltà e quindi prenderti le parole di quell’usciere che andrà ripetendo all’infinito “Quijju co la maja arangione ha rottu ju cazzu co ssi volandini!”.
Quando si farà l’una di notte per organizzare una manifestazione, per capire che strada sta prendendo il nostro ateneo, per fare il punto della situazione di tutte le facoltà, anche semplicemente per cazzeggiare tra un cous cous e un bicchiere di vino.
Allora potrete parlarmi di normalità. Prima di allora non avrà alcun senso, come non avrà alcun senso comportarsi come se nulla fosse successo e senza tener conto delle difficoltà che questo comporta. Prima di allora le misure da adottare dovranno essere eccezionali e mirate a continuare nel migliore dei modi, che non potrà coincidere con ciò che eravamo abituati a vivere. Non prima di allora.
Prima di allora, per me, è ancora il 6 aprile.
In tempo per compiere 29 anni*
Il 21 dicembre 2012 sarà un giorno nefasto per chi crede nelle profezie, specialmente quelle Maya. Non voglio approfondire sull’argomento, anche perché lo ritengo superfluo, e lascio l’onore a chi vuole trarne profitto – come Giacobbo ed Emmerich -, anche se Attivissimo ha già pensato a loro.
La fine del mondo è un tema che affascina tutti, alcuni sono terrorizzati al solo pensiero, altri si sentono in dovere di difendere il mondo manco fossero Superman.
Come gli autori di questi due cartelli, fotografati nei pressi di Piazza Primo Maggio, a Pescara.


Se solo fossero scienzati anche loro, dormirebbero sonni tranquilli. Poi, se avessero ragione loro, amen.
*: essendo nato il 12 dicembre 1983, ovviamente.
Dire la verità
Proprio ieri Bertolaso nel suo primo incontro con i comitati (da notare che il primo momento di confronto avviene mentre a Roma si approva il decreto) aveva garantito che le assemblee si potevano tenere senza problemi; “però dovete dire la verità”
Sabato 27 giugno, dalle 15 in poi, a Piazza d’Armi, i comitati e gli studenti scenderanno in strada. Leggere queste cose, a meno di tre giorni dalla manifestazione, mette dentro una rabbia che è difficile trascrivere, ma sarà semplice e naturale da urlare.
Ci vediamo là.
Trova le differenze
1998. Negli Stati Uniti d’America esplode lo scandalo che passerà alla storia come Sexgate, che vede implicato il Presidente Bill Clinton in una storia di sesso orale con la propria stagista Monica Lewinsky. Non fu l’unica storia di “comportamento sessuale inadeguato”, basti citare Paula Jones.
Scandalo dell’opinione pubblica e della stampa americana ed internazionale.
Il Sexgate costò a Clinton l’impeachment, dal quale non uscì del tutto indenne: il giudice lo ritenne non colpevole per alcuni reati, ma dovette sborsare 90 mila dollari per falsa testimonianza (oltre agli 850 mila nella causa intentatagli dalla Jones).
Alle elezioni del 2000, brogli sospetti a parte, le urne diedero ragione ai repubblicani.
2009. In Italia esplode lo scandalo Velinopoli – o Sputtanopoli, o Puttanopoli, come meglio volete – che vede coinvolto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Diverse starlette ed escort raccontano i metodi di reclutamento nel Popolo delle Libertà, delle feste e delle nottate passate tra Villa Certosa e Palazzo Grazioli.
Scandalo di una parte dell’opinione pubblica e della stampa internazionale e di pochissima stampa italiana, nella quale c’è anche chi si appresta a difendere il Premier italiano.
La questione delle starlette è in qualche modo legata anche ad un giro di induzione alla prostituzione e detenzione di sostanze stupefacenti, a loro volta legate ad un’inchiesta di tangenti in ambito sanitario privato, tra imprenditori e amministratori (di centrosinistra) pugliesi.
Velinopoli non costa niente al Premier, ma costa tanto alla reputazione dell’Italia al di là delle Alpi e del Mediterraneo. Nessun “impeachment”, nessun provvedimento. Anzi, il TG1, telegiornale del servizio pubblico televisivo italiano nonché prima testata italiana, si permette il lusso di non parlare di questo scandalo.
Alle europee dello stesso anno gli italiani premiano il Presidente del Consiglio, ma non come questi sperava. Provinciali e comunali confermano la frenata e consegnano un paese spaccato – per l’ennesima volta – in due. 34 province al centrodestra, 28 al centro sinistra. 14 comuni al centrodestra, 16 al centrosinistra. E il Premier parla di “vittoria schiacciante”.
Segreti per il successo
Mia madre ha comprato, ad inizio anno, un calendario particolare, chiamato Segreti per il successo. Tralasciando i motivi dietro tale acquisto – a me ignoti -, questo calendario ha 365 frasi, una per ogni giorno.
Mi ha particolarmente colpito la frase dedicata al 20 giugno.
Quando è necessario, i veri leader fanno il loro dovere anche quando sanno che potrebbe costargli qualcosa. Sono abbastanza flessibili da sopportare le critiche ostili senza reagire e sono abbastanza umili da ammettere le loro mancanze ed accettare il consiglio degli altri.
Poi apro La Repubblica di oggi e capisco che questo calendario è stato prodotto in Svezia. Non si spiega, altrimenti.
Mike is back in town

Pare che Michael Moore stia tornando con un film sulla crisi economica. Tant’è che lo stesso Mike chiede nel teaser un po’ di soldi per salvare le più grandi banche americane. Nelle sale dal 2 ottobre.
