Fatemi capire
Ma dove mettere tutto il «circo» del G8 costituito non solo dai capi di Stato e di governo, ma dalle delegazioni e dalle migliaia di giornalisti di tutto il mondo? In totale circa 25 mila persone da alloggiare in una zona povera di alberghi. Per ora «abbiamo la fortuna di trovarci questa scuola che ha tutti gli ambiti possibili per accogliere qui tutti i capi di Stato, le delegazioni e i giornalisti».
Quindi ci sarebbero 25 mila posti dove ospitare tutta la kermesse del G8, per il quale già stava lavorando la Sardegna alla Maddalena, e non ci sono altrettanti posti per gli studenti universitari aquilani, che invece devono vedersi sbattere in giro per l’Abruzzo?
Silvio, se ci sei, batti un colpo.
L’esempio
Dato che scrivo post collegati l’un l’altro, voglio parlare dell’Ospedale San Salvatore colpito dal terremoto ed in particolare del ruolo che mio padre ha al suo interno in qualità di infermiere. Lavora presso il reparto Cardiologia, gira da un reparto ad un altro con l’apparecchio per gli elettrocardiogrammi su un carrello, lui conosce tutti, pazienti e dipendenti, per me è un eroe perchè mette davanti a sé la salute dell’individuo nel momento in cui indossa la divisa. L’ospedale è la sua vita, meglio della caffeina a mio avviso, al punto che gli piace quello che fa. Mio padre è intelligente, non si fa fregare tanto facilmente da chi ne sa meno di lui, ha una coscienza laica ed aperta pronta a confrontarsi con chiunque. A 36 GRADI c’è una sfida non ancora vinta data dalla vita che dà la spinta, ma A 360 GRADI riesce a vedere quanto è tondo il mondo e della possibilità che niente è perduto.
Niente è perduto, è l’ora di rialzarsi e ricominciare.
L’Aquila oggi
Elvio
Romano 7,5 – L’uomo partita, fa la differenza in campo con tecnica, precisione e dinamismo, ingredienti indispensabili per occasioni del genere. Regala assist a go-go e dà sicurezza alla squadra nelle retroguardie. Sempre in anticipo, la sua è davvero una prestazione con la P maiuscola. Divino.
Voglio ricordarti così. E spero che tu possa continuare ad essere divino anche lassù, in modo da ricordare al Grande Capo che quaggiù c’è bisogno di gente speciale. Non vale più la scusa che li vuole tutti vicino a lui. Non ha senso.
Arrivederci, amico molisano.
Senza parole
Io e Elena siamo vivi, ma ce la siamo vista bruttissima.
Chiunque di voi possa mettersi in contatto con la Protezione Civile o altro lo faccia e dica loro che ci sono ragazzi sotto le macerie a Roio, via Arco de’ Medici. Io ho chiamato il 115 un paio di volte, quei ragazzi devono venire fuori da lì.
Un disastro. Assurdo.
UPDATE: Sul sito dell’Udu, una pagina che raccoglie tutti i modi per aiutare la gente colpita dal terremoto.
UPDATE 2: Ci sono notizie che fanno ben sperare. Un mio amico, che abitava a Roio, mi ha detto che 4 ragazzi sono stati estratti vivi dalle macerie della parte vecchia di Roio, ovvero la zona dove vivevamo io e la mia ragazza. Per il momento non ci sono conferme né smentite, spero di poter essere sicuro al più presto. Intanto cerco di sentire gente che è rimasta su per saperne di più.
Disperato Trittico Stomp
Torno a casa tardi, ore 3:45. Serata intensa, direi intensissima. La bocca ancora allappata. Mi metto a dormire. Crollo praticamente subito. Ore 6:44 mi sveglio, non so perché.
All’improvviso arriva lei. Televisione, armadio, tavolo, armadietto, finestra, termosifone. Tutto trema. Chiamo Elena, ché di solito è lei a chiamare per prima. Dice che è tranquilla. Meno male.
Avevo messo la sveglia alle 7. Masochismo puro. Puntualmente suona. E puntualmente si accende anche il televisore della vecchia sorda del 1° piano. TG5, come ogni mattina. Puriiiiiiiiiiipiripipì.
Poi mi chiama Antonio da Pescara. Mi chiede, in preda ai risultati di una serata abbastanza pesante, se posso mandare un messaggio ad una sua amica con su scritto di chiamarlo. Ma Cristo, dico io, se non hai il fisico, datti all’ittica.
Ho ancora la bocca allappata. Bevo acqua, grave errore. Al TG5 del piano di sopra parlano del terremoto di qualche minuto prima. A me fa male la spalla sinistra.
Buongiorno il cazzo.
Quando c’era lui i treni partivano in orario
E arrivavano in orario. Poi, però, è finita la pacchia. Ma lui c’era ancora.

tags: