Nessuno tocchi Mustafa. Neanche a Lucca.

Come ho già spiegato qualche mese fa, nella mia dieta c’è spazio a sufficienza da dedicare al kebap. Non potrei proprio farne senza. Se i fatti dell’estate scorsa mi fecero storcere il naso – si parlava di chiusura dei kebap poiché “un kebab non è un buon biglietto da visita per i turisti che sbarcano nella piazza dalla vicina funicolare” – i fatti di questo inverno mi fanno letteralmente inorridire.
Lucca è la città che fa da scenografia all’ennesimo provvedimento razzista – perché di questo si tratta, non di altro – nei confronti delle attività commerciali degli immigrati regolari.
Dal provvedimento si evince che:

«Non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse»

Orribile, assolutamente incivile. Mi verrebbe da dire anticostituzionale. Non vorrei utilizzare un tono allarmista, ma sembra inevitabile. Specie se si leggono le affermazioni a corredo.
Su tutte, le parole dell’assessore Filippo Candelise fanno rabbrividire anche chi ha lo stomaco forte.

«i divieti riguardano anche pizze al taglio, Mc Donald’s, fast food, sexy shop. E non sono applicabili agli esercizi esistenti».

I sexy shop?! Continua:

«Capisco che possa generare malintesi [il riferimento alle etnie diverse, ndb], ma bisogna considerare che dentro le mura vivono 8 mila lucchesi e ci sono già 5 kebab».

Quindi? Vogliamo legiferare sul numero di kebap che possono essere in attività in una determinata area cittadina? Ma è la vicinanza al Carnevale a far pronunciare queste parole o altro?
Un piccolo confronto con L’Aquila, che ha un centro storico leggermente più piccolo di quello lucchese. Il kebap nell’arco di qualche chilometro quadrato sono 6, 2 dei quali gestiti da titolari di etnie diverse. Ora qualcuno mi spieghi se quei quattro kebap gestiti da titolari italiani debbano chiudere o meno, se la legge è davvero uguale per tutti.
Perché con etnie diverse non si vuole mirare all’aspetto culinario, bensì all’aspetto razziale. Come osserva Cairoli, la nostra cucina è un mix di pietanze proveniente da ogni angolo del Mediterraneo (se non oltre). Anche la cucina italiana sarebbe soggetta ad un simile provvedimento?
L’ignoranza e l’intolleranza manifestate prima da Bergamo quest’estate e poi da Lucca in questi giorni sono inammissibili in un paese dichiaratamente civile. Così come è inammissibile e incivile l’atteggiamento di certi amministratori xenofobi.
Leggo dal sito del Comune di Lucca che l’assessor Candelise ha la delega a Taxi e Servizi di noleggio: ne chiami uno e scelga una destinazione. Una a caso, eh.

Commenti

2 commenti a “Nessuno tocchi Mustafa. Neanche a Lucca.”

  1. paz83 on 28 gennaio 2009 @ 10:05

    ha qualcosa che ricorda purtroppo i divieti di altri tempi, basti pensare a che giorno era ieri, e ben che non sia la stessa cosa il solo fatto che ne ricordi vagamente il sapore (visto che di “cibo” si parla)dovrebbe far riflettere. Diciamolo al signor Candelise che il 70% se non di più della cucina mediterranea deriva da paesi medio orientali, compreso il caffè con cui digerisce.

  2. Pablo Moroe on 28 gennaio 2009 @ 11:28

    Hai perfettamente ragione: per non essere troppo allarmista e sensazionalista non ho voluto dirlo nel post, ma a quanto pare la somiglianza è critica.
    Mentre leggevo i vari articoli a riguardo o guardavo i vari servizi – pochi – ai telegiornali, mi veniva in mente “Children Of Men”.
    Se non l’hai visto, è un buon momento per farlo :roll:

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