Ignoti imbecilli

Abbiamo subito un attacco telematico da parte di ignoti
Ci scusiamo per il disservizio; il sito tornera’ presto online

Ringraziamo tutti per il supporto dei nostri utenti, sappiamo che in questo momento ci sono vicini!

Sabina torna presto, il Guzzanti in politica è quello sbagliato.

Update: a dimostrazione di quanto appena detto, sul sito di Paolo Guzzanti si legge:

NESSUN ATTACCO AL SITO DI SABINA GUZZANTI. SEMPLICEMENTE LAVORI IN CORSO : “abbiamo in corso un aggiornamento importante del sito sabinaguzzanti.it ci scusiamo per l’inconveniente molto presto avremo in linea il nuovo sito piu’ bello e dinamico”

Mettetevi d’accordo.

Inadempienze

Che brutta manifestazione quella di martedì.
Gente che inveiva contro il proprio Presidente del Consiglio, che chiedeva giustizia, che domandava ai propri governanti il motivo di tale corsa all’approvazione del lodo Alfano. Gente che urlava in nome della legge. Persone che parlavano di reati commessi, di reati depenalizzati e di reati deprocessati.
Indecoroso di là, scorretto di qua, scandalo a destra, ultimatum a sinistra. La piazza che inveisce contro un sistema schifoso come quello del nostro paese non è più oggetto di discussione: non deve proprio esserci. La piazza che grida giustizia crea instabilità, timore, paura negli spiriti governanti.
Il giorno dopo, tutti i telegiornali scandalizzati, tutti i servizi che chiedevano scusa a Governo e Papa, piegati a novanta.
Ma non uno, nemmeno uno solo, che abbia informato la gente su cosa avevano detto e fatto Guzzanti, Grillo e compagnia bella.
Non una parola riportata. Nemmeno mezza. Niente.

Diamo i numeri

Dopo le tariffe di Vodafone e Tim, l’avvento dell’iPhone italiano si sta dimostrando un vero fallimento. E rimarrà tale, se le compagnie telefoniche non tornano sui loro passi e la smettono di stabilire prezzi allucinogeni.
Anche se, come dice giustamente Stefano, all’estero c’è chi sta peggio. O ridimensionate le offerte, oppure il melafonino potete infilarvelo dove più vi piace.
Senza offesa, eh.

DARInchiudere


Avevo in mente di scriverne già qualche tempo fa, ma ho esitato ricordando ciò che successe quando parlai male di gente come le Blog 27. Oggi leggo un pezzo sul blog di Alessio, il quale scatena in me una liberazione dal senso di colpa, mi fornisce un’ottima giustificazione per parlarne (e ora tutti coloro che vorranno prendermi a parole diranno “Tu e Alessio non kapite un kazzo!“).
Il fenomeno da baraccone del momento porta il nome di DARI, che esordiscono con un brano che neanche la miglior Cristina D’Avena allo Zecchino D’Oro: Wale (Tanto Wale). A prescidere dalle classiche domande e affermazioni che si possono fare in queste occasioni (ma chi si sogna di produrre ’sta meba?, chi è il vostro parrucchiere, che gli presentiamo Joe Black?, se mio figlio tornasse così a casa lo manderei una settimana da Borghezio e via andare).
Il gruppo è composto da quattro tipi allegri e solari, vestiti di nero, truccati di nero, con le mutande nere e i denti neri. Il front-man sembra essere uscito da un meeting di Comunione e Liberazione per poi aver imboccato la strada sbagliata ed essere incappato, per sbaglio, nel primo negozio che smercia robe di Emily The Strange. Se agitando le dita in quel modo si rifacesse al ruotare le dita e unire le falangi del buon vecchio Elio, non mi verrebbe da consigliargli di trovare locazioni alternative dove posizionare le succitate dita.
La canzone è un inno alla poesia in tre atti, all’ultimo dei quali il cantante capisce che uno sfigato come lui non se lo tromba neanche Wale.

Wale dai ci sei? Wale dai domani cosa fai? /
terza volta che ti chiedo e non ci stai /
se Wale non mi vuoi / io mi faccio i cazzi miei.

Per poi concludere con parole forti che catturano l’emozione e ti fanno perfino apprezzare Mirko, il cantante ggiovane di Mai dire Martedì.

Il cellulare ce l’ho già spento /
perché per me sei troppo sbattimento.

Non bastava la disastrosa situazione rifiuti a rendere questo paese una vergogna. I Dari sentivano veramente il bisogno di dare il loro contributo.
Ridatemi i Gazosa. O, che ne so, il bimbo Gino.

WiMAX e mobilità

Il mio elaborato sulle caratteristiche tecniche del WiMAX inerenti la mobilità di tale tecnologia, in un’ottica alternativa a concorrenti come UMTS e LTE.

Upgrade

Sembra ieri, quando io, Simone, Matteo, Emiliano e company ci attornavamo al tavolo dell’atrio di Coppito 1. A prescindere dal fatto che oggi, quel tavolo, è stato preso in ostaggio da non si sa bene chi, quei tempi sono lontani per motivi di buon auspicio: lauree, lavoro e similari.
Un desiderio su tutti ci accomunava: essere lì con i nostri notebook e poter connettersi ad una futura e utopica rete wireless di ateneo.
Bene, ragazzi. Voi ora siete lontani, chi per un motivo, chi per un altro. Ho appena rubato un banco dal primo piano, ho sclerato perché l’adattatore ha fatto la stessa fine del tavolo, ho aperto il notebook di Elena (sapete le condizioni in cui versa la batteria del mio portatile) e vi sto scrivendo grazie alla connessione wi-fi che il nostro ateneo, dopo anni e anni, è riuscito a mettere su tra i 3 poli.
Next target: wi-fi di dipartimento. Next-next target: iPod Touch.
Ah, e quando volete, possiamo far avverare quel desiderio. Sapete dove trovarmi.

← Previous Page