Credo fermamente che, dopo l’ultima settimana, prenderò gli anni pari con cautela, senza sottovalutare la loro potenza distruttiva, denigratoria e dilaniatoria senza eguali.
Non ho fatto in tempo a ricordare come si chiuse il 2006, che i primi frutti acerbi del 2008 si fanno sentire. Il paese in mano a B, l’Inter campione d’Italia per la terza seconda volta consecutiva, le elezioni universitarie a Scienze che esulano da ogni previsione, la mancata intervista a Travaglio di venerdì sera, la gogna di Calcolo a febbraio (faccenda chiusa bene, ma a fatica). E mancano ancora 7 mesi. Se mi laureo nel 2008, però, cancello la maledizione.
Ora devo trovare una soluzione: devo decidere se trattenere il respiro per un anno, o scomparire dalla vista per 365 giorni ogni 2 anni.
Se il sintomo persiste, consultare un medico. E alla svelta.

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