Un modo alternativo per spiegare la deframmentazione

L’altra sera, in sede, è sorto un quesito abbastanza frequente tra coloro che sentono parlare per la prima volta di formattazione e/o trattamento di dischi rigidi. Un’amica mi ha chiesto cosa mai fosse la deframmentazione e perché è utile.
Purtroppo lei non è una cima in materia, e sentirsi parlare di cluster, di tracce e di byte non le avrebbe fatto sicuramente piacere. O per lo meno, mi avrebbe dato un tono abbastanza noioso, io che amo far divertire le persone e che, soprattutto, muoio al pensiero di essere causa di noia.
Perciò, in barba al miglior Beggi, l’ho introdotta nel fantastico (?) mondo della deframmentazione così come segue.

Alessia: «Ma che è ’sta deframmentazione?»
Paolo: «Vuoi la spiegazione tecnica o quella terra-terra?»
A: «Terra-terra.»
P: «Ok. Fai conto che ci sono due protagonisti: la mamma (ovvero tu) e il figlio (ovvero il PC); quest’ultimo è un disordinato senza eguali. Ci siamo?»
A: «Ok.»
P: «Fai conto che ogni tanto la mamma compra un giocattolo al figlio, glielo dà in mano e lui lo porta in camera, mettendolo dove prima gli dice il cervello.»
A: «Mh… ok.»
P: «Ora, la camera è il tuo hard-disk
A: «Bene.»
P: «Siccome tuo figlio è disordinato e mette qualsiasi giocattolo un po’ là e un po’ qua, ogni tanto lo rimproveri e gli ordini di rimettere a posto i suoi giochi.»
A: «Povero figlio mio…»
P: «Eh. Comunque… lui, che l’educazione l’ha imparata ma non la mette in pratica se nn sotto rimprovero, prende e mette a posto tutti i giocattoli nella camera. Ora, se tu ogni tanto gli compri i giochi, la camera sarà talmente disordinata che, se non gliela fai riordinare, essa diventa abbastanza inaccessibile, giusto?»
A: «Giusto.»
P: «Benissimo. La domanda sorge spontanea: ti sembra più accessibile una camera con tutte le cose disordinate in giro o una ordinata?»
A: «La seconda.»
P: «Brava. Ecco spiegato il tutto.»

Ovviamente, non ho dimenticato di dirle un particolare fondamentale: che il figlio potrà giocare solo in quello spazio non occupato dai giocattoli.
Ah, le mamme di oggi.

Commenti

14 commenti a “Un modo alternativo per spiegare la deframmentazione”

  1. Claudio on 1 novembre 2007 @ 21:37

    Spero che questa persona non debba seguire Sistemi Operativi… E se l’avesse seguito e superato sarebbe ancora più triste… :mrgreen:

  2. isazi on 1 novembre 2007 @ 23:06

    Belle spiegazioni, mi tornano in mente gli esempi che io e maz facevamo per spiegare basi di dati a felice, nel sole di collemaggio… bei tempi :)

  3. Pablo Moroe on 2 novembre 2007 @ 02:21

    @ Claudio
    Tranquillo: fa Ingegneria Gestionale (se non ricordo male). Informatica, da quelle parti, è un tabù (anche per gli ingegneri informatici, a volte).

    @ isazi
    E non oso immaginare quanto sia delicato spiegare qualcosa a Felice.

  4. Emiliano on 2 novembre 2007 @ 10:58

    Io non avrei mai pensato di spiegarlo cosi, anzi forse mi sarebbe partita solo una battuta zozza che facesse uso della parola “deframmentazione” (usata spesso da me e Zico quando ci riferivamo al fondoschiena delle ragazze) e magari non avrei risposto alla sua domanda! Quindi bravo paolo, sei sempre un professionista! :clap:

  5. minnow® on 2 novembre 2007 @ 12:38

    grazie. Ora ho capito anke io :shock:
    uahuahauh mi domandavo sempre cosa fosse. :mrgreen:

  6. Paolo Bee on 2 novembre 2007 @ 14:06

    Paolo: [inchino] e :clap: solo quando si ha assimilato talmente tanto la cosa si riesce a spiegarlo in modi così semplici!

    P.S. cos’hai da dire agli “ingegneri informatici”?!?! :lol:

  7. Pablo Moroe on 2 novembre 2007 @ 16:57

    @ Emiliano
    Quanto meno sarebbe partita anche una grassa risata dalla vostra interlocutrice. Del sano humour a sfondo sessuale ogni tanto ce lo vuole! :)

    @ minnow
    Mi raccomando, però, diffondi il verbo! E magari, dillo anche a m[a]x, almeno gli faciliterà la vita con i clienti :cool:

    @ Paolo Bee
    E’ dai tempi di Siluro Di Matteo che ce la menano con ’sta deframmentazione. Ho finalmente trovato il modo di farmi capire da chiunque mi chiedesse cos’era. :wink:

  8. - €r@SmU$ - on 3 novembre 2007 @ 03:19

    Mo provo a spiegarlo anche a mia mamma allo stesso modo….semmai ci aggiungo anche qualche scopa e aspirapolvere qua e là così rendo meglio l’idea… :clap: :clap: :lol:

  9. Claudio on 4 novembre 2007 @ 11:33

    D’accordissimo con te… Ho conosciuto un ingegnere informatico a cui, dopo essere stato 10 minuti per far funzionare un mouse PS/2 che aveva collegato DOPO l’avvio del computer, ho dovuto spieare che la PS/2 deve sentire la periferica all’avvio, con suo sommo stupore :mrgreen:

    P.S. ma se ti frego questo tema te la prendi? hai un gusto niente male :mrgreen:

  10. stefigno on 4 novembre 2007 @ 11:57

    fantastico modo per spiegarla !!

  11. Barbara on 4 novembre 2007 @ 16:11

    Hai delle doti nell’insegnamento!v :clap:

  12. Pablo Moroe on 4 novembre 2007 @ 18:26

    @ Claudio
    Beh, spero che Paolo Bee legga il tuo commento, poiché non è il primo caso che sento, ce ne sono in giro anche di peggio.
    Per il tema, ok. Tutto a parte l’header, eh.

    @ stefigno
    Rapido e indolore :D

    @ Barbara
    Vuoi vedere che tra qualche anno mi ritrovo dietro una cattedra?

  13. Paolo Bee on 6 novembre 2007 @ 23:04

    Il discorso è: io ho una gran stima di voi, siete competenti e tecnicamente molto preparati, sicuramente più di un ingegnere che molte volte è abilissimo nella teoria ma carente di pratica. Non facciamo di tutta l’erba un fascio, l’univ mi ha dato modo di conoscere ragazzi di ingegneria veramente in gamba, ve lo posso garantire…

    e io?? beh, speriamo che me la cavo!!!

  14. Pablo Moroe on 7 novembre 2007 @ 17:29

    Tranqui Paolo, anche qui ad Informatica ci sono tipi da circo. Come colui che vuole “crackare” l’iPod Nano :???: per metterci su Linux :shock: in maniera tale da vederci i film sopra :eek: e far guadagnare gli oculisti :cool:
    Come vedi – e come mi insegnano da tanto tempo – al peggio non c’è mai fine. :)

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