Tentar non nuoce

Ho provato a godermi l’estate fino all’ultimo e, tra il fantastico mese passato a Gagliano Aterno, il bellissimo Ferragosto con Elena a Fossacesia e la chiusura col botto a San Menaio con le belve aquilane, posso dire di esserci riuscito.

Ho cercato di togliermi dalla testa strani pensieri, che a causa di Terry mi sono balenati in testa, e, tra chiusure di centri storici e gente che aspetta da una giornata intera di entrare nel proprio alloggio alla Casa dello Studente della Reiss Romoli, posso dire di esserci riuscito.

Ho provato a resistere con tutte le mie forze dal pubblicare la foto che segue e, tra il rispetto per il prossimo e la voglia di mostrare al mondo quanto sia vecchio questo paese, ho scelto la seconda.

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Test d’ingresso per Medicina. L’Aquila. Anno Domini 2010.

Ridistruzione

Le immagini si commentano da sole.

Nel frattempo, a L’Aquila

Partito per Gagliano Aterno. Settimana di studio intenso ed aggressivo, ma insieme ad un bel gruppo di folli. Qualche guaio per la cucina, ma abbiamo pur sempre rimediato, fino ad aver risolto tutti i problemi. Pensavamo di essere sfortunati, ma non avevamo ancora visto tutto.

Tipo questo.

Gli studenti universitari a L’Aquila non hanno una mensa. Ripeto, gli studenti universitari a L’Aquila non hanno una mensa. Si sappia in giro.

Le scommesse vanno pagate

Era marzo 2002, erano i cento giorni all’esame. La collina di fronte al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata si riempie come ogni anno di ragazzi e ragazze che festeggiano l’imminente arrivo della maturità, tra chili di arrosticini, badilate di porchetta, fiumi di vino e birra e facili conati di vomito. Oltre a ciò, il rituale prevede anche una breve sosta sobria in sacrestia per la benedizione delle penne, con le quali si affronteranno gli esami scritti.

Di ritorno da quella faticosa giornata a base di arrosticini, vino, djembe e figuracce con amici di vecchia data, passai da mia zia. Ero fiducioso che il rituale funzionasse, l’avevo completato in tutti i suoi punti, non potevo fallire. Mia zia mi chiese quanto mi aspettavo come voto finale. “80, non di più” risposi. Mi chiese anche com’era andata a San Gabriele e mi limitai agli episodi narrabili. Mi disse che lei, insieme al Comune di Città Sant’Angelo, organizzava pellegrinaggi verso San Gabriele per l’estate: ne approfittò per invitarmi. Le dissi che me li sarei risparmiati volentieri cinquanta chilometri a piedi. Rispose di tutto punto che non avevo il fisico per farlo. Sentenziai quindi: “Se prendo più di 80, verrò”.

Io non so cosa mi frullò in mente in quell’occasione, ma non deve essere stato molto diverso da quel che pensava Giovanni. A lui è toccato andare agli orali con il trattore, a me partire da Città Sant’Angelo ed arrivare al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata. Cinquanta chilometri. A piedi.

Un branco di cani morti. O quasi.

Ci sarà gente che dirà che è colpa della sfortuna, dell’amico che ha giocato contro l’Italia una schedina alla Snai, di quello che portava la bandiera al collo, di quello che non vedeva mai la partita con te, degli astri e delle comete. Ci sarà chi dirà che sotto Berlusconi non vinciamo mai un cazzo di niente (pura statistica). Ci sarà chi dirà che tutti sono allenatori, ma in questo caso chi non si sa pronunciare farebbe meglio a tacere. Ci sarà chi darà la colpa ai vuvuzela, chi a Marino Bartoletti (?) o a Salvatore Bagni (!).

Stronzate.

Chiedetelo a Quagliarella di chi è la colpa e, tra le lacrime, inizierà a sbranare uno a uno i propri compagni di reparto e, dulcis in fundo, il proprio mister. Addio Sud Africa, e grazie per averci riportato sulla terra.

Marchetti

Fino a quattro anni fa non eri neanche il portiere titolare all’Albinoleffe. Poi si son accorti delle tue qualità e ti hanno affidato la protezione del sette. Eri comunque sempre all’Albinoleffe.

Approdi a Cagliari, in prestito, anche lì senza un posto sicuro da titolare. Provieni da Biellese, Pro Vercelli e – come già detto – Albinoleffe. Non tutti ’sti grandi nomi, ecco. Ti mettono alla prova e tu ricambi la fiducia. Siamo al 2009.

Ti premiano come miglior portiere dell’anno e in Sud Africa ci vai con il primo aereo. Davanti a te hai il miglior portiere del mondo. I portieri in seconda e in terza, al mondiale, vanno per fare le foto, di solito.

Càpita poi che alla prima partita, quel mostro sacro di Gianluigi si ricordi di avere un’ernia discale. E ti ritrovi gettato nella mischia, a difendere la porta di quella patria di portieri che hanno fatto la storia del calcio mondiale.

Metti così tutti e due i piedi, ma soprattutto tutte e due le mani, nella storia. Riflettori che ti abbronzano. Tensione alle stelle. E quattro anni fa giocavi alla Biellese. Quattro anni fa ammiravi le gesta di Gianluigi dal divano di casa tua e sicuramente pensavi “Immaginatevi se ci fossi io al posto suo”. Ecco, appunto.

Se mi dovessero chiedere dove vorrei fare un viaggio, in questo preciso istante risponderei “Nella mente di Federico Marchetti”. Penso che nessuna agenzia mi potrebbe segnalare un posto più esaltante.

Tengo che ffà

E’ che le ultime volte che ho scritto sul blog quali erano i miei progetti, è sempre – più o meno – andato tutto a puttane. Perciò sappiate che il tenutario al momento ha solo il tempo di dirvi che qui il mare lo si vede col binocolo, il caldo lo si soffre, che di cose da dire ce ne sarebbero tante ma al momento bisogna rimandare.
A presto e poco casino.