6 modi per sconfiggere il writer’s block

È passato troppo tempo da quando avevo l’abitudine di scrivere regolarmente. Un’abitudine che finalmente posso recuperare. Da lunedì scorso, infatti, ho l’obiettivo di scrivere almeno due volte a settimana.

Tuttavia, prima di scrivere questo post, ero steso sul letto, a guardare il soffitto, e continuavo a chiedermi cosa avrei potuto scrivere. Dopo un abbondante quarto d’ora, ancora niente: il tanto temuto blocco.

Ho pensato che tornare a scrivere è un po’ come tornare a correre. Non si diventa maratoneti correndo quarantadue chilometri il primo giorno, ma iniziando a percorrere un paio di chilometri, a ritmo molto blando e con i polmoni doloranti a pochi metri dall’arrivo.

Fortunatamente, mi son tornati in mente alcuni “trucchi” che ho imparato – o escogitato – negli anni passati.

Ora non voglio fare l’esperto di turno, non lo sono affatto. Per me la scrittura è un hobby che voglio perfezionare, per farlo diventare qualcosa di più di un semplice passatempo.

In questo post voglio semplicemente condividere la mia esperienza personale e qualche metodo che spesso mi aiuta a superare il famigerato writer’s block e vince la tentazione di lasciare il laptop sulla scrivania mormorando «Lo farò più tardi».

Compilare una lista

Uno dei principi basilari della scrittura è scrivere di ciò che si conosce. Potremmo anche lavorare di fantasia, ma partiremmo pur sempre da qualcosa che ci è vicino, che possiamo toccare con mano, qualcosa di reale che appartiene alla nostra quotidianità.
Tutto quello che occorre è quindi un foglio di carta e una penna, dove elencare tutto ciò che si conosce. La mente comincerà ad elaborare da sola i concetti chiave, inizierà a collegare i punti, e la lista si tramuterà in frasi, le frasi paragrafi, i paragrafi in sezioni, le sezioni in capitoli.
È proprio questo il “trucco” che ha dato origine a questo post. Guardare il soffitto non mi avrebbe portato da nessuna parte.
E non importa cosa elenchiamo. Ho iniziato con “Amsterdam”, per poi aggiungere “bicicletta”, “pallavolo”, “Olanda”, “birra”, “vino”, “calcio”, “analisi funzionale”, “mutui”, “politica”. Quando sono arrivato a “writer’s block” ho capito che avrei potuto condividere un’esperienza interessante.

Free writing

Ciò che blocca è, molte volte, la vera via di fuga. La mente non è mai vuota, e il writer block non è sinonimo di nulla, ma è un’ossessione che ci fa ripetere una cosa sola: non sappiamo cosa scrivere.
Dobbiamo invece spendere quelle energie per pensare a qualcos’altro, qualsiasi cosa. A cosa ci è successo oggi, a quell’amica che avete incontrato ieri, al nuovo collega che arriverà domani, a cosa potrà accadere nel weekend. E mettetelo nero su bianco.
L’obiettivo non è scrivere la nuova Divina Commedia: la strada per arrivare a quel punto è lunga, ma ciò che deve appassionare è percorrerla. Armarsi dei soliti foglio bianco e penna, lasciare uscire i pensieri e non fermarsi fino a quando la mano non vi chiederà pietà. Senza accorgersene, il foglio avrà almeno una decina di righe, e la mente  già viaggia verso il prossimo paragrafo. L’appetito vien mangiando.

“200 crappy words a day”

The Subtle Art Of Not Giving A F*ck, di Mark Manson ha un capitolo molto interessante, intitolato “Do Something”, fa’ qualcosa. In questo capitolo si cita un esempio mirato proprio a risolvere il blocco: “duecento parole schifose al giorno”, senza badare a qualità e contenuti. Non si scrive un romanzo in ventiquattro ore, ma ogni duecento parole il racconto prenderà forma, e la cambierà più volte, vedrà apparire dettagli che duecento parole prima non si immaginavano neanche.

Leggere

T.S. Eliot scrisse “Immature poets imitate, mature poets steal”. Prendere ispirazione, imparare o, perché no, copiare lo stile di un autore, mettendoci del proprio. Leggere una storia, immedesimarsi, e raccontarla come se si fosse vissuta in prima persona. Usando le parole di quell’autore, la metrica o la scelta lessicale. La mente olierà gli ingranaggi e il resto sarà in discesa.

Gli incipit

Così come ogni viaggio inizia con un passo avanti, ogni storia inizia con una frase. Quando la mente è pigra e non riesce a generare nulla di utile, chiedere un suggerimento non è mai sbagliato. Scrivere un incipit (o prompt) suggerito da qualcun altro è come spingere un’automobile ingolfata. Dopo qualche metro, il motore tornerà a funzionare. Ma dove prendere ispirazione? Personalmente, attingo frequentemente dalle seguenti fonti:

L’ultimo non è un libro di incipit, ma una lista di parole lunga 612 pagine. Ne estraggo tre a caso e cerco connessioni tra di loro. Di solito ne esce qualcosa di veramente imbarazzante, ma anche quel tripudio di nonsense sarà servito a dare una spinta alla mente che era bloccata.

Muoversi

Ammetto che uso questa tecnica come ultima spiaggia, poiché non contempla l’atto di scrivere. Tuttavia, è una delle più efficienti.
Camminare o pedalare, da soli o in compagnia, non importa. L’importante è muoversi. La staticità del corpo influisce anche sulla mente. Il corpo non si muove, perché dovrebbe farlo il cervello? E allora via. Al mare, al parco, in centro, con i pattini, in bici. Ovviamente non vale fare su e giù per la camera da letto, alla mente serve più spazio.

È incredibile come ognuno di questi metodi sia fruttuoso ai fini della liberazione dal blocco dello scrittore. Io ne ho utilizzato solo uno e sono passato dal fissare il soffitto a scrivere quasi 1000 parole in soltanto mezz’ora.

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