Le tre anatre

Stamattina, il solito sole tiepido che nasce dall’Amstel sembra essere più limpido del previsto. Un’altra bella giornata di sole, la sesta in nove giorni. Meglio non abituarsi.

Anche il tragitto da Van Boshuizenstraat a Bullewijk ha riservato sorprese. La coincidenza a Zuid è stata rapidissima. È la prima volta che mi capita di scendere dal 51 per finire dritto nell’ultimo vagone del 50, direzione Gein. Solitamente, l’attesa non scende sotto i cinque minuti. Per non parlare della metro. Nonostante mancasse un quarto d’ora alle nove, era semideserta. Abitualmente, si sta come le sardine, almeno da Zuid fino a Bijlmer-Arena.

Da qualche giorno, era tornata la fragranza contadina che investe la pianura di Amsterdam in periodi un po’ più caldi. Quell’inconfondible odore di letame che arriva dalle campagne vicine e che segna il cambio di stagione, come le rondini in terra natìa. Scomparso anche quello.

«Se questo è il buongiorno non può che essere una giornata ricca di sorprese», penso.

Il vialetto che porta dal sottopassaggio della metro al mio ufficio è attraversato da un largo canale, dove uccelli di ogni tipo passano l’intera giornata. Cigni, papere nere, anatre selvatiche, gabbiani, piccioni. A tagliare il canale in due, c’è un ponticello di legno che permette a tutti coloro che lavorano in Hogehilweg di arrivare sul proprio posto di lavoro.

La mia attenzione cade su un trio di anatre che è intento a uscire di corsa dall’acqua, per superare la collinetta che fa da base al ponticello. A guidare la coda c’è un’anatra presumibilmente femmina, dato il piumaggio (ndb, confermerò più tardi che era veramente femmina). Corre verso la riva come per scappare dai due maschi inseguitori. Uno dei due era più veloce, le corre dietro fin quando lei raggiunge la parte di canale al di là della collinetta. Lei si tuffa in acqua, intenta ancora a scappare e il maschio in vantaggio le corre ancora dietro, nuotando velocemente. La corsa continua fino a metà canale, quando lei spicca il volo e va via verso l’altro ponte, che dista cinquecento metri dal primo.

Il primo inseguitore si perde d’animo quasi subito e rinuncia. L’altro, invece, che era rimasto sulla collinetta ad osservare la scena, non ci pensa due volte e si libra in volo non appena vede l’esemplare femmina spiccare fuori dall’acqua. E la raggiunge. Per far cosa non lo so, ma ho una mia teoria a riguardo. L’altro maschio, nel frattempo, risale il canale verso il primo ponticello, con il fare di chi è consapevole di aver perso una grossa opportunità.

Sarà che non ancora avevo bevuto il mio caffé, ma ho avuto una sorta di illuminazione. Io sono in una situazione non molto diversa dalle due anatre maschio. Devo solo scegliere che ruolo ricoprire. Se rinunciare alla prima difficoltà o spiccare il volo e far capire all’anatra femmina che, prima di fuggire, sarebbe il caso di confrontarsi.

Ok, la chiamo.

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