La luna e il dito

Premessa: la concezione di politica del Movimento 5 Stelle dista anni luce dalla mia.

Detto questo, l’abrograzione dell’articolo 67 della costituzione, supportata da Grillo e soci, è alla ribalta della cronaca politica di queste ore. Si può essere favorevoli o contrari a questa proposta, ma si deve essere obiettivi nell’analisi.

E in questo, i giornalisti di Repubblica.it peccano di malizia. In questa foto comparsa oggi sulla testata on line, si fa notare come Beppe Grillo – o chi per lui – abbia citato l’articolo 67 della costituzione a difesa della sua tesi, che vedeva Giovanardi colpevole – giustamente – di fare l’interesse dei suoi elettori e non dell’intera nazione.

Nel post di accusa a Giovanardi, Grillo specifica anche quanto segue (righe che non compaiono nella foto):

Il dipendente Giovanardi è un dipendente extra-costituzionale. Non risponde alla Nazione, ma solo ai suoi elettori.

È evidente come Grillo voglia far uso dell’articolo 67 per ricordare a Giovanardi che chi siede a Montecitorio è al servizio dell’intero Paese, sia di chi acconsente sia di chi dissente. In sostanza, Grillo – con tanto di grassetto – si riferisce alla prima parte dell’articolo 67.

Il giornalista che ha redatto la didascalia della foto afferma, però, quanto segue:

L’articolo 67 della Costituzione sull’assenza di vincolo di mandato, “pilastro delle democrazie parlamentari” secondo illustri costituzionalisti, è nel mirino del leader dei 5 Stelle. Eppure, una volta, a Beppe Grillo quell’articolo piaceva, come ci segnala un lettore su Facebook. Era il dicembre 2005. Durante un’intervista a Radio24, l’allora senatore Udc Carlo Giovanardi affermò di non essere dipendente di nessuno se non dei suoi elettori. Beppe Grillo, il 29 dicembre di quell’anno scrisse un post sul suo blog (in foto) e ne chiese le dimissioni in quanto, secondo l’articolo 67 della Costituzione Italiana, “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”, non soltanto la parte dei propri elettori. Una difesa di quel principio oggi tanto vituperato ribadita anche qualche anno dopo, e precisamente in un post del 10 agosto 2010 a proposito delle mancate dimissioni di Gianfranco Fini da presidente della Camera, richieste dal Pdl dopo lo strappo di Fini con il partito di Berlusconi. A dimostrazione che “i cambi di casacca” non sono poi così infrequenti nemmeno per il comico genovese

Mi dispiace contraddire il giornalista, ma questo articolo non dimostra un bel niente. Perché come è ben noto, la battaglia del M5S è sul vincolo di mandato e non sulla rappresentanza dei parlamentari. A prescindere dal vincolo – su che base? -, non si può parlare di cambio di casacca, né tantomeno di condivisione di un articolo in prima istanza e di avversione in una seconda.

È altresì vero che non si può abrogare un intero articolo, per poter mettere in risalto un concetto contrario ad una parte di esso. In sostanza, è più logico proporre la modifica piuttosto che la cancellazione di tutto l’articolo 67. E soprattutto, Grillo ha i numeri per una riforma costituzionale?

A conti fatti, questa foto dimostra esclusivamente due cose: la malafede del giornalista di Repubblica.it, che ha tentato – in maniera ahimè ridicola – di fuorviare l’opinione del lettore e la marginalità del metodo promosso dal M5S.

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