Le scommesse vanno pagate

Era marzo 2002, erano i cento giorni all’esame. La collina di fronte al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata si riempie come ogni anno di ragazzi e ragazze che festeggiano l’imminente arrivo della maturità, tra chili di arrosticini, badilate di porchetta, fiumi di vino e birra e facili conati di vomito. Oltre a ciò, il rituale prevede anche una breve sosta sobria in sacrestia per la benedizione delle penne, con le quali si affronteranno gli esami scritti.

Di ritorno da quella faticosa giornata a base di arrosticini, vino, djembe e figuracce con amici di vecchia data, passai da mia zia. Ero fiducioso che il rituale funzionasse, l’avevo completato in tutti i suoi punti, non potevo fallire. Mia zia mi chiese quanto mi aspettavo come voto finale. “80, non di più” risposi. Mi chiese anche com’era andata a San Gabriele e mi limitai agli episodi narrabili. Mi disse che lei, insieme al Comune di Città Sant’Angelo, organizzava pellegrinaggi verso San Gabriele per l’estate: ne approfittò per invitarmi. Le dissi che me li sarei risparmiati volentieri cinquanta chilometri a piedi. Rispose di tutto punto che non avevo il fisico per farlo. Sentenziai quindi: “Se prendo più di 80, verrò”.

Io non so cosa mi frullò in mente in quell’occasione, ma non deve essere stato molto diverso da quel che pensava Giovanni. A lui è toccato andare agli orali con il trattore, a me partire da Città Sant’Angelo ed arrivare al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata. Cinquanta chilometri. A piedi.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *