Come un anno fa

C’era tutto. C’era Elena al mio fianco, dal primo all’ultimo minuto. C’erano le macerie dell’Aquila, tutto intorno, praticamente come un anno prima. C’era il freddo che ti annienta circolazione e ossa, c’era tanta gente riversata per strada. C’era la polvere nell’aria, c’era l’odore delle macerie che non ti abbandona per tutta la notte.

C’era lo smarrimento, l’incredulità, la tristezza negli occhi delle persone. C’era un silenzio indistruttibile, levigato soltanto dalle lacrime della gente. C’erano i Vigili del Fuoco, sempre in prima linea, vicini alle persone, c’erano i volontari della Protezione Civile, la Croce Rossa.

Poi arrivano le 3:00 e mi accorgo che non è tutto come quella notte. Una donna prende il microfono sotto il tendone bianco dei comitati. Scandisce ad uno ad uno il nome di tutte le vittime. No, non è tutto come quella notte. C’è un vuoto incolmabile di trecentootto anime. E poi i rintocchi delle campane, interminabili.

Capisco quello che voglio: silenzio, e basta.

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