Questione di dignità

La notte del terremoto eravate qui, a cercare di salvare le persone da sotto le macerie, un po’ disorientati, spaesati, increduli e soprattutto disorganizzati. Ma eravate lì e questo basta.

Ora però guardatevi allo specchio, guardate i vostri colleghi e chiedetevi che ruolo avete. Chiedetevi cosa pensavate il giorno che avete giurato di difendere anche con la vita il vostro paese. Chiedetevi quali erano i vostri sogni quando avete fatto quella scelta e quindi avete intrapreso quella carriera. Chiedetevi se il vostro Ministro di riferimento non vi stia ridicolizzando davanti alla nazione.

Vi hanno messo a fare la guardia all’immondizia, vi hanno messo di guardia ai musei in nome di un allarme terroristico mai effettivamente riscontrato, vi costringono a turni di notte a sorvegliare il nulla della zona rossa. Adesso La Russa pensa addirittura di impiegarvi per la rimozione delle macerie.

Ribellatevi, cazzo. Chi vi parla non è mai stato militare e ne va fiero. E mai lo sarà, se non in casi estremi. Fossi in voi non mi renderei complice di una militarizzazione e di una missione mediatica del genere. Ricordate sempre che, sotto quella mimetica, ci sono degli uomini, ricchi di coscienza, diritti e dignità. Ricordate sempre che dovete difendere la vostra patria impugnando delle armi quando è necessario, e non delle pale per spalare merda o chissà che altro.

E se serve una mano, fate un fischio.

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