Diario di bordo

Sei nato a Bologna, in un piovoso pomeriggio di settembre. Ti hanno scritto sopra per ben trenta volte, in ventinove persone. Ti hanno sgualcito, ti hanno strappato e quindi ti ho ricomposto con dello scotch trasparente. Ti ho smarrito per un po’ di tempo, ma poi ti ho ritrovato, ma solo perché sono un po’ sbadato e farfallone.
Hai visto di tutto, pure un terremoto. Ti ho abbandonato a casa per quasi due mesi, ma sei stato uno dei primi ad uscire da quell’inferno. Fino all’ultimo, sei stato il protagonista finale di tante avventure, alcune andate lodevolmente, altre meno. Portavi addosso il peso e il valore del mio futuro, una carta di identità qualitativa lunga sei anni. Avevi il mio volto di quando ero poco più che maggiorenne: volto slavato e guance incavate, almeno quindici chili fa, pizzetto lungo e un colorito post-estivo che mi facevano sembrare un mujaheddin in erba.
Adesso, ci siamo separati per sempre. E’ una separazione consensuale, un po’ dolorosa ma solo per i ricordi che evoca. Ti ho lasciato in mani estranee, ma son sicuro che non perderai il valore che nascondi dentro. Fai buon viaggio, ovunque tu vada. Mi hai lasciato parecchio, sappi che ne farò tesoro per sempre.

Libretto

Adieu, libretto. Se vuoi, vienimi a trovare il 21 gennaio prossimo. Vedrai che a qualcosa sei servito veramente.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *