Dolore e domande

Tutto quello che riesco a fare, è partecipare al cordoglio delle famiglie di quei sei soldati. Sei uomini, per lo più ragazzi. Il più anziano di loro aveva 37 anni, tre di loro erano ventiseienni. Miei coetanei. A questa età sei nel pieno dell’attività frenetica per gettare le basi del tuo futuro. Credo che tutti noi cittadini dovremmo sentirci vicini al dolore dei padri, delle madri e delle mogli di questi sei uomini.
E in un secondo momento, quando il dolore sarà parzialmente svanito, cominciare a farsi le domande giuste.
Chiedersi perché quei ragazzi erano in Afghanistan, ovviamente non il motivo che li ha spinti a scegliere una carriera militare, bensì per quale motivo il loro Governo ha deciso di essere parte attiva in questa guerra. E chiamiamola guerra, per favore: chi parla di missione di pace è un ipocrita. Emergency è in missione di pace, non l’Esercito Italiano.
Chiedersi se è il caso di andare in diretta TV con tanto di videowall riempiti di scritte come “Italiani Sotto Attacco”. Enfatizzare maldestramente la tragedia di questi sei soldati è quanto di più meschino si possa fare. Gli italiani sono sotto attacco da quando il Governo ha scelto di prendere parte a questo conflitto. Così come lo sono gli alleati.
Chiedersi perché non si ripudia la guerra costantemente – come vuole l’articolo 11 della nostra Costituzione -, non solo a tragedia avvenuta. I soldati americani che hanno perso la vita nel conflitto iracheno sono 4344. E se provate a fare la media dell’età tutto quello che otterrete sarà un brivido lungo la schiena e la pelle d’oca. Stessa cosa per la missione Enduring Freedom in Afganistan, dove il numero di vittime militari americane ammonta a 836. Questa è una vera e propria strage, alla quale abbiamo scelto di prendere parte volontariamente.
Chiedersi se è il caso di chiamarli eroi, visto che sono parte di una vera e propria invasione, capitanata dagli Stati Uniti e portata avanti per 8 lunghi anni e che, purtroppo, vede lontana la fine. Se li chiamassimo eroi, giustificheremmo questa invasione. Sono caduti in guerra. Erano persone che hanno scelto la carriera militare consci del rischio che correvano. Sono soldati che meritano tutto il rispetto e il cordoglio per la loro morte. Personalmente, ho un’idea diversa di eroi: definirei così i vigili del fuoco che l’11 settembre hanno dato la loro vita per salvare quella di migliaia di persone, definirei così i loro colleghi che hanno rischiato la vita a L’Aquila per salvare la gente da sotto le macerie, definirei così i volontari di Emergency, della Croce Rossa Italiana e della Protezione Civile, che mettono a disposizione il loro tempo per il benessere di chi è in una situazione disperata.
Chiedersi se è il caso di creare gruppi su Facebook come questo.

Caduti

Per quale patria? La nostra patria, che fortunatamente non è stata colpita da nessun attacco terroristico e che non è oggetto di difesa militare in questo periodo? O la patria degli afgani che abbiamo deliberatamente invaso e occupato con la forza militare? Se davvero vogliamo onorare i morti per la patria, onoriamo i partigiani, onoriamo chi ha dato la vita per la Resistenza, onoriamo chi ha pagato con la vita la lotta alle mafie che uccidono il nostro paese. I veri caduti per la Patria che sono meritevoli d’onore sono loro.
Arriverà il tempo delle domande, chissà se arriverà mai il tempo delle risposte.

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