Provinciali

Romano Luperini sui critici che riducono Saviano a semplice fenomeno mediatico.

Loro appartengono alla razza di chi non conosce il trauma. Non possono che detestare Saviano, che il trauma glielo sbatte in faccia. Costoro si sono formati in anni di ilare nichilismo. Saviano è venuto dopo: appartiene alla generazione dei precari, dei giovani disperati senza futuro, che hanno molto in comune con i marginali e i migranti appena giunti nel nostro Paese.
Come possono capirlo quanti si barricano dietro una cultura italica da anni Trenta e ripetono nei confronti di Silvio Berlusconi e del berlusconismo le stesse posture che i letterati italiani misero in campo contro Benito Mussolini e il mussolinismo?
Ripropongono il vecchio strumentario di sempre del letterato italiano: la protesta politica ridotta a battute di spirito (fatte circolare, ora, via internet), la chiusura in piccole cricche, il formalismo, la difesa di una vecchia idea di letterarietà, la torre d’avorio di una presunta purezza che eviterebbe qualsiasi contaminazione con il mondo dei media. Sono dei provinciali.

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