A piccole dosi

Da nove anni abito a Pescara centrale. La prima cosa che costruimmo in camera mia, quando traslocammo da Montesilvano, fu la libreria. La mettemmo appesa ad un muro portante, caricandola di libri, quaderni, compact disc, vinili, soprammobili e cose di altro genere.
Sotto la libreria, il mio letto da due metri e mezzo. Quando mi trasferii a L’Aquila, il mio letto seguì il padrone e sotto la libreria andò a finire il letto di mia sorella.
Ho dormito per più di 8 anni con la libreria sopra alla testa, senza mai preoccuparmene.
Dalla notte del 6 aprile, dopo la drammatica avventura a L’Aquila, ogni sera spostavo il letto da sotto alla libreria, vicino alla scrivania, in modo da non avere niente a meno di 2 metri di distanza, sopra alla testa.
Da ieri notte, invece, il letto non lo sposto più. Son tornato a dormire sotto la libreria.
Per alcuni di voi potrebbe voler dire poco, ma per me è un piccolo grande passo verso il ritorno alla normalità. E potervelo raccontare mi riempie di gioia.

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