Il pastore

Questa è la storia di un pastore, il migliore della sua vallata. E’ bravissimo, dal suo allevamento escono i migliori prodotti, i più invidiati della vallata: ricotte, formaggi, persino la miglior lana che si possa desiderare.
Lo conoscono tutti, è davvero bravo, fa invidia a tutti gli altri pastori della valle.
Nel suo ranch ci sono tante pecore, che contribuiscono alla sua fama di buon pastore: alcune sono bianche, molte sono nere. Il pastore dona molte attenzioni alle pecore bianche, le tratta con cura e riserva loro trattamenti particolari. Quando invece ha a che fare con le pecore nere, è sempre un po’ titubante e impone loro compiti davvero complessi. Di questo le povere pecorelle nere ne risentono, ma fanno ciò che possono e tirano avanti, contribuendo anche loro – in un modo o nell’altro – al successo del pastore. Tant’è che costruì un muretto assai resistente per separare il gregge delle pecore bianche da quello delle pecore nere.
Il pastore ha un piccolo vizio. Spesso e volentieri, tende a far scontrare le pecore bianche con le pecore nere. Le pecore nere, seppur in superiorità numerica, sono in difficoltà, poiché le pecore bianche hanno tutti i favori del pastore. E quel muro, poi.
Un giorno capitò che il pastore, dopo tanto lavoro, volle riposarsi. Si concesse quindi una vacanza di un annetto.
Lasciò sole le sue pecore, che inizialmente diffidavano le une dalle altre. Col passare del tempo, però, le pecore nere si accorsero che le pecore bianche non avevano niente di così speciale, e le pecore bianche si accorsero che le pecore nere non erano poi così ostili. Cominciarono a lavorare insieme, a comunicare tra di loro, ad abbattere quel muro che le separava e che il pastore aveva costruita con tanta cura.
Fu davvero un’annata doc. Da quel gregge uscirono prodotti ottimi. Le pecore bianche si trovarono a proprio agio al fianco delle pecore nere, e viceversa.
Un giorno, però, la vacanza del pastore volse al termine e questi, di gran carriera, s’incamminò sulla strada di casa. Una volta nel suo allevamento, inorridì per quello che le pecore bianche e le pecore nere avevano combinato, s’imbestialì per non aver ritrovato quel muro e andò su tutte le furie quando vide che pecore nere e pecore bianche si erano in un certo senso mescolate.
Ancora di gran carriera, cominciò a ricostruire quel muro e a ripristinare le regole che, secondo lui, furono infrante. Le pecore nere rimasero allibite e guardavano il pastore esterrefatte, si chiedevano il perché di tanta rabbia. Le pecore bianche, dal loro canto, rimasero impassibili ed indifferenti, alcune di loro tentarono di far qualcosa, ma il pastore interveniva prima del tempo.
A questo punto della storia, mi viene da porvi due domande.

  • Cosa dovrebbero fare le pecore nere per ripristinare la sintonia che si era instaurata prima con le pecore bianche?
  • E, soprattutto, il pastore non farebbe meglio ad impegnare la stessa bravura che lo contraddistingue lungo la valle nella gestione delle pecore bianche e delle pecore nere?

Rispondete. Io c’ho provato: vi assicuro che non è semplice.

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