Se il buongiorno si vede dal mattino

Noto con apprensione che anche altri blogger, come Barbara e Claudio, hanno avuto qualche sorpresa al rientro dalle vacanze.
Le mie sono ufficialmente finite oggi, il prossimo obiettivo è la conquista di Ricerca Operativa, perciò sono già armato di libri, appunti e slide, già pronto ad affrontare una delle ultime sfide prima del Grande Giorno. Non faccio previsioni, non ho voglia di darmi la zappa sui piedi prima del tempo.
Il rientro è stato rapido ed indolore, se non fosse che son venuto in facoltà a studiare. Se fossi rimasto a casa a studiare, a quest’ora avrei qualche arteria in più.
A prescindere dalla desolazione più assoluta in tutta la città, ho trovato la facoltà più vuota di un sabato mattina in piena sessione esami.
La biblioteca chiusa, il wifi spento, la copisteria smantellata. Che? La copisteria smantellata? Eh. Con l’aggravante che saranno quelli di Roio a prendere il loro posto (e viceversa). Dice: quindi? E’ un evento paragonabile all’asportazione di un orecchio durante la notte: tu ti svegli la mattina che ci senti, ma da una parte è come se mancasse qualcosa.
Sara e Angelo, che mi hanno accompagnato per 5 anni, volatilizzati sul colle, così come se nulla fosse. La migliore fonte di documenti – dopo la rete – di Coppito è scomparsa. Al suo posto solo dei cavi scoperti e qualche carta straccia come lascito per future generazioni di fotocopie e fotocopieri. Fortuna vuole che la mia dolce metà è in corsa per una laurea da Ingegnere Civile, quindi potrò rivedere i volti di un tempo.
Per le matricole – che non ancora vedo – sembrerà normale. Per gli avi e i probiviri come noi, invece, è un colpo basso. Vaglielo a spiegare che, un tempo, Sara e le altre erano un monumento alla fotocopia (e non solo).
Fortunatamente, qualcosa si muove. Ed è il mio sedere, da almeno 2 ore e mezza, e non per motivi tellurico-intestinali. Bensì perché trema il pavimento. Avevo lasciato L’Aquila con un terremoto del 3° grado Richter e la ritrovo che trema ancora. Il primo pensiero va a esternazioni rumorose di Claudio – l’altro collega -, che avrà sicuramente trascorso un’estate mangereccia tra un mobile e l’altro.
E invece no. E’ proprio Claudio a confermarmi che, dopo la il Wi-Fi, i laboratori, la Coca-Cola e i colori a tempera, nella nostra facoltà sta arrivando un parcheggio. Avete letto bene: parcheggio e facoltà nella stessa frase e uno sta arrivando nel bel mezzo. Volesse il cielo che le automobili inizieranno ad uscire sane da lì?
Più tardi ci faccio un salto e farò un po’ come i pensionati attorno ai cantieri cittadini (fenomeno sociale in via di sviluppo e che qualcuno deve studiare). Vuoi mettere la soddisfazione di veder nascere una cosa per la quale abbiamo rotto le scatole praticamente a tutti, anche alle buche che ne erano protagoniste. Forse mi mancheranno anche loro: generatrici delle migliori bestemmie mai sentite, ammaccatrici di assi e paraurti, cause di traumi cranici anche per i pedoni. No, forse loro non mi mancheranno.
Torno al portatile anteguerra e quindi alla visione 1024×768: vi vedrò più grandi, perciò ci sono meno probabilità che trascuri qualcuno. I companeros dell’Udu sono già attivi, dall’orientamento al diritto allo studio, non stanno facendo mancare niente agli studenti aquilani. Il lavandino del bagno è come nuovo e la manopola dell’acqua fredda non ha più la sindrome da inerzia.
Il 77 e 79 passano ancora ogni 40 minuti. Il tempo che potrei impiegare a tornare a casa a piedi. Se mi gira, una di queste sere provo. E se arrivo a destinazione vi faccio sapere.

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