De morattiana memoria

FuneraleL’immagine che vedete sulla sinistra di questo articolo è tratta dalle manifestazioni che seguirono l’approvazione del DDL Moratti, che tanto male ha fatto, tanto dolore ha procurato alle università italiane. Correva l’anno 2003.
In cinque anni, ho visto cambiare il sistema universitario un po’ come si cambiano le mutande al mattino, sia a livello nazionale che a livello locale. E sin da allora, ho sempre dato il mio contributo, fin dove le mie possibilità lo permettevano, per evitare che le conseguenze fossero state peggiori del previsto.
In cinque anni, si sono alternati 3 governi: il primo ha creato il mostro e il secondo l’ha messo in atto. Il terzo, adesso, vuole dargli il colpo di grazia. Un atteggiamento che ricorda un po’ la creazione di Chimera e Bellerofonte, di wooiana memoria.
In un paese dove il progresso è messo al bando per far spazio alla sicurezza, alle pensioni e a chissà quali altre questioni urgentissime e prioritarie, l’Università viene dapprima deprecata e denigrata dalla macchina legislativa, poi viene letteralmente dimenticata e isolata dagli organi di informazione.
Organi in cancrena, che hanno parlato di Università per l’ultima volta quando Ratzinger fu contestato – giustamente e con ogni diritto – alla Sapienza.
Organi che, dal DL 112/08 proposto da Tremonti (Robin Hood, ricordate?), hanno estratto punti come la sicurezza e la Robin Tax, che fanno notissia. Ignorando completamente aspetti spaventosi come la trasformazione delle università in fondazioni e come la riduzione dei finanziamenti statali destinati alle università. Un decreto per il quale si stanno muovendo le università di mezza Italia: Palermo, Trieste, Bari, la milanese Bicocca, L’Aquila, Verona, Cagliari, Firenze. E loro tacciono.
Stanno rubando il nostro futuro, stanno mangiando i nostri diritti, stanno spostando capitali verso iniziative pericolose (centrali nucleari, Stretto di Messina, etc.). E noi non abbiamo niente di meglio da fare che pensare a Ronaldinho al Milan.
E se un giorno vostro figlio (sì, vostro figlio, avete quasi 30 anni, cazzo) vi chiedesse “Ma tu da che parte stavi in quegli anni? E cosa hai fatto per evitare tutto questo?”, voi cosa risponderete?
No, non è presto. E’ ora di farsele, certe domande. Ché dopo è troppo tardi.

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