B’s corner /4 – Collage, commedia in 2 atti

TremontiAtto I – Contraddizioni
C’è un Tale, in un palazzo fatto di persone per bene, che ha il compito di risanare le sorti economiche di un paese ormai ad un passo dal collasso. C’è B, dal carisma e dalla dialettica nettamente superiore, che vuole mettere al sicuro sé stesso lo stesso paese di cui si occupa il Tale.
Il Tale si vede contestare la propria creazione in piazza, con tutte le forze dell’ordine che gli consigliano vivamente di tornare sulle proprie decisioni o quanto meno adeguarle al necessario. Perché 3 miliardi di euro volati via come la sabbia non passano inosservati. B, però, vuole più controllo e più sicurezza, vuole rassicurare la cittadinanza italiana e non vuole sentire ragioni, né si cura di piazze che inveiscono contro la sua volontà: si fa come dice lui, la sicurezza è una priorità. E quindi nega.
Ora rispondete a questa domanda: se il Tale toglie 3 miliardi alle forze dell’ordine, come garantiamo e come sosteniamo la sicurezza tanto prioritaria che B? Chi ci mandiamo – oltre l’esercito – a vigilare sulle discariche abusive? I rom? Ma certo, tanto sono abituati, no? Ora che li abbiamo anche schedati, via a spalare merda.
Ma dentro quel palazzo fatto di persone per bene parlate tra di voi ogni tanto o ognuno è libero di sparare cazzate come vuole?

Atto II – Ignoranze
Lo stesso Tale dell’atto precedente, che appartiene alla stessa classe politica che demonizza la rete globale (perché piena di algoritmi comunisti citazione), inserisce nella sua creazione una tassa che andrà a colpire banche e petrolieri, perché bisogna rubare ai ricchi per dare ai poveri. Come Robin Hood.
Punto primo: con tutto il rispetto, non ci voleva il Curzio Maltese del Venerdì odierno per capire che una tassa del genere si ripercuoterà – e con conseguenze che non voglio immaginare – sui consumatori. Non basta, però, avere le banche con i costi dei conti correnti più elevati d’Europa; non è sufficiente neanche sentire quotidianamente l’annuncio di prezzi record per il petrolio e il conseguente aumento della benzina. Dati che basterebbero ad allarmare chiunque, se proprio non si vuole andare a fondo con l’inchiesta (e terrorizzarsi ancora di più). Il masochismo italo-tremontiano, però, non ha confini.
Punto secondo: perché citare la Rete? Semplice: se, invece di perdere tempo a sputare fango, i tali come il nostro Tale imparassero ad usarla scoprirebbero che, in realtà, Robin Hood non è il buono. Rewind: se la chiami Robin Tax, ti sei messo nella merda da solo.
Mi spiego. E’ stato recentemente scoperto che il vero villain era Robin Hood, non lo sceriffo di Nottingham, come Costner ci voleva far credere. Peccato che Ridley Scott ne farà testimonianza visiva solo nel 2009, troppo tardi per rimediare ai danni che il fuorilegge della Sherwood italiana (il Nano in calzamaglia, tanto per dirne una) avrà compiuto sulla sorte degli copeninsulari.

Morale della favola
Compatrioti, quanto vi ho a cuore.

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