In Travaglio we trust

Che la libertà d’informazione sia un’utopia, nel nostro paese, è un dato di fatto, niente di nuovo sotto il sole. Anche se Beppe Grillo raccoglie 1.350.000 firme (e la gente è pronta a sputargli addosso solo per la sua dichiarazione dei redditi), anche se la Rosaria Capacchione gira con la scorta per cercare di raccontare la camorra, anche se continuiamo a vivere nel Paese in cui Mediaset mi ricorda tanto la BTN di Lewis Prothero (“The Voice Of London” in V per Vendetta), in queste ore si sta consumando un dramma già visto: se in televisione dici che un ministro la seconda carica dello stato ha avuto contatti con la mafia, non ti preoccupi di accertarti che quel che è stato detto sia falso, bensì quereli Marco Travaglio che ha semplicemente fatto il suo lavoro.
Quanto è pericoloso non poter controllare una persona, vero?

U: Infine, la libertà d’informazione in Italia?
RHO: Non esiste. Non esiste perché gli editori decidono cosa scrivere e cosa non scrivere, la pubblicità non deve rompere i coglioni. Se hai la disponibilità che ho io, vieni trasmesso a mezzanotte o l’una, neutralizzato. C’è poi un grosso marketing; i veri cronisti sono gente non conosciuta: la gente che sta facendo cronaca la fa sul proprio territorio a proprio rischio.
(fonte)

Chi si offende, è fetente. Ricordatelo, Schifoso Schifani.

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