Durante il periodo non collegato /3

Premetto che spero di non dovere scrivere più post con un titolo simile e con il numeretto incrementato di uno a completare l’opera.

Belle parole. Purtroppo gli esami vogliono che dedichi loro il 100% delle mie forze (e forse anche di più). Finora due tappe sono state superate, una bene l’altra male: dopo questo weekend di relax (se di relax possiamo parlare), si tornerà subito sui libri, perciò la pacchia ha una durata del tutto relativa.
In questi giorni:

  • si è messo mano all’offerta formativa del corso di laurea di Informatica e se n’è discusso con i ragazzi (e questo lo sapevate). La missione continua e procede con non poche difficoltà. All’orizzonte due tematiche abbastanza scottanti: propedeuticità e modalità di erogazione dei corsi.
    L’incontro del 17 gennaio è stato molto formativo e non sarà di certo né l’unico, né l’ultimo: tenervi aggiornati e raccogliere i pareri di tutti è un ottimo modo di lavorare, che ha già colto i suoi primi frutti dopo l’appuntamento del 17.
  • il signor Del Turco ha portato da 6 milioni e 400 mila euro da 7 milioni e 400 mila euro i fondi per il diritto allo studio, che equivale a dire copertura totale delle borse di studio anche nel prossimo anno accademico;
  • è stato approvato il nuovo regolamento accademico, il quale stabilisce l’eliminazione dei blocchi tra gli anni e l’attuazione del numero minimo di 7 appelli (più uno per i fuori corso), per gli insegnamenti che non prevedono prove intermedie, e di 6 appelli (più uno per i fuori corso) per gli insegnamenti che prevedono la prova parziale.
    Il CdL di Informatica è orientato a prendere la seguente soluzione: 2 nella sessione invernale (gennaio-febbraio), 3 (o 2) nella sessione estiva (giugno-luglio) e 2 nella sessione di recupero (settembre); la prova per gli studenti fuori corso sarà quasi certamente collocata durante le prove intermedie di novembre;
  • ha avuto luogo il secondo incontro, organizzato dal quotidiano IlCentro, tra sindaco, studenti, rappresentanze dei gestori dei locali e, soprattutto, rappresentanze dei comitati cittadini aquilani.
    A L’Aquila si vive una situazione abbastanza paradossale: si tende a criminalizzare la totalità della popolazione studentesca, basandosi su episodi causati dai soliti 5-6 idioti di turno, che rovinano la festa a chi vuole divertirsi civilmente. Una città che mette già in ginocchio una popolazione di ragazzi che ricopre 1/3 dell’intera cittadinanza aquilana; una popolazione sulla quale si basa l’intera economia del capoluogo abruzzese, che viene bistratta e accusata ingiustamente di mettere in condizioni di invivibilità l’intera area metropolitana.
    Sì, se state pensando al famoso sputare nel piatto dove si mangia non avete sbagliato di una virgola;
  • ho iniziato a fare il professorino, dando ripetizioni di Informatica di base ad una ragazza. L’esperienza è costruttiva sotto ogni punto di vista, specie per il fatto che mi sta dando soddisfazioni imprevedibili;
  • sono arrivato a mettere da parte la metà della quota necessaria all’acquisto di un Mac Book Pro (e non vedo l’ora di finire l’altro 50%);
  • è caduto il governo per i capricci di un intelligentone ed ora c’è gente che si permette anche di dire che le proprie vaccate – che hanno creato instabilità dal primo minuto – sono comunque buone per tornare alle urne; la vera pagina nera di storia che l’Italia dovrà ricordare è proprio il 24 gennaio, e non il giorno in cui il Papa si è rifiutato di cercare il confronto con gli studenti della Sapienza; un vero peccato, invece, non aver potuto prendere visione del plastico del Vaticano a Porta a porta;
  • si diceva, la Sapienza: habemus delirium; l’ondata di mistificazione messa a punto dai principali organi di informazione nelle ore appena successive al grande rifiuto, è stata a dir poco disdicevole. Strano, ma vero, l’unico servizio degno di nota è stato un rapido montaggio del Tg5, nel quale si è fatta informazione: il Rettore convoca il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico; alcuni studenti, memori delle ultime uscite del Pontefice in tema di scienza, si oppongono e – civilmente o meno – esprimono la loro contrarietà alla visita del Santo Padre; il Papa, che si sentiva minacciato (?) da tale opposizione, decide di non recarsi alla Sapienza.
    Ora anche il più ignorante avrebbe dedotto che trattasi di rifiuto e non di censura. Ma dire che il Papa non può neanche recarsi in un’università italiana, mentre Ahmadinejad può tranquillamente girovagare tra i corridoi delle università americane fa notissia.
    E, soprattutto, sentire Casini dire che “questo episodio è il campanello d’allarme per segnalare lo stato pietoso in cui versano le università italiane” è letteralmente delirante: sono ben altri i motivi per i quali l’Università è in ginocchio, leggasi mancanza di fondi per la ricerca (ovvero zero innovazione), mancanza di strutture adeguate al numero di studenti e chi più ne ha più ne metta.
    Potrei continuare dicendo che Cristo è nato in grotta e morto in croce, e non aveva televisori al plasma in ufficio o anelli d’oro al dito, ma questo è un altro discorso.
  • at last, but not at least, io ed Elena saremo un gangster e la propria pupa (in rigoroso stile anni 30) il prossimo 5 febbraio: oltre che un modo per celebrare il Carnevale, sarà un’occasione per ricordarmi che, prima o poi, quel cavolo di Mafia dovrò pure finirlo!

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