I giovani americani votano su Facebook

In coincidenza con lo start-up delle primarie presidenziali in USA per le elezioni del 2008, quelli di MoveOn.org, in collaborazione con League of Young Voters, hanno indetto un’iniziativa che non mi affretto a definire interessante: le due associazioni cercano di dimostrare che la popolazione americana under-35 è più vicino alla politica di quanto si possa pensare.

The idea for the primary came from LYV [League of Young Voters, ndb], which wanted to “demonstrate that young people are engaged and are paying attention right now,” Dorman says. (fonte: techPresident)

E lo fa attraverso Facebook, creando un’applicazione fatta a misura di giovani votanti: The League Of Young Voters Primary (che fantasia) si prepone l’obiettivo di capire l’orientamento politico della gioventù americana che frequenta il social network per eccellenza. Un buon campione, direi.
E’ obbligatorio chiedersi se questo strumento sia ideale per lo scopo da raggiungere: sappiamo benissimo come vengono interpretate e – soprattutto – usate le applicazioni di Facebook, perciò siamo al corrente di quanta trascuranza ci sia dietro ognuna di loro, specie se si tratta di applicazioni riguardanti brindisi, poke, superpoke e minchiate simili.
Interessante, però, il metodo in cui i ragazzi potranno votare: a prescindere dal mantenere o meno segreto il proprio voto, i giovani yankees potranno selezionare il candidato preferito, aggiungendo una motivazione alla scelta. Anche qui entra in gioco la credibilità – e l’intelligenza – dei chiamati in causa.
Di giovani americani ne ho conosciuti troppo pochi per farmi un’idea sulla loro serietà collettiva, ma da quel poco che ho potuto apprendere, il problema politico è abbastanza sentito. Sono perciò in fervida attesa dell’esito di queste primarie on-line.
Per due motivi. Il primo: se preso dovutamente sul serio, questo survey mette alla prova la gioventù statunitense, ponendola di fronte ad una questione delicata e per la quale sarà chiamata alle urne il 4 novembre. Il secondo: con un occhio puntato al risultato, si potrebbe cominciare a tracciare una sorta di previsione, sia per le future elezioni che per l’orientamento politico dei miei coetanei americani.
Ed una domanda per chiudere: quanto sono interessati – e quanto ne sanno – i giovani italiani alla politica? E soprattutto, nell’era dell’antipolitica, ne vale davvero la pena?

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