Tophost: del non volersene fare una ragione

Tramite Emiliano, cliente Tophost, ho ricevuto la notizia che più temevo: Tophost è tornata sul polverone alzato questi giorni e lo fa con questa email. Sfortunatamente, hanno perso l’occasione per tacere prima, e di dimostrarsi professionali poi.
A nulla sembrano essere servite le innumerevoli discussioni nate sui blog e su Twitter: Tophost cala il carico su coloro che hanno espresso liberamente le proprie opinioni.

Ciò detto torniamo al Gossip, non troviamo altro modo per definire quello che è successo e la miriade di commenti, più o meno sarcastici, più o meno cattedratici, più o meno interessati che ci sono stati rivolti.
Per il momento ringraziamo tutti coloro che ci hanno espresso solidarietà e apprezzamento: sono cose che fanno piacere anche alle aziende, perchè anche le aziende appartengono a una comunità della comunicazione.

Su questo non ci piove. La critica di questi giorni, però, non verte sulla possibilità di comunicare, ma bensì sul modo di comunicare che Tophost ha utilizzato. Citando i blogger che ne hanno denunciato i disservizi e facendoli passare per deliri, non è il modo migliore né per risolvere un problema di natura tecnica, né di dare spiegazione ai propri clienti, né tantomeno di scoprirsi di fronte ai propri clienti e ai potenziali futuri acquirenti.
Segue un elenco di link che rimandano a pareri favorevoli e contrari sulla vicenda. Poi, il delirio vero e proprio.

Ma la cosa più interessate della quale vogliamo rendervi partecipi è come i nostri colleghi hoster hanno reagito alla ghiotta occasione.
Molto furbescamente hanno pensato di cavalcare anche loro l’onda del momento andando a comprare la keyword tophost su google per far apparire i loro messaggi pubblicitari a coloro che andavano su google in cerca di notizie su tophost, ecco come appariva alle 09.40 di stamane la pagina di google facendo la ricerca “tophost”.

L’immagine in questione è questa.
Tophost ricade di nuovo nel tunnel della commiserazione, cosa alla quale ci ha abituato e non solo in date recenti, ricordate? Per risolvere una brutta figura, ne ha commessa un’altra, la solita zappa sui piedi.
C’è anche da dire che, se alle 09.40 Google presentava questi risultati, al momento in cui scrivo i risultati sono completamente diversi. Ora due sono le cose: o qui qualcuno racconta baggianate, o Google ha infranto qualche regola, perché se è vero che ConsultingWeb ha comprato la keyword tophost, adesso io dovrei continuare a vedere il risultato tanto acclamato da quelli di Tophost. Ma così non è, come mai?
Triste è anche la postilla sull parola parassita, ma stendiamo un velo pietoso.

Ovviamente il commento centrale è stato inserito da noi, potevamo fare “diffide”, inviare lettere di legali, minacciare; abbiamo preferito parlarne con voi. Quindi aspettiamo i vostri commenti su quest’accaduto.
Oltretutto sono coinvolti nomi non certo di secondo piano: anche i sedicenti professionisti come i ragazzini di tophost?

Dalle mie parti si suol dire chi si offende è fetente, un po’ come la storia dei peti: il primo che se ne schifa è il colpevole.

Il mondo virtuale dell’hosting come la vita animale, con avvoltoi, sciacalli e parassiti avvezzi a sfruttare gli sforzi degli altri per la propria sopravvivenza? discutiamone se vi va. Discutiamo insieme, dovunque volete.

Ci leggo parecchia mania di persecuzione: la concorrenza – in qualunque modo si manifesti – è un male comune in tutti i mercati, perfino tra calzolai (la testimonianza vivente ce l’ho in casa). Se qualcuno si riduce a fare delle scorrettezze, bisogna essere superiori a certe nefandezze e mostrare con i fatti le proprie capacità, senza ridursi a dei commenti permalosi come quello appena citato.

Noi pensiamo che Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno e noi vogliamo parlare un linguaggio diverso: vogliamo parlare come voi e con voi anche al costo di apparire dementi agli occhi di qualche benpensante.

La figura dei dementi la fate quando vi attaccate ad argomentazioni alle quali dovreste essere superiori. L’interattività, la comunicazione diretta, la rete sociale sono tutte cose ben viste e apprezzatissime, ma bisogna stare attenti a come questi preziosi strumenti vengono utilizzati. Se andiamo a puntare il dito contro clienti insoddisfatti dei nostri servizi, non dobbiamo controbbattere dicendo “Quello lì m’ha detto male!” e rimanendo in panne con i problemi segnalati: dobbiamo invece rispondere a tono con i fatti, risolvendo il problema e offrendo un servizio sempre migliore, in modo che lamentele del genere non si verifichino più.

Il servizio offerto da Tophost, a quel prezzo, è concorrenzialmente superiore a molti altri: ciò non toglie che se i disservizi si manifestano con una certa frequenza, bisogna aspettarsi che qualche cliente con la lingua lunga detoni in uno sfogo di rabbia nei confronti di un servizio che – seppur poco – ha pagato.
IMHO, è una questione di assunzione di responsabilità: se un cliente si lamenta, prima di offendersi, è necessario capire qual è il problema, risolverlo e comunicare l’avvenuta risoluzione del problema, come qualsiasi altro provider – o qualsiasi altra azienda, anche lontana dal ramo hosting – è tenuto a fare.
In conclusione, questo evento mi ha fatto notare, ancora una volta, quanto siamo puntuali nelle segnalazioni delle incongruenze (giusto), ma quanto non riusciamo ad essere grati verso qualcuno/qualcosa quando questo non crea problemi e tutto funziona divinamente.
Colgo quindi l’occasione per applaudire pubblicamente Aruba che, in 5 anni di vita di pablomoroe.com, non mi ha mai dato alcun problema di sorta, né in fase di acquisto, né in fase di pagamento, né durante il recente cambio di tipologia hosting. Sono forse stati anche troppo pazienti, di fronte ad un cliente esigente e rompiballe come il sottoscritto. E 36 euro all’anno sono spesi più che bene.
E un consiglio a Tophost: cambiate.

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