Le 10 cose più irritanti

Capita la mattina di svegliarvi storti, e non nel senso fisico del termine. Da che mondo e mondo, le disgrazie non arrivano mai da sole, anzi: piccolo briefing pre-attacco, poi si scatenano come guerrieri spartani.
Ti viene quindi spontaneo voler sfogare tutta la propria rabbia sulla testa di tua sorella, ma sai che non ne trarrai vantaggio, specie se hai programmi per i prossimi 30 anni. Passi quindi a cercare un oggetto contundente da buttare a terra, ma l’unica cosa che possa creare dolore è il subwoofer che non ha neanche un mese, cambi idea all’istante.
Ti ricordi di avere un blog, controlli l’ora e decidi che l’ispirazione t’è tornata. E dato che sono due giorni che te ne capitano di tutti i colori, decidi che il mondo non può fare a meno dei tuoi esilaranti espedienti.

#10 – Il tabacchino senza biglietti per l’autobus. Spiegatemi voi come trattenere il nervoso quando, alle 3 del pomeriggio, carico di valigie e ansioso di prendere l’autobus urbano che ti porta verso quello extraurbano, con 40 gradi all’ombra, arrivi all’edicola e la trovi chiusa, arrivi al primo tabacchino e lo trovi chiuso, arrivi al secondo tabacchino e – stranamente – lo trovi aperto, ma quando entri e chiedi un biglietto ti rispondono: “Sono finiti”. Alle 3? Un tabacchino che finisce i biglietti alle 3? A Santa Barbara, dove ci stanno si e no 5-6 anime? Ma all’anima de li morta…

#9 – Il russare degli altri. In ventitre anni non sono mai riuscito ad abituarmi al concerto in DO minore di mio padre, figuriamoci se posso abituarmi in pochi giorni a qualsiasi altra persona. E’ come una sfida, sembra quasi lo faccia apposta. E più ti giri nel letto pensando “Ora la smette” e più la dose aumenta.
Poi la mattina ti svegli con un paio di occhiaie degne del miglior tossico della stazione ferroviaria pescarese e ti chiedono pure “Che hai fatto, non hai dormito?”. Frase che segna l’inizio delle ostilità.

#8 – Il passeggero troppo comodo. Il mio è un caso particolare – sai che novità – ma credo sia una cosa che possa scuotere il sistema nervoso anche di coloro sotto il metro e novanta: trattasi dei passeggeri troppo comodi, ovvero coloro che, su un autobus extraurbano, prendono iniziativa e si sbracano con i sedili all’indietro, incuranti di chi hanno alle spalle.
Capita quindi che il passeggero dietro di loro sia un ragazzotto dall’aria calma ma dallo sclero facile, che vi rovinerà la giornata dandovi un biglietto di sola andata per Farvi Fottere (VF).

#7 – I supermercati che disorientano. Spiegatemi voi quale altro supermercato – a parte questo – mette lo zucchero tra il banco salumi e il banco frigo. E vi constringe quindi a girare l’intera struttura quelle 20-25 volte a vuoto, stoici e imperterriti, sicuri delle vostre capacità e certi che prima o poi ce la farete a trovare lo zucchero con le sole vostre forze.
Invece, al lap numero 25 dovrete chiedere informazioni all’omino col camice arancione di turno che vi svelerà l’arcano: di lì a poco spunterà Guido Meda che esclamerà come un posseduto “Tutti in piedi sul divano! Lo zucchero c’è, lo zucchero c’è, lo zucchero c’è!”.

#6 – Interruzioni continue. Sei lì che sbatti il muso sullo stesso blocco di codice da più o meno un’ora. Non riesci a capire qual è il problema e la soluzione non viene a capo. E’ il momento ideale per cercare un pantalone che t’ho detto che sta nell’armadio, sprecare un’altra ora di tempo che potresti impiegare diversamente per poi venire a scoprire che quel pantalone si trova da tutt’altra parte, ovvero dove hai ipotizzato quarantacinque minuti prima.
Inutile dire che il quarto d’ora che segue sono tutte bestemmie e tentativi vani di placare il sistema nervoso.

#5 – La sveglia all’orario sbagliato. E’ stato un giovedì sera pesante, uno di quelli che ti faranno segnare la data in rosso, sul calendario. Hai sul groppo ancora la devastante nottata passata con gli amici, la mattina dopo niente facoltà, niente disturbi, niente di niente: solo sonno per recuperare.
Il tuo cellulare, però, ha una funzionalità fighissima: puoi ripetere la sveglia in determinati giorni della settimana; ovviamente, non potevi lasciarti sfuggire l’occasione di usufruire di questa feature, quindi programmi la sveglia dal lunedì al venerdì. Morale della favola: a 2 ore dal tuo rientro a casa, dovrai svegliarti, e la cosa più difficile sarà capire 3 cose: chi sei, dove sei e soprattutto perché hai commesso un errore del genere.

#4 – La fila al bar della discoteca/pub/simili. E’ un po’ un’impresa, ma puoi farcela. L’ottimismo s’annulla quando arrivi di fronte al bancone, che una fila così neanche il lunedì alle poste con gli anziani che ritirano la pensione (alla lettera D). Cerchi di trovare anche qualche volto amico, per instaurare una conversazione durante la quale, con estrema disinvoltura ed impavida trascuranza, cercherai di guadagnare prepotentemente posizioni verso la pole position.
Che poi arrivi e il mojito non te lo possono fare perché la mentina è finita, è un altro discorso.

#3 – L’aspirapolvere. L’unico elettrodomestico che anche da spento può crearti problemi: filo in mezzo ai piedi nel quale puntualmente inciampi; posizionato vicino alla porta, ti impedisce di chiuderla come si deve; quando ti serve non ricordi mai dove l’hai lasciato l’ultima volta.
Per non parlare quando è in funzione: quando stai parlando al telefono con un’amica, quando – come sopra – ti stai scervellando su una porzione di codice, quando stai studiando, la mattina alle 7,30 (con tanto di Scusa Paolo, ma qua è un macello), la sera alle 20,30 quando è pronta la cena, ma l’irrefrenabile voglia di guidare l’aspirapolvere per i meandri di casa si fa sentire.
Viva le scope.

#2 – La gente che mastica a bocca aperta. Una bella bomba in mezzo ai denti e vi faccio passare la voglia di condividere la bile con i vostri commensali. Oppure un tubo dell’acqua tra capo e collo, giusto per rendere l’idea.

#1 – Blog posting eterno. Sei davanti a WordPress che stai scrivendo un post da più di 1000 parole, un post impegnato magari, di quelli che ti sei girato la rete per ricavare informazioni; stai per concluderlo, quando arrivano le richieste più assurde, del tipo “Perché il tasto STOP non funziona?” oppure “Come si fa a togliere il T9 dal cellulare?” o peggio “Mi esci a fare la spesa?”.
Questo è troppo!

Ora sapete perché posto di rado (e non solo perché a L’Aquila non ho una connessione Internet a portata di mano).

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